25 febbraio 2009

L'utopia del "Web semantico"

Deep Web, dove non arriva nemmeno Google

C'è un mondo oltre Google. Questo è poco ma sicuro. Solo che oggi ha un nome: Deep Web, la rete profonda, quella dove anche il motore di ricerca più potente del mondo non riesce ad arrivare. Per quanto possa risultare difficile da credere, oltre i trilioni di pagine web indicizzate dall'algoritmo di Mountain View c'è un oceano di siti, indirizzi web, informazioni che aspettano solo di essere catalogati e portati in superficie. L'attesa è legata non tanto a un difetto dei tradizionali motori di ricerca quanto a una caratteristica intrinseca di internet. Per trovare i contenuti in rete si utilizzano dei software ragno, (web crawler in gergo tecnico). Si tratta di programmi-segugio che saltabeccano di collegamento in collegamento (hyperlink) in modo automatico senza una guida acquisendo una copia testuale di tutti i documenti visitati allo scopo di inserirla in un indice di un motore di ricerca. Questi strumenti si sono rivelati inefficaci a scovare le risorse del Deep Web in quanto non sono in grado di interrogare per esempio un database di una pagina dinamica dato il numero infinito di termini che si potrebbero ricercare. In sostanza, riescono a sclafire solo la superficie, non vanno per usare una metafora oltre la seconda domanda, ovvero non eseguono percorsi all'interno di più data base. Secondo Brightt, società statunitense specializzata nell'indicizzazione di contenuti dinamci, questo difetto avrebbe permesso agli attuali motori di catalogare poco meno dell'1% dei contenuti presenti su internet. Ecco perché stanno nascendo nuovi software per aggredire il Deep Web. Come ad esempio, scrive il New York Times, Kosmix , una start up nata per scavare laddove non c'è un collegamento ipertestuale. File Pdf, contenitori audio-video, banche dati ad accesso ristretto sono contenuti finora inaccessibile ai tradizionali ragni. A questo va aggiunto il fatto che il crawler è tutto sommato stupido. Non ragiona come un essere un umano e non risponde a domande. Con gli attuali motori si inserisce una parola e il ragno scova tutti i contenuti che contengono o sono collegati a quel termine. In altri termini, le attuali tecnologie di ricerca non possono rispondere alle interrogazioni complesse come la domanda: «Qual è il dottore migliore, vicino casa mia, in grado di curare una determinata malattia». Ecco perché da oltre cinque anni il Web semantico resta una delle grandi promesse non mantenute della rete. Rendere internet un ambiente capace di fornire risposte evolute resta la sfida sottesa al censimento del Deep Web.

Articolo tratto da Corriere.it

"Supereroi"


Gb: boom dei guanti da Wolverine, nuova arma per le gang giovanili
Sequestrati diversi pacchi comprati via web, contenenti gli artigli d'acciaio che imitano quelli dello X-Men

Il coltello non basta più. Ora il nemico non va solo colpito, ma anche terrorizzato. Le bande giovanili britanniche, stanche delle normali armi da taglio, vogliono gli affilati artigli nello stile del supereroe degli X-Men, Wolverine, per farsi rispettare. Il tabloid britannico «Sun» riferisce che la polizia britannica ha intercettato diversi pacchi provenienti dagli Stati Uniti contenenti guanti che riproducono la mano dell'eroe degli X-Men: tre lame d'acciaio e un teschio di metallo all'altezza del polso, che fa impallidire qualsiasi arma da taglio di vecchia generazione.
L'ultimo pacco, trovato all'aeroporto di Coventry, era diretto a Peckham, a sud di Londra. Nel pacco, due guanti, per il valore di 40 sterline l'uno. «Con questo guanto attaccato al tuo braccio, non ci saranno più dubbi su chi comanda - si legge nella descrizione del prodotto sul sito americano che lo vende - perfetto per sventrare i nemici». Non è nuova l'emergenza armi da taglio soprattutto a Londra, dove l'anno scorso sono stati accoltellati 28 ragazzi, ma sembra che i normali coltelli siano ormai superati e i ragazzi vogliano provare qualcosa di più pericoloso. La scoperta mette in allerta la polizia. «Non si dovrebbe permettere che per le strade del nostro Paese girino armi così», ha detto al Sun Richard Taylor, padre di un ragazzo accoltellato da una banda a Peckham nel 2000.

Articolo tratto da Corriere.it

24 febbraio 2009

Come trovare una "specie in via d'estinzione"


Osama "specie in via d'estinzione"ecco la "tana" del superfuggitivo
Sulla rivista del Mit la ricerca di un autorevole professore Usa: con i criteri applicatialle migrazioni ha individuato un villaggio del Pakistan. Ed è subito polemica

Come trovare Osama bin Laden, il ricercato numero uno al mondo ? Se l'è chiesto a lungo George W. Bush, negli anni della sua guerra al terrore, e ora che il problema sembra passato in secondo piano, a causa della recessione, ecco arrivare una risposta sorprendente: con il ragionamento scientifico e una tecnologia a disposizione di tutti come Google Earth. A sostenerlo è il professore di Geografia dell'Università della South California Thomas Gillespie. Nella sua ricerca pubblicata sull'International Review del Massachusetts Institute of Technology, ha applicato al capo di Al Qaeda le stesse teorie di biogeografia usate per identificare la posizione nel tempo e nello spazio delle specie animali in pericolo di estinzione: si valuta il luogo dell'ultimo avvistamento e poi si applica la teoria secondo cui, più ci si allontana nello spazio da quel posto, più diventa improbabile trovare condizioni favorevoli alla sopravvivenza, che nel caso degli esseri umani equivale a dire persone che hanno lo stesso credo religioso, parlano la stessa lingua, e così via. Per dare risposta a "una delle domande politiche più importanti del nostro tempo", Gillespie ha incrociato vari dati, valutandoli sotto il profilo globale, regionale e locale: non solo l'ultima posizione certa del fuggitivo, ovvero Tora Bora, ma anche il fatto che ha bisogno di dialisi, ha bisogno di soffitti alti data la sua imponente statura e si contorna di numerose guardie del corpo che necessitano di stanze dove soggiornare. Tramite l'analisi delle foto satellitari e delle notizie di intelligence di dominio pubblico, il professore ha quindi individuato con un lungo ragionamento il paesino pakistano di Parachinar, a una ventina di chilometri dall'Afghanistan, come il luogo in cui consiglia a Cia ed Fbi di andare a cercarlo. Ancor meglio, nello studio si individuano tre edifici che potrebbero fungere dal nascondiglio: due strutture residenziali e quella che sembra essere una prigione.Il clamore generato dalla ricerca ha fatto piovere addosso a Gillespie numerose critiche di chi ha fatto notare l'inopportunità di pubblicarne i risultati sul web, facilitando l'eventuale fuga di Osama, nel caso fossero veri. Ma anche e soprattutto di chi la mette in dubbio, come il professore della Ryerson University Murtaza Haider, di origini pachistane: con una lettera pubblicata dalla stessa International Review, ha fatto notare come difficilmente un sunnita come bin Laden cercherebbe nascondiglio nell'unica città a maggioranza sciita della regione tribale del Pakistan. Tuttavia riconosce quella carenza di intelligence nella zona da parte del governo Usa, stimolo che forse ha spinto Gillespie ad azzardare la soluzione, usando ragionamenti sì raffinati, ma anche una tecnologia ormai alla portata di tutti grazie a Google Earth. L'aspetto più interessante della ricerca sembra essere proprio una delle riflessioni fatte in conclusione: si è detto per molto tempo che bin Laden si nasconderebbe in una grotta, ma questo tipo di soluzione, spiega Gillespie, richiederebbe comunque un approvvigionamento continuo di viveri, medicine e altri beni, facilmente individuabile con la miriade di occhi elettronici in orbita nello spazio. Considerata la potenza dei satelliti spia americani, se bin Laden fosse veramente in una grotta, non lo avrebbero già stanato?


Articolo tratto da Corriere.it

23 febbraio 2009

I delinquenti ringraziano


Ronda su ronda

L’esordio delle temibili ronde padane a Padova è andato al di là di ogni più rosea (anzi verde) previsione. Alcune decine di siori e siore in menopausa, pittorescamente addobbati da Carnevale della sicurezza e scortati da alcuni parlamentari di Lega e An a favore di telecamera, si sono mobilitati con aria minacciosa contro il crimine che notoriamente dilaga e altrettanto notoriamente suole passeggiare nel dopocena a volto scoperto per le strade e le piazze delle grandi città. Purtroppo l’altra sera, la sera della «prima», nessuno stupratore, rapinatore, borseggiatore, topo d’appartamento s’è fatto scovare e ammanettare dall’invincibile armata. Forse erano in ferie, o in pausa settimanale, o più probabilmente han preferito agire di nascosto, lontano da occhi e telecamere indiscreti. Magari svaligiando la villetta di un rondista, profittando della momentanea assenza del padrone di casa impegnato nella ronda. In compenso la pattuglia dei tutori dell’ordine privatizzato s’è imbattuta nella sua parodia speculare: la «Rondinella rossa» di Rifondazione comunista, anch’essa molto variopinta grazie alle maschere e ai cappellini del Carnevale tradizionale. Rondisti e controrondisti sono subito venuti alle mani: spintoni, insulti, qualche uovo marchiato col «Sole delle Alpi» padano. Fortuna che c’era la Digos, presente in forze a far da cuscinetto fra gli opposti rondismi per evitare guai peggiori. È la prova che le ronde servono: quando scendono in strada, la polizia deve dedicarsi a loro anziché ai delinquenti. Che ringraziano sentitamente il governo della sicurezza. La loro.

Articolo tratto da L'Unità.it

Dare più risorse alle forze dell'ordine (che magari sono anche addestrate per compiere il lavoro) no?!

10 dicembre 2008

Spleen esistenziale...


Banda di ragazzini distrugge stazione «Ci annoiavamo, che male c'è?»

Denunciati quattro maschi e tre femmine tra i 13 e i 17 anni. I genitori: «Non hanno fatto male a nessuno»

Non sapevano come festeggiare Halloween, cercavano emozioni forti, volevano andare oltre la noia e la routine, oltre il lecito. Ecco perché sette ragazzini di Avigliana (Torino), quattro maschi e tre femmine tra i 13 e i 17 anni, la notte del 31 ottobre hanno distrutto a calci la cabina di un ascensore per disabili nella locale stazione ferroviaria. Individuati grazie alle riprese della telecamera di sicurezza, sono stati denunciati dai carabinieri di Torino. I quali sono rimasti parecchio stupiti quando, interrogando gli autori dell'atto vandalico, si sono sentiti rispondere: «L'abbiamo fatto per noia, per divertirci un po' tutti insieme, ma in fondo cosa avremo fatto mai di così grave?». Uno di loro però ha ammesso di essere anche arrabbiato, oltre che annoiato.
Un atteggiamento, quello di minimizzare l'accaduto, tenuto, sempre davanti agli inquirenti, anche da alcuni dei genitori dei ragazzi: «Hanno fatto dei danni, è vero, ma non hanno fatto male a nessuno». Altri però se la sono presa con i figli. Resta il fatto che i sette ragazzini, tutti di famiglie "bene", la notte del 31 ottobre andavano in giro per il paese completamente ubriachi. Nelle riprese si vede anche uno dei ragazzini svenire per il troppo alcol. Non solo: i carabinieri hanno appurato che nei giorni seguenti alla bravata, i sette hanno raccontato l'accaduto ai compagni di scuola, vantandosene. E che allo stesso gruppo va attribuito un analogo episodio di vandalismo, nella sala d'attesa della stazione, la notte del 22 ottobre. Anche in quel caso, come hanno ammesso loro stessi, erano ubriachi: nelle riprese si vede una ragazza appendersi a una finestra distruggendola e l'intero gruppetto accanirsi sul controsoffitto in cartongesso della stanza lanciandosi i pezzi.
Le Ferrovie presenteranno richiesta di risarcimento danni presso la Procura di Torino: una cifra intorno ai 6mila euro che peserà sulle tasche dei genitori dei ragazzini. I sette sono compagni di scuola, anche se di classi diverse, o vicini di casa. Avigliana è un piccolo paese della cintura di Torino dove tutti si conoscono, cosa che ha permesso al capostazione di riconoscere facilmente i ragazzi nelle riprese. Il risultato comunque è stato che le Ferrovie hanno disposto la chiusura della sala d'aspetto, prima aperta tutta la notte, dalle 22 alle 6. Il locale era divenuto negli ultimi tempi un luogo di ritrovo per i giovani, spesso usato per ubriacarsi lontano dagli occhi dei genitori.

Articolo tratto da Corriere.it

Poverini, non hanno fatto male a nessuno, si volevano solo divertire!

Rapporto annuale della fame nel mondo: "un settore" che non è mai in calo!


Salgono a 963 milioni le persone che soffrono la fame


Altri 40 milioni di persone si sono aggiunti quest'anno alla lunga lista di coloro che soffrono la fame, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi alimentari, secondo stime preliminari pubblicate oggi dalla Fao. Questo porta il numero complessivo delle persone sottonutrite al mondo a 963 milioni, rispetto ai 923 milioni del 2007. E l'attuale crisi finanziaria ed economica - avverte l'agenzia delle Nazioni Unite - potrebbe far lievitare ulteriormente questa cifra.
«I prezzi alimentari sono calati dall'inizio del 2008, ma l'abbassamento dei prezzi non ha messo fine alla crisi alimentare di molti paesi poveri», ha dichiarato il Vice Direttore Generale della Fao Hafez Ghanem, alla presentazione della nuova edizione del rapporto Fao sulla fame. I prezzi dei principali cereali sono calati di oltre il 50 per cento rispetto al picco raggiunto agli inizi del 2008, ma rimangono tuttavia alti rispetto agli anni precedenti. Nonostante il sensibile calo degli ultimi mesi, l'Indice Fao dei prezzi alimentari nell'ottobre 2008 era ancora un 20 per cento più alto rispetto all'ottobre 2006.
Con i prezzi delle sementi e dei fertilizzanti (ma anche di altri input) più che raddoppiati rispetto al 2006, i contadini poveri non sono stati nelle condizioni di poter aumentare la produzione. Ma gli agricoltori più ricchi, soprattutto nei paesi sviluppati, sono riusciti a sostenere i prezzi più alti e ad espandere le semine. Di conseguenza la produzione cerealicola dei paesi sviluppati è probabile aumenti di almeno il 10 per cento nel 2008. L'aumento nei paesi in via di sviluppo potrebbe non essere superiore all'uno per cento.
«Se i prezzi più bassi e la stretta creditizia associati alla crisi economica costringeranno gli agricoltori a diminuire le semine, l'anno prossimo potrebbe verificarsi un'altra drammatica ondata di prezzi alimentari alti», aggiunge Ghanem. «L'obiettivo del Vertice dell'alimentazione del 1996 di dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame entro il 2015 richiede un forte impegno politico e finanziario di almeno 30 miliardi di dollari l'anno per l'agricoltura e per le misure di protezione sociale delle popolazioni povere».
La stragrande maggioranza delle persone sottonutrite - 907 milioni - vive nei paesi in via di sviluppo, secondo i dati 2007 riportati nel rapporto. Di questi, il 65 per cento vive in soli 7 paesi: India, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Indonesia, Pakistan ed Etiopia. I progressi in questi paesi molto popolosi inciderebbero in modo significativo sulla riduzione globale del numero degli affamati. Popolazione numerosa e progressi relativamente lenti nella riduzione della fame fanno sì che circa due terzi di coloro che soffrono la fame vivano in Asia (583 milioni nel 2007). In compenso però alcuni paesi del sud-est asiatico, come la Thailandia ed il Vietnam, hanno fatto notevoli passi avanti verso il raggiungimento dell'obiettivo del Vertice dell'alimentazione, mentre Asia del sud ed Asia centrale hanno registrato una battuta d'arresto nella riduzione della fame.
Nell'Africa sub-sahariana una persona su tre - vale a dire circa 236 milioni nel 2007 - è cronicamente affamata, dato che rappresenta la proporzione più alta di persone sottonutrite sul totale della popolazione, fa notare il rapporto. Il grosso di questo aumento si è registrato in un singolo paese, la Repubblica Democratica del Congo, conseguenza della persistente situazione di conflitto, da 11 milioni il numero è lievitato a 43 milioni (nel 2003-05) portando la proporzione delle persone sottonutrite dal 29 al 76 per cento del totale.
Nell'insieme l'Africa sub-sahariana ha fatto qualche passo avanti nella riduzione della proporzione delle persone che soffrono la fame cronica passando dal 34 per cento del biennio 1995-97 al 30 per cento del biennio 2003-2005. Ghana, Congo, Nigeria, Mozambico e Malawi sono i paesi che hanno registrato la riduzione più marcata. Il Ghana è il solo paese che ha raggiunto sia l'obiettivo di riduzione del numero, stabilito dal Vertice dell'alimentazione, sia quello della diminuzione della proporzione, stabilito dagli Obiettivi di sviluppo del Millennio. La crescita della produzione agricola è stata senz'altro il fattore decisivo di questo successo.
La regione dell'America latina e Carabi era quella che nel 2007 aveva registrato i maggiori passi avanti nella riduzione della fame prima dell'impennata dei prezzi alimentari, che ha fatto salire il numero delle persone affamate a 51 milioni. I paesi del Vicino Oriente e del Nord Africa hanno in generale registrato bassi livelli di persone sottonutrite, ma conflitti (Afghanistan ed Iraq) e rialzo dei prezzi alimentari hanno fatto salire il numero dei sottonutriti dai 15 milioni del biennio 1990-92 a 37 milioni nel 2007.
Alcuni paesi erano sulla buona strada per il raggiungimento dell'obiettivo del Vertice prima che i prezzi alimentari schizzassero in alto, ma «perfino questi paesi hanno subito delle battute d'arresto e parte dei progressi fatti sono stati cancellati a causa dei prezzi alti. La crisi ha principalmente colpito i più poveri, i senza terra ed i nuclei familiari con donne capofamiglia», ha detto Ghanem. «Ci vorrà un enorme e risoluto impegno a livello globale ed azioni concrete per ridurre il numero di coloro che soffrono la fame cronica di 500 milioni entro il 2015». La situazione potrebbe ulteriormente deteriorarsi man mano che la crisi finanziaria colpirà le economie reali di nuovi paesi.
Una domanda ridotta nei paesi sviluppati minaccia i redditi dei paesi in via di sviluppo attraverso le esportazioni. Sono inoltre a rischio le rimesse di denaro, gli investimenti e tutti gli altri movimenti di capitale, compresi gli aiuti allo sviluppo. Le economie emergenti in particolare saranno quelle che subiranno gli effetti della stretta creditizia più a lungo, anche se la crisi dovesse essere di breve durata.

Articolo tratto da Unità.it

Sete di vendetta


Iran, impiccato per alcuni minuti e deposto ancora vivo per vendetta
Giustiziato «a metà» per volontà dei familiari della vittima. Danni irreversibili a cervello e spina dorsale.

Un uomo condannato a morte in Iran è stato lasciato pendere a lungo dalla forca prima di essere deposto ancora vivo, ma con probabili danni irreversibili al cervello e alla spina dorsale, per volere dei familiari della persona che aveva ucciso. L'episodio è avvenuto domenica a Kazerun, città nel sud del Paese, secondo quanto scrive l'agenzia Irna, che titola la notizia «dolce epilogo di una esecuzione».
Un epilogo arrivato però dopo che il condannato, secondo la stessa agenzia, era rimasto appeso «per alcuni minuti».
Un tempo sufficiente per subire danni irrimediabili.
Secondo i dettami della legge islamica vigente in Iran, il condannato a morte per omicidio ha salva la vita se i familiari della vittima gli concedono il «perdono», in cambio di un risarcimento in denaro. In questo caso, evidentemente, i parenti della vittima hanno voluto assaporare la sofferenza del condannato prima di fermare l'esecuzione e intascare il denaro.

Articolo tratto da Corriere.it

Evviva la legge del taglione...che brutte cose!

08 novembre 2008

Speranze...


Un po' Clinton, un po' Reagan il nuovo stile della Casa Bianca

Afrontare subito il pubblico: lo fece soltanto il presidente Kennedy con i topolini della stampa. La battuta sul cane: sarà un incrocio come me.

Poiché la presidenza americana è stile, prima ancora che sostanza, se guidare una nazione di nazioni come questa è capacità di parlare direttamente alla gente, prima ancora di pretendere di governarla, è davvero cominciato un giorno nuovo, negli Stati Uniti.
Uno nel quale il futuro presidente sa addirittura prendere in giro sè stesso, non gli altri, e promette di regalare alle bambine un cagnolino senza pedigree, un mutt, un incrocio di razze, "come sono io", sdrammatizzando con una parola sola tutta la retorica debordante del "nero alla Casa Bianca". E ricordarci, sorridendo, che tutti, al mondo, siamo mutt, incroci di razze diverse, come lui.
Per fare quello che soltanto il suo ovvio modello, Kennedy nel 1960, fece, affrontare subito, a urne ancora calde l'esame pubblico della conferenza stampa per dirci, implicitamente e quasi subliminalmente, che lui non ha paura di quello che lo aspetta e dunque neppure noi dobbiamo avere paura, ha scelto un giorno di nuovi, e spaventosi scricchiolii dell'economia americana. 240 mila disoccupati in più, un milione e 200 mila posti di lavoro scomparsi soltanto quest'anno, la General Motors che fa sapere di avere finito i soldi.
Lo fa non perché abbia soluzioni miracolose da offrire per raddrizzare il bilancio catastrofico ereditato dal predecessore Bush, oltre l'attesa promessa di un "stimolo" di una nuova pioggia di assegni e di riduzioni fiscali per la classe media, ma per indicare da subito quale sarà il proprio stile di governo, la "trasparenza" che aveva promesso, quella voglia di "assumersi le responsabilità".
Come Reagan giocava al buon padre che rimbocca le coperte ai bambini la sera, così Barack Obama vuol dare il senso, e non ancora la sostanza, che lassù, all'ultimo piano del potere, sta entrando un giovane adulto. Non più un vecchio ragazzo.
John F. Kennedy, che adorava il rischio delle conferenze stampa e si divertiva a bluffare con i giornalisti, attese appena 48 ore, dalla vittoria strettissima dell'8 novembre al giovedì successivo, il 10, per convocare la stampa e affrontare subito il problema della Guerra Fredda. Lui ha aspettato 72 ore per mostrarci che cosa sarà "l'Obama Style", il doppio volto di un uomo capace di voli retorici quando servono per eccitare la folla, "Yes we Can!", di autoironia, per smontare il "culto" del "nero" e ricordarci che lui è, come il futuro cagnetto, tanto bianco quando nero, ma anche di gelida serietà, quando la festa finisce e arriva il conto.
Lo "stile Obama" non è quello di Kennedy, del gattone che gioca con i topolini della "press" e magari mente, come fece JFK negando di avere problemi di salute. Il "presidente eletto" come vuole il suo titolo prima del 20 gennaio, semmai ricorda quello di Franklyn Roosevelt e del suo "la sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa".
Obama è un centrista clintoniano, non quel "marxista in pectore" che la campagna avversaria aveva cercato invano di dipingere, un seguace di quel "parlare a sinistra e governare al centro" che Clinton, un altro che assaporava le conferenze stampa fino a quando fu costretto a parlare non di politica ma a mentire su "relazioni sessuali che non ho mai avuto", aveva adottato.
Governare al centro, per la classe media che è di operai come di impiegati e di "Joe l'Idraulico", è la sua proposta rivoluzionaria, dopo 8 anni di politica fiscale che aveva risucchiato la ricchezza proprio dalla classe media verso l'alto, senza ricadere. Riorientare la grande nave del governo federale verso i "paycheck" le buste paga, e non i dividendi o i bonus, è la prima cosa che ha detto ieri da "eletto", con quella serietà vellutata, ma ferrea, cordiale e distante, come vuole la "gravitas" delle istituzioni che è il suo "stile". Di uno che capito che questa terribile fine 2008 non è tempo di barzellette. Il coro muto dei clintoniani che gli facevano da sfondo, a cominciare dal suo nuovo capo di gabinetto, un altro prodotto di quella dura, cinica, realista "scuola politica di Chicago", Rahm Emanuel, era la testimonianza che il clintonismo senza Clinton è tornato alla Casa Bianca. Un Obama 1 che comincia a somigliare a un Clinton 3.
Chi ricorda le esitanti conferenze stampa di "W" Bush che le centellinava per paura, la rabbia torva di Nixon che gridava "non sono un mascalzone", sapendo di esserlo, il tedio mortifero dell'ingegnere Jimmy Carter che passava dal misticismo alla pignoleria del tecnico che spiega il funzionamento di un reattore, non può non rallegrarsi che alla Casa Bianca sia tornato qualcuno che avvicina l'abilità comunicativa di Reagan, la composta serietà di Bush il Vecchio, la capacità di sorridere, quando è giusto farlo, di Kennedy, discutendo anche del cagnetto per le bambine.
Scelta per la quale, "ho consultato ex presidenti e il presidente in carica", il cui terrier ieri ha morso la mano di un reporter, forse geloso del futuro "first dog" che lo soppianterà, del nuovo "cane supremo" e allegramente "bastardini".
Anche chi gli aveva votato contro, pensando all'arrivo di un ideologo con piani quinquennali in tasca, ha visto che alla Casa Bianca non è arrivato soltanto un uomo giovane, snello ed elegante. Ma qualcuno che invece di provare pietà per i poverelli, come proclamava Bush il "conservatore compassionevole", sa che la macchina del governo, la sola lobby dei senza lobby, deve riportarli al centro del proprio lavoro. O rischiare di distruggere il "sogno" di tutti, non soltanto quello, ora finalmente realizzato, di Martin Luther King.

Articolo tratto da Repubblica.it

Un'altra guerra senza fine


Congo, ancora scontri.
Dall'Onu appello alla pace


«La situazione nell'est del Repubblica congolese è drammatica, occorre un'immediata applicazione tutti gli accordi già firmati per garantire una pace e una stabilità durevoli nella regione».
A lanciare l'ennesimo allarme sulla crisi in Congo è stato il segretario delle Nazioni Unite, Ban
Ki-Moon, durante il summit internazionale tenutosi venerdì a Nairobi.
Al termine dei lavori, i capi di Stato hanno rivolto un appello per un «cessate il fuoco immediato» e la creazione di un corridoio umanitario per assistere la popolazione civile. A margine della conferenza, alla quale hanno partecipato anche i presidenti della Repubblica congolese, Joseph Kabila, e del Ruanda, Paul Kagame, i rappresentati degli Stati africani hanno dichiarato di essere disponib
ili a inviare forze di peacekeeper, e hanno chiesto all'Onu di rendere più forte il mandato dei caschi blu che operano già nella regione, rifornendoli di risorse adeguate. Immediata è stata la risposta delle milizie ribelli del Congresso Nazionale del Popolo, che hanno definito il vertice «un'altra riunione inutile».
Una
dichiarazione che rispecchia la chiusura di ogni fronte diplomatico e la drammaticità di un conflitto che rischia di estendersi a tutta la regione dei Grandi laghi africani. Intanto, nell'epicentro della guerra civile, la provincia settentrionale del Kivu, sono ripresi gli scontri fra i ribelli guidati da Laurent Nkunda e i Mai-Mai, i miliziani filo-governativi congolesi fiancheggiati adesso dalle truppe dell'Esercito angolano. Nella città di Kibati, a una decina di chilometri da Goma, capoluogo del Kivu, i combattimenti tra i fronti opposti hanno seminato il panico fra i rifugiati di un campo profughi, in attesa di ricevere cibo dal Pam, il Programma alimentare mondiale dell'Onu.
E a Goma, dove non si ferma l'esodo di migliaia di profughi, in fuga dalla scia di sangue provocata da ribelli e miliziani, la condizione dei rifugiati, in emergenza alimentare e sanitaria, è sempre più disperata. Secondo l'Onu, che ha inviato nel Kivu un'equipe di ispettori per indagare sulla violazione dei diritti umani e sul massacro di 20 persone da parte dei ribelli congolesi, gli sfo
llati nei campi di profughi a nord di Goma sarebbero almeno 65 mila, e altre migliaia starebbero per arrivare. L'unica notizia positiva arriva dal ministero degli Esteri tedesco, e riguarda Thomas Scheen, il giornalista belga corrispondente del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung rapito martedì scorso nei territori a nord-est del Congo durante un combattimento tra miliziani e ribelli.
Scheen sarebbe in salvo e nelle mani della Monuc, la missione di caschi blu delle Nazioni Unite.

Articolo tratto da L'Unità.it

Lezioni di volo...per "ciechi"


Pilota perde la vista in volo per un infarto atterra guidato da un collega della Raf

E' successo nel Regno Unito. Alla guida di un piccolo Cessna, l'uomo ha lanciato l'allarme. Un comandante della Royal Air Force lo ha aiutato. Adesso è in ospedale.



Gli viene un infarto mentre pilotava un aereo, e perde la vista. Il pilota britannico, Jim O'Neill, ha lanciato subito l'allarme, ed è stato guidato nell'atterraggio da un pilota militare. Lo ha annunciato la Raf (Royal Air Force), l'aviazione militare britannica.
O'Neill ha chiesto aiuto dopo che improvvisamente ha perso la vista, 40 minuti dopo il decollo durante un volo in solitario dalla Scozia al Sud-Est dell'Inghilterra. Secondo la Bbc il pilota, che si trovava a bordo di un piccolo Cessna, ha perso la vista a 5.500 piedi (1.676 metri) di altezza. "E' stato terribile - ha detto il pilota - improvvisamente, non riuscivo a vedere il quadrante davanti a me".
In un comunicato stampa l'aviazione ha riferito che O'Neill ha inizialmente creduto di essere stato "abbagliato" dall'intensità della luce del sole e ha effettuato una chiamata d'emergenza chiedendo aiuto.
Successivamente si è reso conto che qualcosa di più serio stava accadendo e ha detto: "Voglio atterrare, il più presto possibile".
Il comandante della Raf, Paul Gerrard, stava proprio per fine un volo di addestramento nelle vicinanze ed è stato scelto per aiutare il pilota in panne. Il 65enne è in cura in ospedale dove sta iniziando a riacquistare la vista.

Articolo tratto da Repubblica.it