Una ragnatela che si estende per quasi 180 metri è diventata a Wills Point, in Texas, la vera attrazione del locale parco naturale sul Lago Tawakoni. Gli stessi entomologi sono rimasti stupefatti dalla sua estensione, che è il prodotto di una comunità di ragni che si sono coordinati per realizzarla.
Texas, graziato Foster: per lui si era mobilitato il mondo
Kenneth Foster non sarà giustiziato. Il gvernatore del Texas Rick Perry ha deciso di commutare la sua pena in ergastolo. La grazia arriva a meno di 6 ore dalla prevista iniezione letale. Il governatore del Texas ha così accolto la raccomandazione del “Board of pardons and paroles”, la commissione incaricata di valutare le richieste di grazia. Il parere del Board, i cui componenti sono nominati dal governatore, non era vincolante per Rick Perry. Ma la raccomandazione, del tutto inconsueta, arriva con un voto a grande maggioranza: 6 membri della commissione su 7 avevano chiesto di bloccare l’esecuzione. Foster, attualmente nel braccio della morte di Huntsville, in Texas, condannato nel 1997, era accusato senza nessuna prova e contro ogni verosimiglianza, di un delitto di cui è stato soltanto spettatore, senza esserne complice, mandante, e tanto meno esecutore materiale. Foster era stato condannato in base a una controversa legge del Texas, la Law of Parties, che estende ai casi di pena capitale la responsabilità penale dei complici.
Il Texas di Bush continua la corsa al cappio. Il boia di Huntsville fa gli straordinari questa settimana con tre esecuzioni in tre giorni. Martedì DaRoyce Mosley, un detenuto di 32 anni condannato per l'assassinio di una donna ha ricevuto l'iniezione letale dopo avere atteso per cinque ore l'esito del suo ultimo appello. Poi è stata la volta di John Joe Amador, condannato per l'assassinio nel 1994 di un tassista di San Antonio. Giovedì dovrebbe toccare a Kenneth Foster, il detenuto al centro di una mobilitazione internazionale in quanto è finito nel braccio della morte per aver aiutato a scappare un amico che aveva appena commesso un assassinio. Anche l´Italia fa la sua parte. «La giustizia non deve mai equivalere a vendetta, ma salvaguardare sempre la dignità e la sacralità della vita umana», dice in una nota il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ricevuto una lettera aperta dal comitato per "Kenneth Foster". Nel sottolineare che «l'Italia è da anni in prima fila nell'azione internazionale contro la pena capitale, coerentemente con la più alta tradizione giuridica del nostro Paese», il Capo dello Stato ricorda che «l´Italia si accinge, insieme all'Unione Europea, a presentare una risoluzione per la moratoria delle esecuzioni e l'abolizione della pena di morte alla 62esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite». Il Colosseo a Roma sarà illuminato in serata per ribadire l´impegno della città per la moratoria internazionale delle esecuzioni capitali nel mondo. Lo ha annunciato il sindaco Walter Veltroni in un messaggio inviato all'associazione "Nessuno Tocchi Caino", in occasione del conferimento del premio "Abolizionista dell'Anno" al Presidente del Ruanda, Paul Kagame. «Un gesto - scrive Veltroni- che vogliamo dedicare anche alla richiesta di sospendere l'esecuzione della pena a Kenneth Foster Jr, attualmente nel braccio della morte in Texas, condannato nel 1997, e accusato senza nessuna prova e contro ogni verosimiglianza, di un delitto di cui è stato soltanto spettatore, senza esserne complice, mandante, e tanto meno esecutore materiale». «Sono fermamente contrario alla pena di morte ed invoco un atto di clemenza per Kenneth Foster», fa sapere il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. «Togliere la vita ad un condannato -prosegue il ministro - è una forma estrema che non condivido e che reputo come una barbarie che non si addice ad uno stato di diritto». A Huntsville intanto una folla si sta radunando per l´ultimo tentativo di protesta contro l´esecuzione. Appena una settimana fa, però, è stato superato il traguardo delle 400 iniezioni letali da quando lo stato della stella solitaria ha ripristinato nel 1982 la pena capitale.
Spacciatore legato e cosparso di piume Nell'Irlanda del Nord torna l'incubo delle violenze fra cattolici e protestanti. Due ignoti "giustizieri" umiliano un 30enne (appendendogli al collo «Sono un vile spacciatore») e inviano la foto al Daily Mail.
Legato a un lampione, cosparso di catrame e piume ed esposto alla pubblica gogna, con un cartello appeso al collo con su scritta la ragione di un simile trattamento. Questa l’umiliazione in stile medievale inflitta domenica a un uomo di circa trent’anni, sospettato di essere uno spacciatore, da due sconosciuti «giustizieri» mascherati in una strada di Taughmonagh, a sud di Belfast, dopo che la Polizia si era rifiutata di intervenire contro di lui. Era dai tempi dei «Northern Ireland’s Troubles» (i trent’anni di ripetute violenze fra cattolici e protestanti che hanno causato migliaia di morti nel Nord Irlanda, ndr) che non si assisteva ad azioni tanto brutali. I due uomini incappucciati hanno preso la vittima e l’hanno legata a un lampione, poi hanno cosparso il suo capo di catrame e vi hanno sparso sopra delle piume, prese da un cuscino, mentre una piccola folla (che comprendeva anche donne e bambini) assisteva alla terribile scena. Infine, hanno infilato al collo del ragazzo un cartello con la scritta «I’m a drug dealing scumbag» (che si può tradurre come «sono uno spregevole spacciatore») e hanno poi mandato le foto della pubblica punizione (prese con un telefonino) ai giornali, fra cui il Daily Mail. La polizia e le forze politiche hanno definito l’episodio «un atto di barbarie», ma l’UDA (Ulster Defence Association) ha negato qualunque coinvolgimento, sebbene il gruppo armato nato nel novembre del 1971 sia particolarmente influente in quella zona della città. Ma Alban Maginness, un membro del SDLP (partito socialdemocratico e laburista), non crede all’estraneità dell’UDA: «E’ chiaro che ci sono loro dietro a tutto questo – ha spiegato al Times - perché questo genere di fatti non capitano spontaneamente. È stata una provocazione». Non la pensa così, invece, Frankie Gallagher dell’UPRG (Ulster Political Research Group), ovvero la faccia politica dell’UDA: «Abbiamo detto alla gente di Taughmonagh di andare dalla polizia, ma la comunità ha risposto in questo modo perché non ha fiducia nelle forze dell’Ordine. E l’inattività che causa frustrazione e rabbia fra i cittadini». L’UDA è sotto la pressione del governo dell’Irlanda del Nord, che ha dato al gruppo paramilitare un ultimatum di 60 giorni per seguire gli esempi dell’IRA e dell’Ulster Volunteer Force e porre così fine alle attività criminali. «Un simile comportamento non è ammissibile in una società civilizzata», ha commentato il ministro dello Sviluppo Sociale, Margaret Ritchie. Gallagher ha chiesto un incontro urgente con il ministro, nel tentativo di evitare altri episodi di ingiustificata violenza.Stando al rapporto della Polizia locale, una pattuglia sarebbe intervenuta a Finwood Park domenica notte, ma non avrebbe trovato alcuna vittima né qualcuno si sarebbe ancora fatto avanti per denunciare alcunché. Il ricorso al catrame e alle piume sarebbe una punizione vecchia di almeno 1000 anni e risalirebbe addirittura alla terza crociata, sebbene sia diventata famosa durante la Guerra d’Indipendenza americana, quando veniva usata per punire chi era accusato di fedeltà all’Inghilterra.
«Siamo americani. Lavoriamo duro, ci piacciono gli sport, amiamo i barbecue familiari, e ci meritiamo di rimanere in pace». Con queste parole si apre il sito «Peace of mind offender locator » (www.thevision2020.com ).Il "trova-cattivi" americano: il portale che permette di localizzare i potenziali aggressori della «pace dello spirito», in pericolo soprattutto se in giro ci sono «sex offender», molestatori sessuali. Chi infatti meglio di loro può incarnare una minaccia concreta per la tranquillità delle famiglie a stelle e strisce. Ed ecco che i nomi, le foto e la residenza dei 650mila cittadini condannati per reati sessuali vengono resi noti e inseriti all'interno di una mappa virtuale degli Stati Uniti. Digitando il proprio indirizzo, l'utente che vuole collegarsi al servizio scoprirà i "cattivi" che abitano nei dintorni, svelerà i ceffi poco raccomandabili del vicinato. Così il gioco è fatto, e la sicurezza della «pace dello spirito» garantita: se conosci il potenziale aggressore, e soprattutto sai dove abita, lo eviti. L'accesso al portale è gratuito: non occorre nemmeno registrarsi. Del «sex offender» che abita nei paraggi, oltre all'eloquente primo piano, è indicato insieme alle generalità anche il tipo di reato per cui è stato condannato. Nella lista sono presenti cittadini che hanno già scontato la propria pena: tuttavia non è previsto per loro alcun oblio della colpa. Non per questo tipo di reati. Certo il sito non ha la presunzione di condannare nessuno, cerca solo di essere, secondo le intenzioni, uno strumento utile per tutti coloro che vogliono difendersi da chi in passato ha già aggredito, sequestrato, molestato. Collegati alla mappa on line ci sono anche opzioni aggiuntive: un servizio di allerta che comunica all'utente registrato se qualche nuovo pregiudicato si è trasferito nei dintorni e un sistema Gps mobile che permette la localizzazione degli spostamenti di una persona nel momento in cui questa porta con sé un particolare strumento elettronico. È inoltre possibile creare una sorta di «confine elettronico», e ogni qual volta il soggetto in osservazione lo viola, si viene tempestivamente avvertiti. Per genitori apprensivi che vogliono avere gli spostamenti dei figli sotto controllo.
Nella "Disneyland lombarda" festini horror e molti rave clandestini
Il Grande Ufficiale Conte Mario Bagno nacque a Vercelli il 24 febbraio 1901. Dopo il matrimonio con Edmea Beretta, si affermò come impresario edile, specializzandosi nelle realizzazione di strade e infrastrutture. Acquistò il borgo di Consonno negli Anni 60, a 22.500 lire. Nel 1961 il consiglio comunale di Olginate approvò il primo progetto: la costruzione di una strada. Bagno lasciò l'area in eredità alla società di famiglia, all'epoca controllata dai due figli, Maria Teresa e Osvaldo. Da città del divertimento a ghost town. Dalla stradina tutta tornanti, che si arrampica da Santa Maria Hoè al borgo di Consonno, passa al massimo una macchina per volta. Quindici chilometri di prati e boschi di castagno. Poi, svoltata l’ennesima curva, il panorama si apre all’improvviso: un portone decadente in stile medievale conduce a quel che resta della «Città dei balocchi». Paese fantasma, sospeso sui pendii verde smeraldo che scendono verso «quel ramo del lago di Como». Che non è quello di villa D’Este e di George Clooney, ma il cugino lecchese. All’orizzonte la cresta frastagliata del Resegone. Per gli occhi pagode in stile cinese, minareti arabeggianti, fontane rinascimentali. Per le orecchie un silenzio quasi spettrale. Con le colonne doriche che si sgretolano sotto il sole, l’asfalto aggredito dalle erbacce e i vetri delle finestre distrutti. E’ quel che resta di Consonno, frazione di Olginate, la Las Vegas della Brianza, cittadella del divertimento costruita mattone dopo mattone, e stravaganza dopo stravaganza, negli Anni 60. Creatura, ma forse sarebbe meglio mostruosità, partorita dalla fervida immaginazione del commendator Carlo Bagno, imprenditore biellese trapiantato a Milano. Fino ad allora magnate delle betoniere, del cemento e delle strade provinciali. Bagno aveva capito che il boom economico avrebbe portato ricchezza. E che la vera svolta non sarebbe stata rispondere alle esigenze dei consumatori, ma crearle. Sognava un parco dei divertimenti per la Milano del dopoguerra: spettacoli notturni, feste danzanti, giochi d’acqua, fuochi artificiali. A metà fra un tempio votato allo shopping e un casinò, con un retrogusto di decorazioni kitsch e pacchianità. Arte e spettacolo, un po’ Walt Disney un po’ Silvio Berlusconi, quando ancora bazzicava le navi da crociera. Il sogno è durato il tempo di due album dei Dik Dik, uno dei tanti gruppi che si contendevano il palcoscenico della sala da ballo. Oggi della gloriosa balera rimane solo un’insegna al neon blu, barcollante fra una colonna del porticato e l’altra. Come tutto il resto. «Il conte Carlo Bagno era un uomo particolare - racconta Roberto Milani, ultima sentinella del borgo con la sua famiglia -. Si svegliava la mattina e faceva costruire un arco sormontato da un cannone napoleonico. Il giorno dopo non lo convinceva più. E lo faceva abbattere. Nei suoi progetti la cittadella sarebbe dovuta crescere anno dopo anno». Campi da calcio, piscine, campi da tennis e poi un minigolf, un piccolo circuito automobilistico, una pista da pattinaggio e uno zoo. Probabilmente Bagno stava esagerando. Una frana, causata proprio dai lavori di costruzione, che avevano deturpato la collina, bloccò l’accesso al «Paese dei balocchi». L’inizio della fine. La burocrazia esigeva i suoi tempi, il compromesso con il Comune per costruire una nuova strada non arrivava e gli Anni 70 avanzavano al ritmo della Premiata Forneria Marconi. La Milano da bere era alle porte: la musica, e il via vai di Alfette e di 128 Rally, abbandonarono il piccolo borgo a se stesso. I cartelli di benvenuto - «A Consonno il cielo è più azzurro», «A Consonno è sempre festa», «Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo» - rimasero ad arrugginirsi sul bordo della strada. La «ghost town» diventò meta di qualche affezionato del genere horror, di coppiette in cerca di intimità e di ragazzi a caccia di un po’ di adrenalina a buon mercato, sulle orme dei Goonies. Nel frattempo gli avvocati della «Immobiliare Consonno Brianza» e i consiglieri comunali di Olginate cercano di trovare il bandolo della matassa, di riqualificare il belvedere sul lago di Como. Anche le associazioni ambientaliste cominciano ad alzare la voce. Nulla da fare: tutto rimane così com’è. Nel 1981 decidono di ristrutturare una parte del Grand Hotel Plaza per costruirci una casa di riposo per anziani: la «Associazione servizio anziani di Consonno». Infermieri e degenti dell’ospizio rimarranno nel paese per oltre 20 anni, ultimi custodi di questo microcosmo spettrale. Nel maggio 2007 la decisione di trasferire anche la casa di cura a Introbio, nella vicina Valsassina. Tutto finito? No. La «ghost town» torna ad essere un’attrazione, ma per un pubblico diverso. Negli ultimi mesi Consonno è diventata una delle mete per organizzare «rave» e festini «after hour». «Non è rimasto più nessuno e non vediamo niente di buono - continua Roberto Milani -. Anzi, c’è sempre più spesso gente che viene qui la notte a fare un casino bestiale. Rave, o come li chiamano: droga, alcool e musica a tutto volume». La voce si sparge su Internet, tramite i blog e gli sms: arrivano a centinaia da tutto il Nord Italia. Due mesi fa, esasperati, i Milani hanno chiamato i carabinieri. E’ arrivata una gazzella, ma i ragazzi erano quasi 2 mila. Ogni weekend le stesse scene. «Mi tocca stare sveglio a fare la guardia perché vogliono distruggere quel poco che è rimasto. Ho parlato con gli avvocati dei proprietari, ma loro se ne lavano le mani». Poche settimane, e anche l’ospizio è stato sventrato e ricoperto di graffiti. Pinocchio l’aveva pagata cara: raggiunto il paese dei balocchi, si era trasformato in un asino. Per sua fortuna, a toglierlo dai guai, c’era sempre la fata turchina. A Consonno la fata non si è mai fatta vedere. E il paese dei balocchi è rimasto dov’è. Pericolosamente in bilico fra realtà e immaginazione, come un’Atlantide di provincia condannata per l’eternità.
Come difendersi dal capo aguzzino arriva il manuale antimobbing Esce in Italia "Il metodo antistronzi", bestseller internazionale sul tema. Dieci regole per migliorare l'ambiente di lavoro e consigli per sopravvivere.
Il titolo è furbo, non c'è dubbio. Può attrarre, respingere, ma di certo non lascia indifferenti. La verità però è un'altra: ci sono termini, definizioni, parole, anzi parolacce, che è impossibile parafrasare o tradurre con un sinonimo. Come "stronzo" ad esempio, insulto talmente completo e preciso da non avere paragoni lessicali. E forse si deve proprio al titolo "Il metodo antistronzi", se un serissimo libro sul mobbing nei luoghi di lavoro, scritto dallo psicologo americano Robert I. Sutton, sia diventato in pochi mesi un successo mondiale con milioni di copie vendute, e consigliato addirittura come libro di testo nelle facoltà di management ed economia aziendale. Senza contare il blog di riferimento che si è trasformato in una sorta di gruppo di auto-aiuto on line per i "mobbizzati" di ogni razza e nazione, 12 milioni soltanto nell'Unione Europea, un milione e mezzo nel nostro paese. Il 31 agosto il saggio di Robert Sutton uscirà in Italia, pubblicato da "Elliot edizioni" nella collana Antidoti, e il nome della "serie" non sembra davvero scelto a caso. Perché la novità del "Metodo antistronzi", libro rivolto in modo orizzontale a chi nelle aziende lavora e a chi le dirige, è la dimostrazione, cifre alla mano, che la presenza di soggetti (gli stronzi) che si comportano in modo arrogante, vessatorio, e umiliano e stressano gli altri, comporta per l'azienda stessa una perdita economica secca. Le statistiche dell'Ispesl, Istituto per la prevenzione e la sicurezza, dicono che la produttività di una persona oggetto di mobbing, cala di oltre il 70%. Dunque, questa è la tesi, è davvero perdente assumere degli stronzi, o ancora peggio metterli nei posti chiave. Robert Sutton professore di management alla Stanford Engineering School, spiega anche perché sfidando l'impopolarità, abbia deciso di definire questa categoria di persone con il termine che ognuno di noi quando li incontra gli affibbia nel proprio cuore. "Scommetto che succede anche a voi. Ci sono tanti modi per chiamarli: prepotenti, maleducati, cafoni, bastardi, aguzzini, despoti... ma, almeno per quanto mi riguarda, stronzo è la parola che meglio di qualunque altra esprime la paura e il disprezzo che provo per questi personaggi". Entrando nel dettaglio il primo suggerimento che Robert Sutton dà è quello di riconoscere gli stronzi. In qualunque ambiente. Compito facile, perché diversi elementi accomunano i soggetti in questione: sono arroganti, si sentono superiori agli altri, compiono tentativi reiterati di invadere i campi dei colleghi rubando idee e incarichi, umiliano i sottoposti, fingono di ignorare lo status altrui. E purtroppo tutte queste "caratteristiche" si concentrano spesso in figure di potere "intermedio", dice Sutton, capaci però di rendere un inferno i luoghi di lavoro. Perché il potere, ricorda lo psicologo americano, "genera stronzaggine". Le aziende quindi dovrebbero liberarsi di questi soggetti quanto prima, e a tal fine Sutton individua i 10 passi da compiere per "creare un ambiente di lavoro civile e produttivo", ricordandosi che "gli stronzi assumeranno altri stronzi". "In realtà - spiega Patrizio Di Nicola, docente di Sociologia all'università La Sapienza - Robert Sutton ha tradotto in modo accattivante quella che è oggi l'ossessione dei grandi gruppi americani. E cioè essere considerati etici verso i clienti e verso i dipendenti, sia perché la stress-economy non paga più, sia perché i consumatori premiano chi ha buona fama. Infatti sono sempre di più le aziende che si dotano di un codice di correttezza interna. Sul fronte del mobbing i dati sono chiari: se l'ambiente è ostile l'assenteismo cresce a dismisura, e il fatturato cala. Nel nostro paese, secondo le classifiche, i casi sono un po' meno che altrove, mentre abbiamo purtroppo la palma negativa per quanto riguarda le molestie sessuali verso le donne nei luoghi di lavoro". Ok, ma se cosa fare allora per difendersi dagli stronzi? Le regole sono poche e facili: oltre naturalmente il tentativo di evitarli il più possibile, fondamentale è il distacco emotivo, la consapevolezza che il lavoro non è tutto, il crearsi "sacche" esterne di soddisfazione e tranquillità. Una volta imparato a "resistere", scappate però, dice Sutton, fate di tutto per cambiare ufficio. Consapevoli che prima o poi quello stronzo incontrerà qualcuno che gli presenterà il conto.
Un film sul bimbo ebreo mascotte delle SS L'incredibile storia del bambino che fu «il più giovane soldato del Reich». I genitori uccisi, la fuga, un soldato che ne nascose le origini e gli mise una divisa. Ora ha 70 anni e il figlio fa un film su di lui.
All’età di cinque o sei anni (lui stesso non ricorda con precisione la data di nascita) un ragazzino della Bielorussia con i capelli biondissimi e gli occhi cerulei, che si chiamava Ilya Galperin e come tutti i suoi familiari era ebreo, durante una brutale retata compiuta il 20 ottobre 1941 dalle SS naziste che avevano massacrato tutti i 1600 abitanti di origine ebraica del borgo agricolo di Koidanov (oggi Dzershinsk), riuscì miracolosamente a fuggire, passando attraverso la rete del campo di concentramento, dove era stato portato dopo la fucilazione del padre, e nascondendosi fra gli alberi di una vicina foresta. Nove mesi più tardi il bambino, scoperto da un militare, che per salvargli la vita gli aveva assegnato un’identità falsa ordinandogli di non rivelare mai a nessuno il suo vero nome, fu adottato dalle SS per oltre due anni, che credendolo ariano lo portarono con loro sul fronte russo come mascotte, con tanto di uniforme nazista e di fucile giocattolo. Solo mezzo secolo dopo il protagonista di questa vicenda, che oggi si chiama Alex Kurzem, ha settant’anni passati e vive a North Altona, in Australia vicino a Melbourne, con la moglie, i figli e i nipoti, ha trovato la forza mentale per ricostruire con fatica il passato. Un passato sul quale la rete televisiva australiana ABC ha realizzato un film-documento e il figlio Mark, che vive in Inghilterra dove è docente di antropologia all’Università di Oxford, ha pubblicato recentemente un libro, The Mascot. «Delle mie origini e della mia storia – racconta Ilya/Alex – io non avevo mai parlato neppure a mia moglie Patricia. Le avevo detto soltanto che i miei, quando ero bambino, erano stati massacrati dalle SS e che venivamo dalla Bielorussia. Poi, con il passare del tempo, mio figlio mi aveva convinto a cercare di sapere tutto quello che non ricordavo, o che avevo rimosso».E’ stato così che, incoraggiato dal figlio antropologo, Kurzen dieci anni fa ha deciso di fare con lui un lungo viaggio in Europa alla riscoperta del proprio passato. E facendo ricerche nel poco che rimaneva dell’archivio dell’attuale Dzeshinsk e andando perfino a studiare gli archivi del periodo nazista in Lettonia, padre e figlio hanno ricostruito alla fine la verità.A cinque anni Ilya, ultimo nato di una famiglia di ebrei bielorussi sterminati dalle SS incredibilmente era stato «adottato» come mascotte del corpo di spedizione in Russia della Wehrmacht e, addirittura, fotografato più volte con l’uniforme nazista come modello di «soldato bambino», a scopi di propaganda. Nei cinegiornali del Terzo Reich si può infatti riconoscere l’immagine di Alex quando aveva forse sei anni, vestito con l’uniforme delle SS completa di stivaloni di cuoio, fucile e di pistola giocattolo, che lo speaker definisce con voce marziale «il più giovane soldato del Reich». L’adozione del piccolo orfano ebreo, da parte delle truppe che avevano praticato a Koidanov la «soluzione finale» voluta da Hitler, non era avvenuta certo per spirito umanitario. «Dopo avere rivisto i luoghi della mia infanzia e quelle mie foto con la divisa - racconta Alex - tutto mi è tornato chiaro. Le SS, circondato il villaggio, misero in fila gli uomini ebrei e li fucilarono, uno per uno. Mi sono ricordato la voce di mia madre che fra i singhiozzi ci diceva sconvolta: ‘ecco, hanno ucciso vostro padre e domani tocchera a noi’. E io le gridavo piangendo: “io no, io non voglio morire!’». Poi nella notte il bambino, incoraggiato dalla madre, fuggì e rimase da solo per tutto l’inverno, nel bosco. Passarono così nove mesi e alla fine un uomo consegnò il fuggitivo a una squadra di poliziotti della Lettonia, che collaboravano con i nazisti nel dare la caccia agli ebrei. Ma uno di loro inaspettatamente, un sergente lèttone di nome Kulis, invece di mettere il ragazzino nel gruppo con la stella di Davide dei condannati alla fucilazione, gli propose una via di fuga, preparandogli un foglio di via con un nome falso prima di consegnare ai tedeschi quel patetico «orfano russo», ormai solo al mondo. Poi la «sindrome di Stoccolma», che con il tempo crea un inaspettato legame fra il persecutore e la vittima e il carceriere, ha avuto il suo effetto. Adesso però, a settant’anni passati, per questo superstite dell’Olocausto, al trauma infantile dell’avere avuto salva la vita dallo sterminio cancellando la propria origine, fino a diventare strumento inconsapevole di propaganda nazista, si aggiunge anche il trauma della non-accettazione dalla sua stessa gente. La storia di Ilya Galperin/Alex Kurzem, sostiene Phillip Meisel dello Holocaust Centre di Melbourne, avallando il sospetto di collaborazionismo, «non è credibile».
«Per quanto importanti possano essere queste istituzioni, non hanno esclusiva sulle voci che modificano». Risponde così Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia Italia, alle intrusioni di Cia e Vaticano nelle voci dell'enciclopedia opensource il cui contenuto è creato e modificato direttamente dagli utenti. Le intrusioni non preoccupano Wikipedia. D'altra parte «il Vaticano non è l'unico autore delle voci sul Vaticano stesso. Fa parte del gioco: tutti possono contribuire, anche organizzazioni che intervengono sulle voci in maniera anonima». Anonima ma non irrintracciabile la fonte delle modifiche. Grazie ad un software di invenzione di un giovane studente della California Institute of Tecnology, Virgil Griffth, infatti, si può risalire all' "editor" di Wikipedia. Attraverso questo software (i cui risultati sono visionabili sul sito Wikiscanner) è possibile risalire all'Ip, l'indirizzo telematico del computer collegato ad Internet, e verificare così da quale pc è stato fatto l'intervento sull'enciclopedia online. È in questo modo che si è risaliti all'identità dei computer che hanno modificato le voci su Mahmud Ahmadinejad (il presidente iraniano) e Gerry Adams (il leader dell'ala politica dell'IRA): il primo appartenente agli uffici della Cia, l'altro a quelli del Vaticano. Ma la Brioschi fa sapere anche che «il fatto che istituzioni importanti come il Vaticano e la Cia siano attive su Wikipedia testimonia il valore del progetto». Certo quello che la presidente si augura è che lo facciano «in modo pertinente, posto che siano stati proprio loro a modificare alcune voci e non singoli utenti». Ma il codice creato da Griffith ha permesso di identificare anche altri editor e non solo sulla versione americana di Wikipedia. «In Italia» svela la Brioschi, «è successo che dal pc della Camera e del Senato siano state modificate le biografie di politici e sempre, per quanto ci consta, in maniera inappuntabile». Su wikiscanner.virgil.gr è possibile trovare curiosità sugli editor che hanno modificato l'enciclopedia, un elenco di più di 5 milioni di voci messe in relazione con il pc che le ha create o modificate. La Bbc fa sapere comunque che nella maggior parte dei casi si tratta di correzioni di refusi o inesattezze. In alcuni casi, invece, l'accesso ad alcune voci è stato utilizzato per eliminare materiale pericoloso o anche per oscurare materiale scomodo. In ogni caso Wikimedia dichiara di utilizzare lo scanner di verifica solo come «strumento statistico» e di confidare nella capacità di controllo delle centinaia di migliaia di utenti dell'enciclopedia online, autocontrollo che evita la diffusione di notizie false o la censura di informazioni scomode. «Poi è ovvio che, avendo informazioni su chi modifica le voci, ci invita a dare una maggiore occhiata». Giro di vite dunque dopo la scoperta delle intrusioni? La Brioschi assicura che Wikipedia «non attua mai censure preventive, semmai solo interventi a posteriori su voci controverse. Se vediamo che una voce diventa una specie di blog con decine di punti di vista contrastanti, la blocchiamo temporaneamente o chiediamo, a chi voglia modificarla, di registrarsi. Ogni misura, ci tengo a sottolinearlo, è sempre però di carattere temporaneo». Il caso della C.I.A. Pochi giorni fa il sito della Bbc riportava che con Wikiscanner si è risaliti alla fonte delle modifiche apportate alla biografia di Ahmadinejad su Wikipedia. Tra cui un "wahhhhhh" a precedere la sezione sul programma della sua presidenza. Sul profilo Wikipedia dell'utente che avrebbe apportato modifiche poco pertinenti alla biografia del presidente iraniano il sito ha posto questo avviso: Hai recentemente vandalizzato un articolo Wikipedia, ti chiediamo di non ripetere questo tipo di comportamento. Altri interventi un po' più innocui hanno interessato la voce dell'ex capo della Cia Porter Goss o di celebrità come Oprah Winfrey. Ma a tal proposito il portavoce della Cia fa sapere: «Non posso confermare che il traffico da voi citato provenga dall'Agenzia. Vorrei ugualmente sottolineare un argomento molto più importante: che la Cia trova la sua missione vitale nel proteggere gli Stati Uniti e che si concentra su questo obiettivo». Altri esempi di vandalismo politico online vengono dagli Usa. Da un computer del Partito Democratico, infatti, è partita la modifica al sito del conduttore simpatizzante repubblicano Rusch Limbaugh. Modifiche del tipo idiota, razzista, bigotto. L'indirizzo Ip risponderebbe al nome di Quartier generale del Partito Democratico. Anche in questo caso la smentita è stata immediata. Un portavoce del partito ha spiegato che il loro Ip è lo stesso di un altro comitato democratico. Il caso Vaticano Il sito della Bbc ha fatto sapere anche che da un computer del Vaticano è stato modificato il contenuto delle pagine su Gerry Adams, guida del partito repubblicano (cattolico) nord-irlandese. In particolare sono stati eliminati i link a dei quotidiani che rimandavano alla storia dei documenti trovati in un auto usata per un duplice omicidio nel 1971 con le impronte del leader dello Sinn Fein. Dalla Santa Sede hanno replicato che le accuse mosse da Wikipedia Scanner sono «accuse prive di ogni serietà». La motivazione è presto svelata. In molti hanno accesso ai computer vaticani, dagli impiegati ai visitatori. Le modifiche avrebbe potuto farle chiunque non certo la Chiesa o suoi rappresentanti. Ma la lista dei "terroristi" online è lunga e investe, scrive la Bbc, anche organizzazioni commerciali. Tra loro la Diebold, società che fornì le macchine per il voto elettronico per le controverse elezioni Usa del 2000, vinte da Bush sullo sfidante Al Gore con un discusso margine di 500 voti. Anche in questo caso, qualcuno non identificabile ha rimosso dei paragrafi su Walden O'Dell, dirigente della compagnia. In quelle righe c'era scritto che aveva lavorato per raccogliere fondi per la campagna di Gorge Bush. Nessun commento o spiegazione da parte della Diebold per questa interessata modifica delle informazioni. Un mese dopo altri paragrafi e link mancavano, quelli che rimandavano a storie sulle presunte manovre nelle elezioni del 2000. Aggiunte invece riguardano proprio il presidente americano. Da un computer della Bbc, ironia della sorte, qualcuno ha aggiunto alla biografia di George W. Bush la voce omicida di massa, e il suo secondo nome invece di Walker è diventato wanker (masturbatore). La lista è lunga ma per farla breve si potrebbe sintetizzare così: su Wikipedia chi la fa la aspetti, nessuno è padrone delle informazioni, nemmeno quando queste riguardano la propria autobiografia.
La ricetta anti-pedofili di Sarkozy:"Ci vuole la castrazione chimica" Il presidente francese si dice favorevole alle cure mediche per i condannati, anche dopo aver scontato la pena. Mercoledì scorso a Roubaix un plurirecidivo appena scarcerato aveva violentato un bimbo di 5 anni.
Non ha paura delle parole, Nicolas Sarkozy, soprattutto se ai francesi ha promesso in primo luogo sicurezza, e se in questo caso a essere insicuri sono i soggetti più deboli, i bambini. Allora, di fronte a un problema come quello della pedofilia non esita a parlare di cure mediche e a evocare addirittura la castrazione chimica.L'annuncio della guerra alla pedofilia è avvenuto in pieno "stile sarkozista". Prima il presidente della Repubblica ha ricevuto all'Eliseo il padre del piccolo Enis, 5 anni, rimasto vittima mercoledì scorso di un pedofilo, plurirecidivo e appena scarcerato grazie a un abbrevio della pena. Poi ha riunito i ministri di Giustizia, Sanità e Interno. Infine, davanti alla stampa, ha dettato le nuove, dure, misure nella lotta alla pedofilia, misure che saranno pronte per il prossimo novembre. In primo luogo, per i condannati non sarà possibile alcun sconto di pena. Alla fine della loro detenzione, i pedofili, se ritenuti ancora pericolosi, dovranno andare in un "ospedale chiuso" per farsi curare. Quelli che lo vorranno, verranno sottoposti a un trattamento ormonale, ossia alla castrazione chimica. L'apertura del primo "ospedale chiuso per pedofili" è prevista per il 2009, a Lione.Al rientro dalle discusse vacanze americane, Sarkozy ha scelto quindi di puntare su un tema tutto interno, con un intervento destinato a rassicurare un Paese ancora scosso dal dramma di Roubaix, dove una settimana fa un pedofilo plurirecidivo, Francis Evrard, 61 anni, ha rapito e violentato in un garage un bambino di 5 anni. La polemica è divampata perché Evrard era uscito lo scorso 2 luglio da un carcere, dove era stato rinchiuso per 18 anni, dopo essere stato condannato a 27 anni per aggressioni sessuali nei confronti di minorenni.A rendere ancora più clamoroso il caso ci ha pensato oggi un medico del carcere di Caen, che ha riconosciuto di aver prescritto del Viagra a Evrard, perché sosteneva di avere "disturbi di erezione". Il medico si difende affermando di non "aver avuto accesso al dossier giudiziario" dell'uomo. Il padre del bambino non usa mezzi termini: "Se il medico gli ha prescritto il Viagra, bisognerà metterelo in prigione, perchè ha alimentato una bestia".E così Sarkozy ha indossato i panni dello sceriffo. Ha promesso "leggi severe" e ha detto che "predatori come Evrard non possono restare in libertà". Insomma, l'avere scontato interamente la pena non garantirà l'uscita dal carcere. A fine detenzione, il pedofilo dovrà essere esaminato da un collegio di medici. Se questi riconosceranno la sua pericolosità sociale, andrà in un ospedale chiuso, per essere curato.La ricetta del presidente è chiara. "Quelli che non accetteranno di essere curati - ha detto Sarkozy - resteranno nell'ospedale chiuso per tutto il tempo che i medici decideranno. Quelli che accetteranno potranno avere dei permessi per uscire, ma lo faranno portando un braccialetto elettronico, seguendo un trattamento ormonale". L'inquilino dell'Eliseo, sfidando il politicamente corretto, ha invitato tutti a non essere timidi con il linguaggio: "Chiamatela pure castrazione chimica, le parole non mi fanno paura".
Se queste persone sono malate, e rischiano di essere pericolose anche per gli altri, in qualche modo bisogna "aiutarle"!Anche se Sarkozy non mi è particolarmente simpatico, questa volta non posso dargli torto!