12 maggio 2008

Guai addormentarsi


Soldati cinesi, gli aghi nel colletto

Foto choc pubblicate dal Daily Mail: ecco come il regime fa stare sull'attenti i militari.

Durante le Olimpiadi di Pechino saranno 94mila gli agenti impiegati a garantire la sicurezza, con le divise che «schiacceranno» in quantità il numero di atleti presenti, 10.500, per una proporzione di quasi nove ad uno. Da giornali e tv siamo abituati a vederli stare sull'attenti, impassibili, con la schiena dritta, quasi fossero robotizzati. Una serie di foto dettagliate pubblicate dal Daily Mail svela ora tuttavia il «segreto» di questi, all'apparenza, freddi militari cinesi.
Nel colletto, come rivelano alcune immagini pubblicate su diversi media, ci sono due aghi, per i quali diventa molto fastidioso, se non addirittura doloroso, abbassare il capo. Un espediente che ricorda vagamente i famosi sostegni alle palpebre in Arancia Meccanica che bloccano lo sbattimento delle ciglia. La Cina nel frattempo sta mettendo a punto le esercitazioni militari anti-terrorismo in vista dei Giochi olimpici del prossimo agosto: le truppe si concentreranno anche su possibili attacchi biochimici e nucleari, oltre che su operazioni di recupero in condizioni di emergenza.

Articolo tratto da Corriere.it

06 maggio 2008

Salvate Gazza da sè stesso


Il dramma di Gascoigne: tenta ancora il suicidio

Secondo il Sun l'ex nazionale inglese è stato ricoverato in ospedale dopo aver minacciato di togliersi la vita. Gazza avrebbe chiesto un coltello al personale di un albergo londinese, per tagliarsi i polsi. È intervenuta la polizia, riuscendo a fermarlo in tempo mentre tentava di affogarsi nella vasca da bagno.

Paul Gascoigne ha cercato di suicidarsi la notte scorsa, nel centralissimo “Millenium Hotel” di Sloane Street, a Londra, dove aveva appena preso una camera da 232 sterline a notte (295 euro). Lo scrive oggi il “Sun”, sebbene la notizia del nuovo ricovero in ospedale del tormentato campione domini tutte le prime pagine dei giornali. Il tabloid è, però, l’unico a parlare esplicitamente di suicidio e a raccontare con dovizia di particolari l’ultima uscita di testa di Gazza.
Stando alla ricostruzione del “Sun”, Gascoigne avrebbe terrorizzato lo staff dell’albergo cancellando un precedente ordine per una bistecca al sangue e chiedendo, invece, che gli portassero solo un coltello, con il quale diceva di volersi tagliare i polsi. Ovviamente, gli impiegati del room service se ne sono guardati bene dall’esaudire la richiesta e hanno piuttosto chiamato la polizia, ma, alla vista degli agenti, l’ex stella del Newcastle (a cui otto mesi fa è stata diagnosticata una grave forma di depressione) avrebbe tentato di annegarsi nel bagno. Da qui, la decisione di ricoverarlo immediatamente in ospedale.
Prima di arrivare al Millenium verso l’una di pomeriggio di ieri, con addosso una giacca leopardata e un cappellaccio nero e stringendo al petto una mezza bottiglia di gin, Gascoigne aveva soggiornato al vicino “Mandarin Oriental Hotel”, dove si era distinto per la richiesta di avere della cocaina. “Era esageratamente vistoso – ha raccontato un testimone – e ubriaco in maniera paurosa. Una volta nella stanza, si è scolato tutto il gin e ha cominciato a chiamare il servizio in camera perché gli portassero dell’altro alcool, ma lo staff si è rifiutato di farlo. Ad un certo punto, ha telefonato per una bistecca, ma dopo pochi minuti ha cancellato l’ordine, dicendo che gli portassero solo il coltello da bistecca. Il cameriere gli ha risposto di no e abbiamo tutti cominciato a temere per la sua sicurezza, ma lui cercava di rassicurarci dicendo che aveva intenzione di parlare con il suo psichiatra”.
Ma la permanenza di Gazza al “Millenium Hotel” è durata giusto un’ora e mezza. “Abbiamo chiamato la polizia – ha proseguito l’uomo che lavora nell’albergo londinese – e quando i dieci agenti sono piombati nella sua stanza, l’hanno trovata completamente al buio, con mozziconi di sigaretta sparsi dappertutto e la bottiglia di gin aperta sul pavimento. Dal bagno arrivavano degli strani rumori e quando Gascoigne ci ha visto, si è messo a sbraitare: “Avevo ordinato della cocaina. Voglio della cocaina”. Allora i poliziotti sono entrati nella stanza da bagno e lo hanno trovato nudo e completamente immerso nell’acqua, che fra l’altro continuava a scendere dai rubinetti, mentre lui ripeteva che se non poteva uccidersi tagliandosi i polsi, allora si sarebbe annegato. Quindi, si è ficcato con la testa sotto l’acqua e a quel punto gli agenti sono intervenuti e lo hanno tirato fuori dalla vasca da bagno, lo hanno fatto vestire e lo hanno accompagnato alla reception. Gascoigne piangeva, era fuori di sé e continuava ad urlare che non voleva andare via con loro e che voleva parlare con il suo psichiatra. Fuori dall’hotel, si è rifiutato di salire nell’auto della polizia ed è venuto anche alle mani con gli agenti. Si è calmato solo quando loro hanno accettato di portarlo in ospedale senza manette”.
Stando a quanto confermato anche da Scotland Yard, l’ex leggenda di Tottenham, Lazio e Inghilterra sarebbe stato ricoverato al “Chelsea and Westminster Hospital” di Londra. “Un uomo ha causato alcuni problemi in un hotel ed è stato portato in ospedale per degli accertamenti – ha spiegato un portavoce della polizia – ma non è stata mossa alcuna accusa contro di lui”. Questo ennesimo scandalo è arrivato al termine di un weekend già particolarmente sopra le righe per Gascoigne, che sabato era stato messo alla porta del “Royal Garden Hotel” di Kensignton per aver ripetutamente fatto saltare l’allarme antincendio della sua stanza. Poche ore prima, invece, Gazza era stato da Cobella Akga (un parrucchiere in High Street Kensignton) per farsi tingere i capelli rosso fuoco. Ma il risultato non gli doveva essere piaciuto granché, visto che poco dopo aveva deciso di radersi completamente la testa, modello Britney Spears in piena tempesta depressiva.

Articolo tratto da Gazzetta.it

Che pena...certo che cercare di annegarsi in una vasca da bagno non è proprio così semplice!

La madre degli imbecilli è sempre incinta


Verona, presi gli ultimi due aggressori

Sono tornati dall'inghilterra e si sono costituiti. Dichiarato morto Nicola Tommasoli, il 29enne aggredito da 5 neonazisti. I genitori: sì all'espianto degli organi.

Presi anche gli ultimi due presunti componenti del gruppo che ha picchiato a morte Nicola Tommasoli la notte del primo maggio nel centro di Verona. Federico Perini, 20 anni, e Nicolò Veneri, 19, entrambi veronesi, sono tornati da Londra la notte tra lunedì e martedì per costituirsi. Bloccati dalla Digos all'aeroporto di Orio al Serio, sono stati portati nel carcere veronese di Montorio. I due hanno confessato, come avevano fatto gli altri tre componenti del gruppo neonazista. Le indagini, anche grazie alle immagini registrate da telecamere, si sono subito indirizzate verso simpatizzanti della estrema destra. L'aggressione però non avrebbe avuto motivazioni politiche: la vittima, assieme a due amici, aveva negato una sigaretta al gruppo. Il primo ad essere stato bloccato dagli investigatori era stato Raffaele Delle Donne, 19 anni, studente, poi lunedì il fermo di Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario. All'appello mancavano gli ultimi due, che risultavano fuggiti all'estero, prima in Austria e poi in Inghilterra. Poi anche per loro si è chiuso il cerchio.
Dunque non ce l'ha fatta Nicola Tommasoli, il giovane rimasto vittima della brutale aggressione ad opera del gruppo di cinque neonazisti. L'ospedale Borgo Trento di Verona lo ha dichiarato clinicamente morto. I genitori del ragazzo hanno deciso di donare gli organi. È passata da lesioni gravissime a omicidio l'ipotesi d'accusa nel fascicolo d'inchiesta per l'aggressione di Tommasoli. L'autopsia sul corpo di Nicola sarà disposta martedì mattina. La morte sarebbe riconducibile al vasto ematoma alla testa causato dai calci ricevuti.
Il 30 aprile scorso Raffaele Dalle Donne, in compagnia di altri due giovani, soprannominati Peri e Tarabuio (gli ultimi due fermati), è in centro per bere qualcosa in un noto caffè dove si trova gran parte della gioventù cittadina. Sono circa le 23 e ai primi tre si aggiungono anche altri due, Corsi e Vesentini, due ragazzi della provincia che frequentano anche loro la curva sud dello stadio «Bentegodi». I cinque bevono un po' e poi si spostano per le vie del centro e raggiungono un altro pub. Verso le due di notte, notano tre ragazzi che stanno fumando sulla strada. Corsi si avvicina e chiede sgarbatamente una sigaretta, la risposta è un no secco e poi partono gli insulti da parte dei cinque ultrà. I tre ragazzi che fumavano replicano alle parole e quindi si passa alle mani. Sono gli aggressori che cominciano a menare schiaffi contro gli altri tre continuando ad apostrofarli per chiedere una sigaretta: «Codino - dice uno degli aggressori rivolgendosi a un ragazzo che ha la coda di cavallo - dammi una sigaretta». Nella rissa Tommasoli cade a terra e due degli aggressori gli sferrano un calcio alla testa. Gli autori del pestaggio fuggono immediatamente, Dalle Donne, Peri e Tarabuio vanno a casa, gli altri due tornano a Illasi (Verona), il paese dove abitano. In ospedale, intanto, Nicola Tommasoli è già in fin di vita ricoverato in terapia intensiva con un edema cerebrale. Per lui non ci sarà nulla da fare.

Articolo tratto da Corriere.it

Chissà quale giustificazione sociologica cercheranno di trovare per queste teste...vuote...

05 maggio 2008

In cammino


Un Grande Pellegrinaggio per la Pace. La lunga marcia a Namugongo Shrine.


Il Kenya è una nazione che cammina. Ogni giorno, migliaia di residenti negli slum camminano dai vari slum fino al centro della città e all’area industriale di Nairobi per lavorare. In un paese in cui la maggioranza che effettua i lavori più duri è terribilmente sottopagata e i costi dei trasporti pubblici stanno peggiorando, la maggior parte dei Keniani non può permettersi il rischio di viaggiare coi mezzi pubblici per paura di non poter arrivare alla fine del mese col misero salario. Come risultato, il Kenya si è rapidamente trasformato dallo slogan del Presidente Mwai Kibaki’s di essere una nazione che lavora in quello di essere una nazione che cammina. Perché allora diamine qualunque persona che cammina dovrebbe far notizia se camminare è il principale alimento del Kenya? Un gruppo di trenta pellegrini ha la risposta.
Il 24 Maggio 2008 alle otto in punto, un gruppo di trenta Cristiani provenienti principalmente dagli slum e dalle parrocchie che sono state più duramente colpite dalle elezioni generali del 27 Dicembre 2007 in Kenya, partiranno per un pellegrinaggio a Namugongo Shrine in Uganda. Il ritorno è previsto per il 5 Giugno. Il gruppo che comprende i rappresentanti di circa diciassette Parrocchie Cattoliche di Nairobi farà la grande marcia al Namugongo Shrine in Uganda.
Il santuario è conosciuto a livello internazionale come luogo di pellegrinaggio per onorare i famosi martiri dell’Uganda. Ogni anno, centinaia di migliaia di Keniani attraversano il confine verso l’Uganda per pregare, riflettere e condividere con i loro fratelli Ugandesi l’intenzione di vivere e di continuare i sogni dei Martiri Ugandesi che furono uccisi a causa della loro fede Cristiana. Quest’anno non è un anno ordinario per il Kenya. Durante le Elezioni Generali di Dicembre, dieci milioni di Keniani si mobilitarono per esercitare il loro democratico diritto e votarono per i candidati di loro scelta, ma la registrazione dei risultati presidenziali quasi sprofondò il paese in una guerra civile.
Il presidente della Commissione Elettorale Samwel Kivuitu dichiarò Mwai Kibaki vincitore delle elezioni. I risultati furono respinti dall’ Orange Democratic Movement Party che sosteneva che il suo candidato presidenziale Raila Odinga aveva vinto le elezioni. Questo suscitò proteste in tutto il paese e la situazione peggiorò quando Samwel Kivuiti stesso ammise in un’intervista ai media che egli non sapeva chi avesse realmente vinto le elezioni. Gli scontri provocarono la morte di circa mille e cinquecento Keniani, circa 350.000 sfollati, e proprietà per miliardi di scellini Keniani andarono perdute per distruzioni e saccheggi. Emerse subito che la tragedia delle elezioni generali non era che una provocazione per approfondire rancori etnici e una rampa di lancio per richiamare e indirizzare storiche ingiustizie, specialmente quelle che riguardavano i diritti della terra.
L’odio era così grande che perfino dopo che un accordo fu firmato tra i principali partiti politici, accordo che portò alla formazione di un governo di grande coalizione, i cittadini restarono divisi. I criminali e le sette illegali presero letteralmente il potere nel paese. Poiché il Kenya si avvicinava al tracollo, The Catholic Church si è unita con altri Keniani nel guarire le ferite che affliggevano il Kenya. Da qui nasce Post Election Peace Initiative.
Perciò il pellegrinaggio passerà attraverso aree quali Limuru, Naivasha, Nakuru, Molo, Eldoret, Mount Elgon, Kisumu e Malanda che furono tra le aree più colpite. La scelta dei pellegrini è molto significativa dal momento che tutti i maggiori slum di Nairobi furono gli epicentri di questa violenza tribale politicamente istigata. Come vittime della violenza post-elettorale, i pellegrini provenienti principalmente dagli slum porteranno alle persone internamente rifugiate, durante tutto il viaggio, messaggi di amore, pace e riconciliazione. Il gruppo percorrerà almeno venti chilometri al giorno, a piedi, come viva memoria della sofferenza causata dalla mancanza di pace e di come costa caro riavere la pace dopo che l’abbiamo lasciata sfuggire di mano. Il pellegrinaggio durerà tredici giorni. Durante questi giorni i pellegrini avranno momenti di riflessione con diverse parrocchie e diocesi.
Da ogni tappa, i Cristiani di queste parrocchie e diocesi si uniranno ai pellegrini per un cammino di alcuni chilometri. Visiteranno anche parecchi Internally Displaced Persons Camps. Il Peace Pilgrimage sarà una di una serie di attività delineate dalla Kenya Catholic Episcopal Conference in unione con le varie parrocchie partecipanti dell’Archidiocesi di Nairobi. Il team dei costruttori di pace che opera sotto il nome di ‘Post Election Peace Initiative’ sotto la gestione dell’appena nominato Nyeri Archbishop Peter Kairo, ha sei commissioni che diffondono diverse iniziative. Queste commissioni sono: Youth United for Peace in Kenya, Counselling and Liturgy, Symposium, Mass Media, Channel of Peace and Truth and Justice Commission. Il pellegrinaggio è un’iniziativa di The Channel of Peace Commission presieduto da Padre Daniele Moschetti, The Priest-In-Charge di St. John Catholic Church Korogocho, Kariobangi Parish e coordinatore di Kutoka Network.
Altre attività organizzate da The Channel of Peace Commission includono un Peace Football Tournament e Concerto con famosi musicisti come Erik Wainaina il 14 Giugno 2008 al Kasarani Stadium, pubblicazioni su temi quali giustizia & pace, materiale e opuscoli pubblicitari, scuola di politica ed educazione civica, costruzione di edifici di pace e sostegno per la nomina di pubblici servizi e strade con nomi di pace. Quando i pellegrini partiranno da Nairobi per Namungongo Shrine in Uganda, i Keniani devono assumersi il solenne impegno di rispettare i martiri delle agitazioni politiche Keniane non permettendo mai che una tale calamità colpisca ancora il nostro paese.
Ogni keniano è chiamato a riconciliarsi con se stesso e a vivere in pace e armonia come fratelli e sorelle. La classe politica è chiamata ad offrire una leadership prudente e a guidare i rispettivi sostenitori verso una consapevole leadership di progresso e sviluppo. Mai più i Keniani devono cadere così in basso!!

Lo Scrivente è il segretario di The Channel of Peace Commission.
Per ulteriori informazioni contattare :
Fr. Daniele Moschetti, 0733 702972
Japheth Oluoch Ogolla, 0724 26175
PILGRIMAGE ROUT






Data Tappa
24.05.08 Nairobi- Limuru - Naivasha
25.05.08 Naivasha – Nakuru
26.05.08 Nakuru-Molo - Kisumu
27.05.08 Kisumu - Eldoret
28.05.08 Sharing with people of Eldoret
29.05.08 Eldoret- Mt. Elgon
30.05.08 Mt.Elgon-Mulanda
31.05.08 Sharing with Displaced in Mulanda
01.06.08 Mulanda-Jinja
02.06.08 Jinja-Namugongo-Vigil Night
03.06.08 Uganda’s Martyrs day
04.06.08 Rest at Namugongo
05.06.08 Namugongo-Nairobi

Articolo tratto da Korogocho.org

Cura rinvigorente


India, neonati giù dalla torre

Incredibile rituale benaugurante celebrato ogni anno da musulmani e indù.

Sono scene
agghiaccianti: nel villaggio di Solapur, nello stato di Maharashtra nell'India centro-occidentale, viene celebrato ogni anno un rituale che ha dell'incredibile. I neonati vengono gettati nel vuoto da un torre alta 15 metri.
I piccoli cadono poi, sani e salvi ma assai scossi, su un telo tenuto dai devoti. I piccoli hanno tra i 9 e gli 11 mesi d'età. Secondo quanto riportano gli organi di stampa locali questo pericoloso atto di de
vozione si svolge da oltre 500 anni e ha il solo fine di donare salute al bambino. Nessuna tragedia sarebbe accaduta finora, assicurano gli abitanti. All'impressionante spettacolo assistono sia indù che mussulmani mentre le forze di polizia locali si limitano a garantire la sicurezza dell'intero svolgimento.
«Fa bene al bambino; gli dà coraggio, intelligenza e forza», riferisce una madre. «Le persone hanno timore e devozione di Dio. Questa è un'antica tradizione ed è quello che queste persone vogliono», dice Ravikiran Mehta, un esponente politico locale.

Articolo tratto da Corriere.it

30 aprile 2008

Flipper è morto...in volo


Scontro tra delfini in volo: uno muore

Incidente durante un'esibizione in un parco acquatico della Florida. L'impatto è avvenuto al centro della vasca del Sea World di Orlando. Nessun pericolo per gli spettatori

In un parco acquatico della Florida un delfino è morto dopo essersi scontrato con un altro durante un'esibizione di acrobazie in aria.
«Si è trattato di uno sfortunato incidente - ha commentato il portavoce del Sea World di Orlando, Becca Bides -. Cercheremo di trovare un sistema perché questi episodi non accadono più in futuro».
Becca Bides ha spiegato che l'impatto tra i due delfini è avvenuto nella parte centrale della vasca, senza alcun pericolo per gli spettatori.

Articolo tratto da Corriere.it

Il "viaggio" è finito


È morto in Svizzera a 102 anni Albert Hofmann, il padre dell'Lsd

Inventò «per caso» L’acido più famoso del mondo nel 1938. Scoprì che una dose di appena 100 microgrammi può causare alterazione dei sensi per un periodo fino a 14 ore.

Il «padre dell’Lsd», Albert Hofmann, è morto questa notte all’età i 102 anni, nella sua casa di Burg, in Svizzera. Era nato l’11 gennaio dl 1906 Hofmann scoprì «per caso» nel 1938 l’Lsd, il dietilamide-25 dell’acido lisergico, una delle più potenti sostanze stupefacenti allucinogene conosciute. All’epoca lavorava come ricercatore per l’azienda chimica Sandoz. L’Lsd si rivelò però insoddisfacente nel corso della sperimentazione animale e non destò all’epoca alcun interesse fra gli scienziati.
Solo il 16 aprile del 1943 Hofmann ricreò il processo di sintesi dell’Lsd e scoprì gli incredibili effetti della droga: durante il procedimento infatti assorbì parte della sostanza attraverso la pelle.
Con sperimentazioni successive su se stesso Hofman scoprì e descrisse nei dettagli gli effetti dell’allucinogeno. Scrisse diversi libri sull’argomento, fra cui «Viaggi Acidi» e «LSD: il mio bambino difficile».
Una
tipica dose di appena 100 microgrammi può causare alterazione dei sensi e della memoria per un periodo dalle 6 alle 14 ore. Può produrre inoltre illusioni ottiche molto pronunciate e spettacolari fantasie oniriche.

Articolo tratto da Corriere.it

E adesso Alice come farà a tornare nel "Paese delle Meraviglie"?!!

28 aprile 2008

Notizie di "prima mano"


Notizie arrivate dal Saint Martin sull'emergenza profughi e sul lento ritorno alla normalità (?)


"In totale le persone uccise in Kenya, dopo le elezioni del dicembre 2007, sono state più di mille con un numero di sfollati (internal displaced) che si aggira intorno ai 500 mila. Fino alla metà di marzo 2008 in Nyahururu c’erano tre campi profughi allestiti in tre aree differenti della città che ospitavano in totale 20 mila persone.
Il sostegno del Saint Martin è stato di diverso tipo:
  • distribuzione di materiale vario (cibo, materassi, vestiti, coperte, ecc.);
  • assistenza sanitaria in collaborazione con l’ospedale governativo;
  • costo del trasporto per chi ha voluto raggiungere parenti o amici in altre zone ;
  • in collaborazione con altre chiese protestanti ha prodotto e distribuito materiale informativo con messaggi di pace e riconciliazione;
  • ha organizzato momenti ecumenici di preghiera per la pace;
  • counselling e accompagnamento psicologico.
Attualmente i tre campi non ci sono più, alcune famiglie hanno raggiunto familiari in altre zone del paese dove hanno trovato rifugio, altre hanno tentato di tornare nel territorio dal quale sono scappati per tentare una ricostruzione, molte famiglie si trovano ancora nel territorio di Nyahururu ma ospitati da volontari oppure in abitazioni in affitto temporaneo. Nonostante “non si veda” l’emergenza non è finita, anzi. Il Saint Martin si trova ancora in difficoltà per il livello economico precario sia delle famiglie che ospitano sia di quelle ospitate. Nel mercato locale i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati e c’è ancora bisogno di un sostegno diretto da parte dell’organizzazione.
Il problema principale è che non si vede, in tempi brevi, una possibile soluzione per queste persone. C’è una grande speranza nel nuovo governo, insediatosi finalmente la settimana scorsa, che ha promesso di fare qualcosa per correre in aiuto di chi è rimasto senza niente. La stagione delle piogge sta iniziando e coloro che sono ancora nelle tende in zone come Naivasha, Kisumu, Eldoret dovranno affrontare il problema delle epidemie se non si corre ai ripari subito.
La vita di Nyahururu, quella “visibile”, è ricominciata normalmente come se niente fosse, sembra che non ci siano strascichi, ma fanno molta paura le ferite che rimangono dentro al cuore delle vittime. Come potranno essere rimarginate le ferite, in quanto tempo, e se non vengono rimarginate cosa provocheranno in un futuro? Altre vittime? Altra violenza? Finché la povertà continuerà a segnare la vita di migliaia di persone in Kenya, colui che vuole fare del male al proprio fratello troverà sempre chi accetterà il suo denaro per commettere ingiustizie e violenze. Eppure non c’è altra soluzione che continuare a credere e ad investire nelle persone, nel loro cuore, nella loro generosità."

Lettera ricevuta tramite FondazioneFontana.org

L'orco incestuoso


Austria, arrestato padre per sequestro
e incesto su figlia
Per stabilire quali e quanti siano i figli nati dal rapporto ora dovranno essere eseguiti i test sul Dna

Orrore in Austria per un nuovo «caso Natascha Kampusch»: ad Amstetten, un uomo avrebbe tenuto rinchiusa per oltre ventiquattro anni la figlia in una cantina, abusando sessualmente della donna, e oggi sarebbe il padre-nonno dei 7 figli nati dall'incestuosa relazione. La notizia è stata diffusa dalla radio pubblica austriaca Orf e dall'agenzia Apa, a cui le autorità hanno confermato i sospetti. Le autorità sono incappate nella drammatica vicenda quando un uomo ha portato nell'ospedale di Amstetten una giovane 19enne in gravissime condizioni. Lui ha detto di aver trovato la ragazza in stato semi-incosciente; i medici hanno voluto cercare la madre, per capire come si fosse ammalata e hanno scoperto la vicenda. A quel punto sono scattate le ricerche della madre, che sentendosi braccata, avrebbe fatto ritrovare un biglietto con scritto: «Non cercatemi, sarebbe inutile e potrebbe soltanto acuire il mio dolore e quello dei miei figli». L'uomo avrebbe abusato sessualmente per anni della figlia, che oggi ha 42 anni, e sarebbe non solo il padre della giovane internata, che versa tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva, ma anche dei suoi sei fratelli.
La donna, Elisabeth F., ha detto alla polizia di aver avuto sette figli, uno dei quali morto subito dopo la nascita. Avrebbe iniziato a subire i primi abusi sessuali dal padre all'età di undici anni e che il 28 agosto del 1984 venne definitivamente rinchiusa in una stanza dello scantinato della loro casa. Ed è qui che la donna ha dato alla luce sette figli, di cui due gemelli, uno dei quali morto qualche giorno dopo la nascita perché non assistito abbastanza. Secondo il racconto di Elisabeth, il padre si occupò di liberarsi del corpo, bruciandolo. La polizia ha riferito che nel corso degli interrogatori la donna ha mostrato segni di «grandi disturbi» psicologici ed ha accettato di parlare solo dopo aver ricevuto l'assicurazione che non avrebbe più avuto alcun contatto con il padre e che le autorità si prenderanno cura dei suoi figli, tre ragazzi e tre ragazze di età compresa tra i 5 e i 20 anni. Il caso ricorda molto da vicino quello di Natasha Kampusch, la giovane tenuta segregata per 8 anni in una cantina di una casa alle porte di Vienna da il suo sequestratore- padrone.
La polizia austriaca ha arrestato l'uomo che ha 73 anni. La donna, che si chiama Elisabeth Fritzl secondo la tv, ha raccontato alla polizia di essere stata invitata dal padre nel 1984, quando aveva 18 anni, nella cantina della sua casa, nella cittadina di Amstetten, in Bassa Austria, dove è stata drogata e ammanettata.
«Durante i 24 anni di prigionia l'uomo ha abusato di lei in continuazione», spiega in una conferenza stampa il capo della polizia del land Bassa Austria, Franz Polzer. Per stabilire quali e quanti siano i figli ora dovranno essere eseguiti i test sul Dna. Il padre arrestato non ha rilasciato dichiarazioni.

Articolo tratto da Corriere.it

Che schifo, che tristezza...

23 aprile 2008

L'emergenza non è finita


Kenya: insediato nuovo governo, permane l'emergenza sfollati


"Dobbiamo e possiamo porre fine al circolo della violenza". Con queste parole, ieri, il presidente keniano, Emilio Mwai Kibaki, ha sancito l’insediamento del nuovo governo di coalizione che vede aseegnata la carica di Primo ministro al capo dell'opposizione, Raila Odinga. Quattro mesi dopo le elezioni del dicembre 2007 seguite da proteste e violenze che hanno provocato oltre 1500 morti e 300mila sfollati, l'accordo che ha portato alla spartizione del potere tra il Partito dell’Unità nazionale e il Movimento democratico Orange, è stato possibile grazie alla mediazione di Kofi Annan.
Tutto era iniziato il 27 dicembre scorso con la rielezione del presidente Mwai Kibaki alle elezioni. Uno scrutinio segnato da irregolarità e contestato con forza dall'opposizione guidata da Odinga al quale è seguita una crisi che ha fatto piombare il Kenya - fino a quel momento considerato come un modello di stabilità in Africa - in un violento conflitto tra le due principali etnie dalle quali provengono Odinga e Kibaki. Le pressioni internazionali e la mediazione di Kofi Annan hanno reso possibile la firma - il 28 febbraio scorso - di un accordo tra i due avversari per la creazione di un governo di coalizione. I negoziati tra i due schieramenti sono stati ostacolati da tensioni, diffidenze e accuse reciproche: le trattative si sono arenate in particolare sull'assegnazione di posti chiave all'interno del governo e solo il 13 aprile è stata siglata l'intesa.
"Alle manifestazioni delle ultime settimane contro i ritardi nei negoziati è seguita la gioia dei kenyoti che sperano finalmente di voltare la pagina" - riporta Euronews. Ma la composizione e i costi dell'esecutivo fanno già discutere: 40 ministri con un salario mensile di circa 10mila euro, 2 automobili di rappresentanza e 5 guardie del corpo a testa. E 50 sottosegretari. In totale il governo costerà secondo gli esperti oltre 600milioni di euro, ossia il 5 per cento del prodotto interno lordo del Kenya. "Quanto basta per alimentare la polemica in un Paese dove l'economia di mercato ha generato un benessere sconosciuto ad altri Stati africani, ma dove la crescita è rallentata negli gli ultimi anni" - sottolinea Euronews. "Nelle ultime settimane la situazione dal punto di vista della sicurezza è comunque migliorata notevolmente, in molte parti del paese e le equipe di MsF stanno riducendo progressivamente le attività di soccorso" - riporta un comunicato di Medici Senza Frontiere (MsF). "Tuttavia poiché sta iniziando la stagione delle piogge e migliaia di persone vivono ancora nei campi per gli sfollati nell’impossibilità di tornare alle proprie case, il personale medico e logistico di Medici Senza Frontiere continua ad assisterli e a fornire loro trattamenti antiretrovirali e medicinali per la tubercolosi e il kala azar. "La gente vuole tornare a casa ma molti hanno ancora paura" - dichiara Donna Canali coordinatore del progetto di Eldoret. "A meno che non si faccia uno sforzo in termini di sostegno e di sicurezza, molti degli sfollati rimarranno in questi campi".
"La calma è tornata in molte parti del paese tuttavia la situazione è ancora tesa nei pressi del Monte Elgon, nel Kenya occidentale, al confine con l'Uganda, dove le annose controversie per il possesso della terra e gli scontri etnici si sono riversate in alcune parti del vicino distretto Trans Nzoia" - riporta sempre MsF. A marzo le forze armate keniote sono state dispiegate nel tentativo di fermare le violenze nella regione; da allora il numero dei feriti è aumentato notevolmente, tra il 10 marzo e 14 aprile scorsi, le equipe di MSF hanno assistito 252 vittime nelle cliniche nella zona. Sebbene le violenze nelle baraccopoli di Nairobi si siano ridotte drasticamente, il centro di primo soccorso che MSF aveva aperto nella baraccopoli di Mathare continua a ricevere pazienti giornalmente.

Articolo tratto da Korogocho.org