21 novembre 2007

Libera informazione e libera concorrenza


La rete segreta del Cavaliere che pilotava Rai e Mediaset

Nelle intercettazioni tra 2004 e 2005 allegate all'inchiesta sul fallimento della Hdc dell'ex sondaggista Crespi, la prova che alla concorrenza si era sostituita la complicità.

"Media-Rai". Le due superpotenze nazionali della tv, che dovrebbero competere aspramente per la conquista dell'audience, fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiano informazioni sui palinsesti. Concordano le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca. Orchestrano i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessono la tela, fanno decine, centinaia di telefonate, si scambiano notizie, organizzano fino ai più piccoli dettagli. È il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche - realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 - allegate all'inchiesta sul fallimento della "Hdc", la holding dell'ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. E in particolare dai resoconti, redatti dalla Guardia di Finanza, delle conversazioni telefoniche di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all'epoca, dirigente della Rai, e di Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all'epoca, numero tre delle televisioni Mediaset.
La "ragnatela" avvolge e intreccia le vicende della tv di Stato con quelle di Mediaset. I direttori di Tg1 e Tg5 (all'epoca Clemente J. Mimun e Carlo Rossella) fanno, testuale, "gioco di squadra". Il notista politico del Tg1 informa la Bergamini e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata. Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà "al Dottore in ogni occasione opportuna". Querci, insieme al gran capo dell'informazione Mediaset, Mauro Crippa, cuce sul versante opposto. E arriva fino ad occuparsi delle vicende del festival di Sanremo (quell'anno affidato a Paolo Bonolis), cioè della trasmissione di massimo ascolto dell'azienda che dovrebbe essere concorrente. E poi ancora, le fibrillazioni in due fasi delicate: la morte del Papa e le elezioni amministrative dell'aprile 2005.
L'allora presidente Ciampi è pronto per una dichiarazione a reti unificate per onorare Giovanni Paolo II? La Bergamini allerta prima l'assistente personale del Cavaliere e poi Del Noce per preparare una performance parallela dell'inquilino di Palazzo Chigi. E ad essere allertato è anche il "rivale" Crippa. Le elezioni sono andate male? Bisogna "ammorbidire" i resoconti sui risultati elettorali. La Bergamini contatta Querci e con lui concorda la programmazione televisiva. La ragnatela avvolge tutto, pensa a tutto, provvede a tutto.

Articolo tratto da Repubblica.it

Il conflitto di interessi non è mai esistito, questo articolo è un'altra invenzione dei "comunisti mangia bambini" e di tutti quelli invidiosi della sagacia imprenditoriale (quale professione...amico di politici, cantante da piano bar, latin lover, operaio, allenatore di calcio...mah!) del povero Silvio!

20 novembre 2007

Campagna anti-droga


Tre anziani fotografati mentre assumono altrettanti tipi di droghe: cocaina, eroina e crack.

E' la pubblicità shock di un centro per il recupero dei tossicodipendenti, realizzata nel Regno Unito.
Il messaggio, elaborato dall'agenzia pubblicitaria londinese "Abbott Mead Vickers Bbdo", è soprattutto un'esortazione: "Gli anziani drogati non esistono. Riprenditi il tuo futuro".

L'idea è chiara: i tossicodipendenti raramente raggiungono la terza età.
In uno di questi scatti, firmati dal fotografo Spike Watson una donna stringe tra i denti un laccio emostatico, mentre si inietta la droga.
Art director di questa campagna sociale contro l'uso delle droghe è Mike Bond.




Tratto da Repubblica.it

GENIALE!!!

19 novembre 2007

Venticello


«In Bangladesh 5-10 mila morti»

Un milione e mezzo di sfollati, danni economici incalcolabili. Il drammatico bilancio della Mezzaluna Rossa locale dopo il passaggio del ciclone Sidr. Il rischio epidemie.

È fra i 5.000 e i 10.000 morti il bilancio del ciclone Sidr che negli ultimi giorni ha colpito la costa del Bangladesh. Lo stima la Mezzaluna Rossa locale che raccoglie informazioni da migliaia di volontari impegnati in tutti i distretti devastati. Ma molte zone del Paese sono ancora irraggiungibili per i soccorritori e il quadro potrebbe essere solo parziale.
Sidr, la tempesta tropicale più devastante che ha colpito il Paese nell'ultimo decennio, ha distrutto decine di migliaia di abitazioni. Secondo il ministero incaricato della gestione dei disastri naturali, sono oltre 1 milione e mezzo gli sfollati che hanno abbandonato i villaggi lungo la costa, mentre 2,7 milioni le persone direttamente colpite da Sidr. Incalcolabili i danni economici considerando i 250.000 capi di bestiame deceduti e i raccolti distrutti. Nella capitale Dacca, molti quartieri sono tuttora privi di energia elettrica e acqua potabile con l'alto rischio che si diffondano epidemie.
Il passaggio del ciclone ha anche provocato un disastro ecologico: Sidr ha devastato la più grande mangrovia del mondo, nella regione di Sunderbans, iscritta nel patrimonio mondiale dell’umanità e riserva naturale di migliaia di specie di animali rari.

Articolo tratto da Corriere.it

16 novembre 2007

Un passo avanti


Pena di morte, sì alla moratoria


La Terza commissione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri sera ad ampia maggioranza la risoluzione che chiede una moratoria internazionale sulla pena di morte. Il voto è stato di 99 Paesi a favore, 52 contrari e 33 astenuti. Le probabilità di passaggio erano aumentate con la bocciatura di tutti gli emendamenti posti sul suo cammino. La decisione apre adesso la strada a una presa di posizione dell'intera Assemblea generale entro fine anno.
«È una vittoria di tutta l'Italia - ha commentato il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema - l'Italia conferma di essere in prima linea nel mondo in materia di tutela dei diritti umani». Sulla stessa lunghezza d'onda l'ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro, Marcello Spatafora, che subito dopo il voto ha dichiarato: «Quella vinta oggi è una battaglia di cui tutti dovremmo essere orgogliosi». L'Italia ha svolto infatti un ruolo di primo piano nella campagna e nei negoziati per far avanzare la risoluzione, divenuta una priorità di politica estera.
Il testo, dopo due giorni di teso dibattito, è rimasto invariato con ben 14 emendamenti, spesso presentati con l'intento di far deragliare la risoluzione, tutti respinti. La commissione aveva aperto i lavori mercoledì, per proseguirli giovedì mattina: gli emendamenti sono stati bocciati in media con 80 voti contro 70, una ventina di astensioni e altrettanti non partecipanti alle deliberazioni. Le dichiarazioni di voto sulla risoluzione sono cominciate verso le tre di pomeriggio ora di New York, dopo che anche un ultimo tentativo degli oppositori di far votare la risoluzione punto per punto era fallito. L'approvazione richiedeva soltanto una maggioranza semplice dei Paesi votanti.
La decisione della Terza commissione rappresenta un passo molto importante ma ancora non definitivo per la risoluzione.
L'appuntamento, infatti, è ora con l'Assemblea generale, probabilmente a metà dicembre, per un voto sulla moratoria: se varata dai 192 Paesi la risoluzione acquisterà un immmediato valore morale, anche se non sarà vincolante. Negli anni Novanta due proposte di risoluzione, che tuttavia chiedevano l'immediata abolizione della pena di morte anziché una moratoria, si erano arenate.
Il voto in commissione è giunto al termine di una saga già rivelatasi lunga e difficile: la moratoria era rimasta ostaggio di richieste di porre l'accento sull'eliminazione della pena capitale e di controproposte per ammorbidire il testo. La risoluzione alla fine presentata e ieri approvata invoca una moratoria in vista di una futura eliminazione.
Il testo sottolinea che la pena capitale «danneggia la dignità umana», che «non esistono prove conclusive del suo valore deterrente» e che «qualunque errore giudiziario nella sua applicazione è irreversibile e irreparabile». Inizialmente 72 Paesi, fra cui l'Italia e tutte le nazioni dell'Unione Europea, avevano sottoscritto il testo, un elenco in seguito allungatosi a 87 firmatari. I sostenitori comprendono ad oggi una dozzina di capitali latinoamericane e otto Paesi africani, dal Brasile all'Angola.
Le più strenue obiezioni sono arrivate da Paesi mediorientali, asiatici e caraibici. Tra i critici più convinti della risoluzione si è distinto Singapore, ma resistenze sono emerse anche da Botswana, Barbados, Iran, Egitto e anche Cina. Iran, Cina, Stati Uniti, Pakistan e Sudan vantano oggi il 90% delle esecuzioni al mondo.
Alcune delle obiezioni, sintomo delle polemiche che dividono l'Onu sulla pena di morte, hanno anche sollevato lo spettro del colonialismo e dell'interferenza negli affari interni di singole nazioni. «Abbiamo visto - ha detto il rappresentante di Singapore Kevin Cheok - simili episodi in passato. C'era un tempo in cui le nostre vedute venivano ignorate». Cheok ha dichiarato che il dibattito sulla pena di morte minaccia di «avvelenare» il clima alle Nazioni Unite. L'ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha respinto simili accuse e ha risposto che l'iniziativa per la moratoria è internazionale.

Articolo tratto da IlSole24Ore.com

15 novembre 2007

Italian Style


Fiat 500 Auto dell'Anno 2008

Premiata la più amata

E' ufficiale, la piccola del gruppo torinese ha vinto il titolo più ambito. Ma la comunicazione della giuria è attesa solo per lunedì prossimo.

E' ufficiale, la Fiat 500 ha vinto il premio Auto dell'Anno 2008. La comunicazione della giuria è attesa solo per lunedì prossimo ma sono già iniziati i festeggiamenti. La 500 infatti ha già fatto incetta di premi, da quello di "Auto più bella del mondo" a quello di "EuroCarBody" (il più prestigioso riconoscimento a livello mondiale per la carrozzeria).
Premi che, ovviamente, valgono solo sulla carta: alla Fiat interessa sicuramente di più il "premio" arrivato dal grande pubblico. Ossia una valanga di ordini (oltre le più rosee aspettative, 100 mila in 4 mesi) che ha "costretto" la Fiat ad ampliare il suo stabilimento di Tychy, in Polonia, per aumentare la produzione della 500 di una cifra oscillante tra le 40.000 e le 60.000 unità l'anno.
Un'operazione che costerà circa 275 milioni di euro per potenziare l'impianto, ma la stessa cifra dovrà essere investita anche nel 2008. Così entro il 2009 lo stabilimento avrà una capacità produttiva di mezzo milione di automobili. Un bel record...
Ma torniamo al premio: la 500 ha polverizzato la concorrenza dei 33 concorrenti e delle altre finaliste (Ford Mondeo, Kia cee'd, Mazda2, Mercedes C-class, Nissan Qashqai e Peugeot 308).
I 58 giornalisti europei membri della giuria non hanno insomma avuto dubbi, probabilmente per salvaguardare la stessa dignità del loro premio: se avessero fatto perdere l'amatissimo "cinquino" avrebbe gettato un bel po' di fango sull'autorevolezza di un titolo comunque molto ambito dalle case. Insomma, cronaca di un successo annunciato...
E iniziano ad arrivare la prime reazioni: "E' un magnifico segnale, bisogna dare grande merito a Marchionne".
Così Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo e segretario del consiglio di amministrazione della Fiat, ha commentato la decisione di proclamare la 500 auto dell'anno.
"Per la prima volta la distanza fra la prima e la seconda eletta è enorme", ha aggiunto a margine della presentazione della mostra Trilogia dell'automobile.

Articolo tratto da Repubblica.it

14 novembre 2007

Effetti della burocrazia italiana


L'Italia esclusa dallo sviluppo di Google Android

A pochi giorni dal lancio di Android, il sistema operativo mobile open source di Google, ovvero la concretizzazione delle voci che parlavano da mesi dello sbarco del colosso di Mountain View nella telefonia, l'azienda ha messo in rete il kit per gli sviluppatori. Il sito è reperibile all'indirizzo http://code.google.com/android. Per incentivare la partecipazione alla piattaforma open source di Google, con la possibilità di creare applicazioni che vanno dal social networking alle funzioni di chi vuole avere l'ufficio in tasca, è previsto un premio di dieci milioni di dollari. C'è però un particolare che non farà felici gli sviluppatori italiani: il concorso in Italia non è attivo. Sul regolamento si legge infatti che «il concorso è escluso ai residenti in Italia e Quebec a causa di restizioni locali». La notizia è stata notata da alcuni blogger poco dopo che Google ha dato la notizia sul blog ufficiale. "Pablo72" ha subito notato l'incongruenza e l'ha segnalata nei commenti, mentre la voce è velocemente rimbalzata sulla rete.
Tra i primi blog ad occuparsene c'è stato Illusion's blog.
Oltre al nostro Paese e al Quebec sono esclusi Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, e Myanmar (Burma), per evidenti motivi legati alle leggi americane.

Al di fuori di questi Paesi il totale di 10milioni sarà diviso in due sottopremi da 5 milioni l'uno: la seconda tranche prenderà il via dopo la realizzazione del primo terminale.
Nella prima fase le 50 applicazioni che riceveranno il maggiore consenso saranno premiate con un premio di 25mila dollari, poi partirà una seconda competizione che metterà a disposizione 275mila dollari per i primi dieci e altri 100mila per chi occuperà le dieci posizioni successive.
Intanto Google ha mostrato le prime immagini di come funzionerà Android.
I video messi su YouTube dall'azienda sono due: nel primo a prendere parola è direttamente il co-fondatore Sergey Brin che lascia poi la parola a un ingegnere di Google. Nel secondo si vedono più nello specifico altre applicazioni.
Dai filmati, che mostrano un prototipo, emerge come l'interfaccia sarà semplice e per alcun versi simile all'iPhone della Apple.
Non sarà solo touch screen, ma per alcune applicazioni basterà sfiorare lo schermo con le dita. Fedele alle intenzioni di Google l'apparente semplicità con cui si usa internet sullo schermo del terminale.
Rendere più comune l'esperienza di internet in mobilità è infatti il requisito necessario per far volare la pubblicità online sui telefonini, com'è nelle ambizioni di Mountain View.


Articolo tratto da IlSole24Ore.com



Spiegazione (in inglese)

"Everybody is talking about Google Android and - as usual - there's an interesting context with $10M dollars in prizes.
Excellent news for people and corporates who want to play with innovation.
And as usual Italy is excluded from the competition (and I see Quebec too). Looking at the FAQ, you learn that:

The Android Developer Challenge is open to individuals, teams of individuals, and business entities. While we seek to make the Challenge open worldwide, we cannot open the Challenge to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Burma) because of U.S. laws. In addition, the Challenge is not open to residents of Italy or Quebec because of local restrictions.


I say "as usual" since this constantly happens, for instance past year's Sun Grid Developer Challenge had similar rules. You might wonder what are those "local restrictions".
Well, for my country:
  • prizes must be assigned in presence of a notary public and a representative from an acknowledged consumer association;
  • prizes that are not delivered (for any reason, including recipient not picking them) must be donated to some non-profit organizations, explicitly listed in the contest rules;
  • there are some papers to fill in and the contest must be registered to two different Ministries (you know, in Italy there are a lot of Ministries, sometimes it's hard to understand who's doing what) and to the State Monopoly Administration.
But above all:
  • the entity which is organizing the contest must guarantee in advance a security deposit "cash loan" (not sure of the translation here, but I hope you get the point) covering the whole value of prizes.
I mean, the first points are an annoyance, but probably a legal office can carry them out in some ways (of course, with additional expenses and complexity). In any case they are laughable in the context of Web {2,3}.0 and the new economy and whatever.
But the last point would mandate that Google froze $10M in some bank account to "guarantee" that prizes will be really delivered (even though it's extremely unlikely that all the prizes are delivered in Italy).

I realize that, in Google's shoes, I'd take the same decision and exclude Italy from the contest. You give up with a small fraction of the potential targets, but you're freed from such a crazy bureaucracy.
We Italians are so grateful to our lawmakers that in every circumstance make sure that our life is easier and we can compete with the rest of the world." 405849595839

Tratto da
Fabrizio Giudici's Blog

13 novembre 2007

Baby Spiderman...


"Uomo Ragno" di 5 anni salva bebè da rogo

L'incredibile giornata da eroe dei fumetti del piccolo Riquelme Wesley dos Santos. Il baby-eroe che si chiama come il fuoriclasse del Villarreal riceverà un'onorificenza.

Ha
visto fumo e fiamme uscire dalla casa dei vicini e non ci ha pensato un attimo. Ha indossato il costume da Uomo Ragno che ha ricevuto al suo ultimo compleanno, il quinto, e si è precipitato all'interno dell'abitazione che stava bruciando, dove si trovavano una bambina di un anno e la nonna.
Protagonista di un sabato da eroe dei fumetti in una cittadina dello stato brasiliano di Santa Catarina, Riquelme Wesley dos Santos, un bambino di
cinque anni che ha ricevuto il nome in omaggio al fuoriclasse argentino ex Boca Juniors, ora tra gli spagnoli del Villarreal. Quando ha visto la casa dei vicini bruciare il piccolo non ha avuti dubbi: era il momento di intervenire. Così ha raggiunto l'abitazione, dove l'anziana donna era già svenuta e la piccola era ormai minacciata dalle fiamme. Riquelme ha tratto in salvo la neonata, mentre alcuni giovani salvavano la nonna.
«Non
ho avuto paura, mi sono precipitato, solo quando sono uscito che mi sono reso conto di cos'avevo fatto», ha detto Riquelme. «Se non era per lui, mia nipote sarebbe morta», ha detto Sonia Abreu. Adesso il piccolo Uomo Ragno è finito sui giornali brasiliani. Ma non solo: riceverà un'onorificenza dal comune di Palmeira.

Articolo tratto da Corriere.it

12 novembre 2007

L'Africa in mostra


L
'arte contemporanea del continente nero nelle opere della collezione di Jean Pigozzi esposte fino al 3 febbraio alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.


















Articolo tratto da LaStampa.it

08 novembre 2007

Il padrino IV - V - VI...


Nelle carte del boss la mappa di Cosa Nostra. C'è anche il decalogo del "buon mafioso".

L'erede di Provenzano annotava nomi e cognomi degli imprenditori ricattati. Nel manuale del "perfetto uomo d'onore" le regole a cui devono attenersi gli affiliati alle cosche.

C'è la "mappa" aggiornata di tutti i mandamenti mafiosi fra le carte sequestrate a Salvatore Lo Piccolo. Nomi e cognomi degli affiliati al clan: tra loro incensurati dal volto pulito che erano al soldo dell'erede di Bernardo Provenzano arrestato lunedì mattina insieme al figlio e a due fiancheggiatori. Tutto è annotato nei "pizzini" di Lo Piccolo. Accanto al nome dell'imprenditore o del commerciante tagliaggiato, la cifra estorta, dai 500 euro al mese chiesti ai negozianti, ai 10.000 pretesi dalle imprese edili.
Nei duecento "pizzini" conservati nella borsa di pelle del boss è disegnata la rete dei ricatti e delle relazioni. In alcuni biglietti i mafiosi facevano pure riferimento alla necessità della "raccomandazione" di qualche politico locale, per sveltire le solite lentezze della burocrazia.
E poi c'è il manuale del "perfetto uomo d'onore" tra le carte del boss. Un decalogo nel quale Lo Piccolo aveva annotato con pignoleria tutte le regole alle quali si devono attenere gli affiliati alle cosche.
La "mappa" aggiornata di tutti i mandamenti mafiosi contiene alcune sorprese. Ad esempio lo "storico" mandamento di San Lorenzo, un tempo guidato da Don Saro Riccobono, di cui Totuccio Lo Piccolo era guardaspalle, adesso ha assunto la denominazione legata alla borgata di Tommaso Natale, il rione a due passi dallo Zen, regno incontrastato dalla famiglia Lo Piccolo.
"Sono informazioni preziosissime", assicurano gli inquirenti. "Il materiale sequestrato durante il blitz, consentirà importanti sviluppi nelle indagini in corso e per i prossimi anni". Il riferimento è ad alcuni omicidi avvenuti recentemente a Palermo e in provincia. In particolare, gli agguati a Nicola Ingarao, boss ucciso a Palermo il 13 giugno scorso, e ad Antonino Giambrone, il gommista indagato per mafia assassinato appena dieci giorni fa a Borgetto poco dopo essere rientrato dagli Usa. Si starebbe analizzando anche il fascicolo relativo alla scomparsa dell'anziano boss Bartolomeo Spatola, del quale non si hanno notizie dal settembre del 2006 e che si ritiene vittima della lupara bianca.
La polizia è tornata a Giardinello per scavare attorno alla villetta e all'edificio dove Lo Piccolo ha soggiornato durante la latitanza. Sono state già sequestrate otto pistole, a tamburo e semiautomatiche, che presto saranno sottoposte ad accertamenti balistici per verificare se siano state utilizzate per qualcuno dei recenti omicidi di mafia nel Palermitano.



IL DECALOGO DEL PERFETTO MAFIOSO

Il decalogo del "perfetto mafioso", ritrovato tra i documenti sequestrati al boss Salvatore Lo Piccolo, è scritto a macchina in caratteri tutti maiuscoli e ha addirittura un titolo che ricorda la Costituzione: "Diritti e doveri". Seguono i dieci comandamenti che il soldato di Cosa nostra non può mai trasgredire.
Il primo comandamento recita testualmente: "Non ci si può presentare da soli ad un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo".
Il secondo:"Non si guardano mogli di amici nostri".
Il terzo: "Non si fanno comparati con gli sbirri".
Quarto comandamento: "Non si frequentano né taverne e né circoli".
Quinto: "Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a cosa nostra. Anche se c'è la moglie che sta per partorire".
Sesto: "Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti".
Settimo: "Si deve portare rispetto alla moglie".
Ottavo: "Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità".
Nono: "Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie".
Il decimo comandamento è il più articolato e fornisce indicazioni precise sulle affiliazioni, ovvero su "chi non può entrare a far parte di cosa nostra". L'organizzazione pone un veto su "chi ha un parente stretto nelle varie forze dell'ordine", su "chi ha tradimenti sentimentali in famiglia", e infine su "chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali".
Con i fogli del decalogo, gli investigatori hanno sequestrato un'immaginetta sacra con la formula rituale di affiliazione: "Giuro di essere fedele a cosa nostra. Se dovessi tradire le mie carni devono bruciare come brucia questa immagine".

Articolo tratto da Repubblica.it

Come "fomentare" lo stereotipo de "Il Padrino"

07 novembre 2007

L'avvocato del (povero) diavolo...


Le cause strane: anche Dio a processo

Un detenuto ha chiesto i danni al Signore per non averlo tolto dai guai. Una donna contro il marito: mai orgasmi.

Chi frequenta abitualmente uno studio legale sa che a volte le persone si rivolgon
o a un avvocato per i casi più strani. Capita poi che alcuni di queste bizzarre controversie diventino delle vere e proprie cause legali. Il quotidiano inglese The Times ha chiesto a Gary Slapper, un noto professore di diritto che ama conoscere gli aneddoti più divertenti discussi nei tribunali di tutto il mondo, di stilare una sorta di classifica delle 20 cause legali più bizzarre della storia. E' inutile sottolineare che molte di queste controversie, sebbene siano state discusse in normali processi, siano state presto archiviate.
La
prima causa ricordata da Slapper fu intentata nel 2004 dall’ americano Timothy Dumouchel contro una tv locale, perché secondo il cittadino di Fond du Lac, paese del Wisconsin, questa rete televisiva era colpevole dell'obesità di sua moglie e della "accidiosa teledipenza" di suo figlio. Dumouchel tentò di difendere così le sue ragioni: "Sono un accanito fumatore e bevitore e mia moglie è un'obesa perché da circa 4 anni guardiamo la tv ogni giorno». Ben presto questa causa fu archiviata. Segue tra gli aneddoti raccolti dal professor Slapper la storia di una donna brasiliana che fece causa al suo partner perché quest'ultimo non le faceva raggiungere mai l'orgasmo. La donna, originaria della cittadina carioca di Jundiai, affermava che il suo compagno era solito interrompere le prestazioni sessuali dopo aver raggiunto un precoce piacere, lasciandola sempre insoddisfatta.
La terza controversia narrata da Slapper ha come protagonista l'avvocato tedesco Juergen Graefe, che difese un vecchio pensionato di Bonn, in Germania, al quale lo Stato tedesco nel 2004 aveva erroneamente presentato una multa di 287 milioni di euro per non aver pagato le tasse. L'avvocato riuscì facilmente a dimostrare l'errore visto che il suo cliente riceveva una pensione di 17.000 euro. Tuttavia quando presentò la parcella, il pensionato rimase di stucco: l’avvocato chiedeva ben 440 mila euro, sottolineando che aveva fatto risparmiare al vecchio pensionato quasi mezzo milione di euro. Segue il caso che vide coinvolto un uomo dello Yorkshire, che con la sua impresa di demolizione distrusse, a scopi personali, un palazzo in disuso e rubò 24 tonnellate di rotaie nella stazione di Cleckheaton. L'uomo ammise le colpe, ma sottolineò che il lavoro era stato fatto per ordine di una terza società, che risultò sconosciuta e riuscì a ottenere l'archiviazione del caso. Tra i casi più bizzarri vi è anche quello che vide protagonista una donna del Massachusetts che, senza il consenso del suo uomo, durante un rapporto sessuale poco ortodosso provocò la frattura del suo pene. La Corte archiviò il caso, affermando che sebbene in casi estremi la condotta sessuale può essere sanzionata, questa volta si trattava di una semplice negligenza.
La
storia forse più inverosimile è quella che vide come protagonista nel 2005 Pavel M, un prigioniere romeno, in carcere per 20 anni a causa di un omicidio. L'uomo ebbe la brillante idea di far causa niente meno che a Dio colpevole secondo Pavel di non aver rispettato le sue promesse. Infatti secondo il prigioniero, egli con il battesimo avrebbe stipulato con il Creatore un accordo: questo prevedeva che in cambio di preghiere, il Signore lo avrebbe tolto dai guai. A distanza di tanti anni Pavel M. si sentiva truffato.
Anche i successivi casi appaiono sorprendenti: si va dalla causa da 200 milioni di euro intentata dall'astrologa russa Marina Bai contro la Nasa, colpevole di aver distrutto "l'equilibrio dell'Universo" con l'operazione spaziale "Deep Impact" alla recente controversia presentata ad una corte indiana che ha dovuto stabilire se un condom che vibra, chiamato "Crezendo" sia un contraccettivo o un giocattolo sessuale (in India è proibito ogni sex-toy). Nella lunga top 20 presentata dal Times si distinguono anche la storia di un uomo cinese di Shanghai che dopo aver messo in vendita la sua anima online si trovò a discutere in tribunale sulla legittima proprietà del suo spirito, quella del cittadino americano Frank D'Alessandro che intentò nel 2004 una causa da circa 5 milioni di dollari contro la città di New York perché mentre stava effettuando i suoi bisogni in un bagno pubblico il water esplose procurandogli "fastidiose" disfunzioni e dolorose ferite e quella di un genitore cinese, originario di Zhengzhou a cui una corte dell'ex celeste impero proibì di aggiungere al nome del proprio figlio il segno "@". Secondo la corte cinese infatti ciò non era possibile perché tutti i nomi devono avere la possibilità di essere tradotti in mandarino.

Articolo tratto da Corriere.it