16 novembre 2007

Un passo avanti


Pena di morte, sì alla moratoria


La Terza commissione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri sera ad ampia maggioranza la risoluzione che chiede una moratoria internazionale sulla pena di morte. Il voto è stato di 99 Paesi a favore, 52 contrari e 33 astenuti. Le probabilità di passaggio erano aumentate con la bocciatura di tutti gli emendamenti posti sul suo cammino. La decisione apre adesso la strada a una presa di posizione dell'intera Assemblea generale entro fine anno.
«È una vittoria di tutta l'Italia - ha commentato il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema - l'Italia conferma di essere in prima linea nel mondo in materia di tutela dei diritti umani». Sulla stessa lunghezza d'onda l'ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro, Marcello Spatafora, che subito dopo il voto ha dichiarato: «Quella vinta oggi è una battaglia di cui tutti dovremmo essere orgogliosi». L'Italia ha svolto infatti un ruolo di primo piano nella campagna e nei negoziati per far avanzare la risoluzione, divenuta una priorità di politica estera.
Il testo, dopo due giorni di teso dibattito, è rimasto invariato con ben 14 emendamenti, spesso presentati con l'intento di far deragliare la risoluzione, tutti respinti. La commissione aveva aperto i lavori mercoledì, per proseguirli giovedì mattina: gli emendamenti sono stati bocciati in media con 80 voti contro 70, una ventina di astensioni e altrettanti non partecipanti alle deliberazioni. Le dichiarazioni di voto sulla risoluzione sono cominciate verso le tre di pomeriggio ora di New York, dopo che anche un ultimo tentativo degli oppositori di far votare la risoluzione punto per punto era fallito. L'approvazione richiedeva soltanto una maggioranza semplice dei Paesi votanti.
La decisione della Terza commissione rappresenta un passo molto importante ma ancora non definitivo per la risoluzione.
L'appuntamento, infatti, è ora con l'Assemblea generale, probabilmente a metà dicembre, per un voto sulla moratoria: se varata dai 192 Paesi la risoluzione acquisterà un immmediato valore morale, anche se non sarà vincolante. Negli anni Novanta due proposte di risoluzione, che tuttavia chiedevano l'immediata abolizione della pena di morte anziché una moratoria, si erano arenate.
Il voto in commissione è giunto al termine di una saga già rivelatasi lunga e difficile: la moratoria era rimasta ostaggio di richieste di porre l'accento sull'eliminazione della pena capitale e di controproposte per ammorbidire il testo. La risoluzione alla fine presentata e ieri approvata invoca una moratoria in vista di una futura eliminazione.
Il testo sottolinea che la pena capitale «danneggia la dignità umana», che «non esistono prove conclusive del suo valore deterrente» e che «qualunque errore giudiziario nella sua applicazione è irreversibile e irreparabile». Inizialmente 72 Paesi, fra cui l'Italia e tutte le nazioni dell'Unione Europea, avevano sottoscritto il testo, un elenco in seguito allungatosi a 87 firmatari. I sostenitori comprendono ad oggi una dozzina di capitali latinoamericane e otto Paesi africani, dal Brasile all'Angola.
Le più strenue obiezioni sono arrivate da Paesi mediorientali, asiatici e caraibici. Tra i critici più convinti della risoluzione si è distinto Singapore, ma resistenze sono emerse anche da Botswana, Barbados, Iran, Egitto e anche Cina. Iran, Cina, Stati Uniti, Pakistan e Sudan vantano oggi il 90% delle esecuzioni al mondo.
Alcune delle obiezioni, sintomo delle polemiche che dividono l'Onu sulla pena di morte, hanno anche sollevato lo spettro del colonialismo e dell'interferenza negli affari interni di singole nazioni. «Abbiamo visto - ha detto il rappresentante di Singapore Kevin Cheok - simili episodi in passato. C'era un tempo in cui le nostre vedute venivano ignorate». Cheok ha dichiarato che il dibattito sulla pena di morte minaccia di «avvelenare» il clima alle Nazioni Unite. L'ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha respinto simili accuse e ha risposto che l'iniziativa per la moratoria è internazionale.

Articolo tratto da IlSole24Ore.com

15 novembre 2007

Italian Style


Fiat 500 Auto dell'Anno 2008

Premiata la più amata

E' ufficiale, la piccola del gruppo torinese ha vinto il titolo più ambito. Ma la comunicazione della giuria è attesa solo per lunedì prossimo.

E' ufficiale, la Fiat 500 ha vinto il premio Auto dell'Anno 2008. La comunicazione della giuria è attesa solo per lunedì prossimo ma sono già iniziati i festeggiamenti. La 500 infatti ha già fatto incetta di premi, da quello di "Auto più bella del mondo" a quello di "EuroCarBody" (il più prestigioso riconoscimento a livello mondiale per la carrozzeria).
Premi che, ovviamente, valgono solo sulla carta: alla Fiat interessa sicuramente di più il "premio" arrivato dal grande pubblico. Ossia una valanga di ordini (oltre le più rosee aspettative, 100 mila in 4 mesi) che ha "costretto" la Fiat ad ampliare il suo stabilimento di Tychy, in Polonia, per aumentare la produzione della 500 di una cifra oscillante tra le 40.000 e le 60.000 unità l'anno.
Un'operazione che costerà circa 275 milioni di euro per potenziare l'impianto, ma la stessa cifra dovrà essere investita anche nel 2008. Così entro il 2009 lo stabilimento avrà una capacità produttiva di mezzo milione di automobili. Un bel record...
Ma torniamo al premio: la 500 ha polverizzato la concorrenza dei 33 concorrenti e delle altre finaliste (Ford Mondeo, Kia cee'd, Mazda2, Mercedes C-class, Nissan Qashqai e Peugeot 308).
I 58 giornalisti europei membri della giuria non hanno insomma avuto dubbi, probabilmente per salvaguardare la stessa dignità del loro premio: se avessero fatto perdere l'amatissimo "cinquino" avrebbe gettato un bel po' di fango sull'autorevolezza di un titolo comunque molto ambito dalle case. Insomma, cronaca di un successo annunciato...
E iniziano ad arrivare la prime reazioni: "E' un magnifico segnale, bisogna dare grande merito a Marchionne".
Così Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo e segretario del consiglio di amministrazione della Fiat, ha commentato la decisione di proclamare la 500 auto dell'anno.
"Per la prima volta la distanza fra la prima e la seconda eletta è enorme", ha aggiunto a margine della presentazione della mostra Trilogia dell'automobile.

Articolo tratto da Repubblica.it

14 novembre 2007

Effetti della burocrazia italiana


L'Italia esclusa dallo sviluppo di Google Android

A pochi giorni dal lancio di Android, il sistema operativo mobile open source di Google, ovvero la concretizzazione delle voci che parlavano da mesi dello sbarco del colosso di Mountain View nella telefonia, l'azienda ha messo in rete il kit per gli sviluppatori. Il sito è reperibile all'indirizzo http://code.google.com/android. Per incentivare la partecipazione alla piattaforma open source di Google, con la possibilità di creare applicazioni che vanno dal social networking alle funzioni di chi vuole avere l'ufficio in tasca, è previsto un premio di dieci milioni di dollari. C'è però un particolare che non farà felici gli sviluppatori italiani: il concorso in Italia non è attivo. Sul regolamento si legge infatti che «il concorso è escluso ai residenti in Italia e Quebec a causa di restizioni locali». La notizia è stata notata da alcuni blogger poco dopo che Google ha dato la notizia sul blog ufficiale. "Pablo72" ha subito notato l'incongruenza e l'ha segnalata nei commenti, mentre la voce è velocemente rimbalzata sulla rete.
Tra i primi blog ad occuparsene c'è stato Illusion's blog.
Oltre al nostro Paese e al Quebec sono esclusi Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, e Myanmar (Burma), per evidenti motivi legati alle leggi americane.

Al di fuori di questi Paesi il totale di 10milioni sarà diviso in due sottopremi da 5 milioni l'uno: la seconda tranche prenderà il via dopo la realizzazione del primo terminale.
Nella prima fase le 50 applicazioni che riceveranno il maggiore consenso saranno premiate con un premio di 25mila dollari, poi partirà una seconda competizione che metterà a disposizione 275mila dollari per i primi dieci e altri 100mila per chi occuperà le dieci posizioni successive.
Intanto Google ha mostrato le prime immagini di come funzionerà Android.
I video messi su YouTube dall'azienda sono due: nel primo a prendere parola è direttamente il co-fondatore Sergey Brin che lascia poi la parola a un ingegnere di Google. Nel secondo si vedono più nello specifico altre applicazioni.
Dai filmati, che mostrano un prototipo, emerge come l'interfaccia sarà semplice e per alcun versi simile all'iPhone della Apple.
Non sarà solo touch screen, ma per alcune applicazioni basterà sfiorare lo schermo con le dita. Fedele alle intenzioni di Google l'apparente semplicità con cui si usa internet sullo schermo del terminale.
Rendere più comune l'esperienza di internet in mobilità è infatti il requisito necessario per far volare la pubblicità online sui telefonini, com'è nelle ambizioni di Mountain View.


Articolo tratto da IlSole24Ore.com



Spiegazione (in inglese)

"Everybody is talking about Google Android and - as usual - there's an interesting context with $10M dollars in prizes.
Excellent news for people and corporates who want to play with innovation.
And as usual Italy is excluded from the competition (and I see Quebec too). Looking at the FAQ, you learn that:

The Android Developer Challenge is open to individuals, teams of individuals, and business entities. While we seek to make the Challenge open worldwide, we cannot open the Challenge to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Burma) because of U.S. laws. In addition, the Challenge is not open to residents of Italy or Quebec because of local restrictions.


I say "as usual" since this constantly happens, for instance past year's Sun Grid Developer Challenge had similar rules. You might wonder what are those "local restrictions".
Well, for my country:
  • prizes must be assigned in presence of a notary public and a representative from an acknowledged consumer association;
  • prizes that are not delivered (for any reason, including recipient not picking them) must be donated to some non-profit organizations, explicitly listed in the contest rules;
  • there are some papers to fill in and the contest must be registered to two different Ministries (you know, in Italy there are a lot of Ministries, sometimes it's hard to understand who's doing what) and to the State Monopoly Administration.
But above all:
  • the entity which is organizing the contest must guarantee in advance a security deposit "cash loan" (not sure of the translation here, but I hope you get the point) covering the whole value of prizes.
I mean, the first points are an annoyance, but probably a legal office can carry them out in some ways (of course, with additional expenses and complexity). In any case they are laughable in the context of Web {2,3}.0 and the new economy and whatever.
But the last point would mandate that Google froze $10M in some bank account to "guarantee" that prizes will be really delivered (even though it's extremely unlikely that all the prizes are delivered in Italy).

I realize that, in Google's shoes, I'd take the same decision and exclude Italy from the contest. You give up with a small fraction of the potential targets, but you're freed from such a crazy bureaucracy.
We Italians are so grateful to our lawmakers that in every circumstance make sure that our life is easier and we can compete with the rest of the world." 405849595839

Tratto da
Fabrizio Giudici's Blog

13 novembre 2007

Baby Spiderman...


"Uomo Ragno" di 5 anni salva bebè da rogo

L'incredibile giornata da eroe dei fumetti del piccolo Riquelme Wesley dos Santos. Il baby-eroe che si chiama come il fuoriclasse del Villarreal riceverà un'onorificenza.

Ha
visto fumo e fiamme uscire dalla casa dei vicini e non ci ha pensato un attimo. Ha indossato il costume da Uomo Ragno che ha ricevuto al suo ultimo compleanno, il quinto, e si è precipitato all'interno dell'abitazione che stava bruciando, dove si trovavano una bambina di un anno e la nonna.
Protagonista di un sabato da eroe dei fumetti in una cittadina dello stato brasiliano di Santa Catarina, Riquelme Wesley dos Santos, un bambino di
cinque anni che ha ricevuto il nome in omaggio al fuoriclasse argentino ex Boca Juniors, ora tra gli spagnoli del Villarreal. Quando ha visto la casa dei vicini bruciare il piccolo non ha avuti dubbi: era il momento di intervenire. Così ha raggiunto l'abitazione, dove l'anziana donna era già svenuta e la piccola era ormai minacciata dalle fiamme. Riquelme ha tratto in salvo la neonata, mentre alcuni giovani salvavano la nonna.
«Non
ho avuto paura, mi sono precipitato, solo quando sono uscito che mi sono reso conto di cos'avevo fatto», ha detto Riquelme. «Se non era per lui, mia nipote sarebbe morta», ha detto Sonia Abreu. Adesso il piccolo Uomo Ragno è finito sui giornali brasiliani. Ma non solo: riceverà un'onorificenza dal comune di Palmeira.

Articolo tratto da Corriere.it

12 novembre 2007

L'Africa in mostra


L
'arte contemporanea del continente nero nelle opere della collezione di Jean Pigozzi esposte fino al 3 febbraio alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.


















Articolo tratto da LaStampa.it

08 novembre 2007

Il padrino IV - V - VI...


Nelle carte del boss la mappa di Cosa Nostra. C'è anche il decalogo del "buon mafioso".

L'erede di Provenzano annotava nomi e cognomi degli imprenditori ricattati. Nel manuale del "perfetto uomo d'onore" le regole a cui devono attenersi gli affiliati alle cosche.

C'è la "mappa" aggiornata di tutti i mandamenti mafiosi fra le carte sequestrate a Salvatore Lo Piccolo. Nomi e cognomi degli affiliati al clan: tra loro incensurati dal volto pulito che erano al soldo dell'erede di Bernardo Provenzano arrestato lunedì mattina insieme al figlio e a due fiancheggiatori. Tutto è annotato nei "pizzini" di Lo Piccolo. Accanto al nome dell'imprenditore o del commerciante tagliaggiato, la cifra estorta, dai 500 euro al mese chiesti ai negozianti, ai 10.000 pretesi dalle imprese edili.
Nei duecento "pizzini" conservati nella borsa di pelle del boss è disegnata la rete dei ricatti e delle relazioni. In alcuni biglietti i mafiosi facevano pure riferimento alla necessità della "raccomandazione" di qualche politico locale, per sveltire le solite lentezze della burocrazia.
E poi c'è il manuale del "perfetto uomo d'onore" tra le carte del boss. Un decalogo nel quale Lo Piccolo aveva annotato con pignoleria tutte le regole alle quali si devono attenere gli affiliati alle cosche.
La "mappa" aggiornata di tutti i mandamenti mafiosi contiene alcune sorprese. Ad esempio lo "storico" mandamento di San Lorenzo, un tempo guidato da Don Saro Riccobono, di cui Totuccio Lo Piccolo era guardaspalle, adesso ha assunto la denominazione legata alla borgata di Tommaso Natale, il rione a due passi dallo Zen, regno incontrastato dalla famiglia Lo Piccolo.
"Sono informazioni preziosissime", assicurano gli inquirenti. "Il materiale sequestrato durante il blitz, consentirà importanti sviluppi nelle indagini in corso e per i prossimi anni". Il riferimento è ad alcuni omicidi avvenuti recentemente a Palermo e in provincia. In particolare, gli agguati a Nicola Ingarao, boss ucciso a Palermo il 13 giugno scorso, e ad Antonino Giambrone, il gommista indagato per mafia assassinato appena dieci giorni fa a Borgetto poco dopo essere rientrato dagli Usa. Si starebbe analizzando anche il fascicolo relativo alla scomparsa dell'anziano boss Bartolomeo Spatola, del quale non si hanno notizie dal settembre del 2006 e che si ritiene vittima della lupara bianca.
La polizia è tornata a Giardinello per scavare attorno alla villetta e all'edificio dove Lo Piccolo ha soggiornato durante la latitanza. Sono state già sequestrate otto pistole, a tamburo e semiautomatiche, che presto saranno sottoposte ad accertamenti balistici per verificare se siano state utilizzate per qualcuno dei recenti omicidi di mafia nel Palermitano.



IL DECALOGO DEL PERFETTO MAFIOSO

Il decalogo del "perfetto mafioso", ritrovato tra i documenti sequestrati al boss Salvatore Lo Piccolo, è scritto a macchina in caratteri tutti maiuscoli e ha addirittura un titolo che ricorda la Costituzione: "Diritti e doveri". Seguono i dieci comandamenti che il soldato di Cosa nostra non può mai trasgredire.
Il primo comandamento recita testualmente: "Non ci si può presentare da soli ad un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo".
Il secondo:"Non si guardano mogli di amici nostri".
Il terzo: "Non si fanno comparati con gli sbirri".
Quarto comandamento: "Non si frequentano né taverne e né circoli".
Quinto: "Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a cosa nostra. Anche se c'è la moglie che sta per partorire".
Sesto: "Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti".
Settimo: "Si deve portare rispetto alla moglie".
Ottavo: "Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità".
Nono: "Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie".
Il decimo comandamento è il più articolato e fornisce indicazioni precise sulle affiliazioni, ovvero su "chi non può entrare a far parte di cosa nostra". L'organizzazione pone un veto su "chi ha un parente stretto nelle varie forze dell'ordine", su "chi ha tradimenti sentimentali in famiglia", e infine su "chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali".
Con i fogli del decalogo, gli investigatori hanno sequestrato un'immaginetta sacra con la formula rituale di affiliazione: "Giuro di essere fedele a cosa nostra. Se dovessi tradire le mie carni devono bruciare come brucia questa immagine".

Articolo tratto da Repubblica.it

Come "fomentare" lo stereotipo de "Il Padrino"

07 novembre 2007

L'avvocato del (povero) diavolo...


Le cause strane: anche Dio a processo

Un detenuto ha chiesto i danni al Signore per non averlo tolto dai guai. Una donna contro il marito: mai orgasmi.

Chi frequenta abitualmente uno studio legale sa che a volte le persone si rivolgon
o a un avvocato per i casi più strani. Capita poi che alcuni di queste bizzarre controversie diventino delle vere e proprie cause legali. Il quotidiano inglese The Times ha chiesto a Gary Slapper, un noto professore di diritto che ama conoscere gli aneddoti più divertenti discussi nei tribunali di tutto il mondo, di stilare una sorta di classifica delle 20 cause legali più bizzarre della storia. E' inutile sottolineare che molte di queste controversie, sebbene siano state discusse in normali processi, siano state presto archiviate.
La
prima causa ricordata da Slapper fu intentata nel 2004 dall’ americano Timothy Dumouchel contro una tv locale, perché secondo il cittadino di Fond du Lac, paese del Wisconsin, questa rete televisiva era colpevole dell'obesità di sua moglie e della "accidiosa teledipenza" di suo figlio. Dumouchel tentò di difendere così le sue ragioni: "Sono un accanito fumatore e bevitore e mia moglie è un'obesa perché da circa 4 anni guardiamo la tv ogni giorno». Ben presto questa causa fu archiviata. Segue tra gli aneddoti raccolti dal professor Slapper la storia di una donna brasiliana che fece causa al suo partner perché quest'ultimo non le faceva raggiungere mai l'orgasmo. La donna, originaria della cittadina carioca di Jundiai, affermava che il suo compagno era solito interrompere le prestazioni sessuali dopo aver raggiunto un precoce piacere, lasciandola sempre insoddisfatta.
La terza controversia narrata da Slapper ha come protagonista l'avvocato tedesco Juergen Graefe, che difese un vecchio pensionato di Bonn, in Germania, al quale lo Stato tedesco nel 2004 aveva erroneamente presentato una multa di 287 milioni di euro per non aver pagato le tasse. L'avvocato riuscì facilmente a dimostrare l'errore visto che il suo cliente riceveva una pensione di 17.000 euro. Tuttavia quando presentò la parcella, il pensionato rimase di stucco: l’avvocato chiedeva ben 440 mila euro, sottolineando che aveva fatto risparmiare al vecchio pensionato quasi mezzo milione di euro. Segue il caso che vide coinvolto un uomo dello Yorkshire, che con la sua impresa di demolizione distrusse, a scopi personali, un palazzo in disuso e rubò 24 tonnellate di rotaie nella stazione di Cleckheaton. L'uomo ammise le colpe, ma sottolineò che il lavoro era stato fatto per ordine di una terza società, che risultò sconosciuta e riuscì a ottenere l'archiviazione del caso. Tra i casi più bizzarri vi è anche quello che vide protagonista una donna del Massachusetts che, senza il consenso del suo uomo, durante un rapporto sessuale poco ortodosso provocò la frattura del suo pene. La Corte archiviò il caso, affermando che sebbene in casi estremi la condotta sessuale può essere sanzionata, questa volta si trattava di una semplice negligenza.
La
storia forse più inverosimile è quella che vide come protagonista nel 2005 Pavel M, un prigioniere romeno, in carcere per 20 anni a causa di un omicidio. L'uomo ebbe la brillante idea di far causa niente meno che a Dio colpevole secondo Pavel di non aver rispettato le sue promesse. Infatti secondo il prigioniero, egli con il battesimo avrebbe stipulato con il Creatore un accordo: questo prevedeva che in cambio di preghiere, il Signore lo avrebbe tolto dai guai. A distanza di tanti anni Pavel M. si sentiva truffato.
Anche i successivi casi appaiono sorprendenti: si va dalla causa da 200 milioni di euro intentata dall'astrologa russa Marina Bai contro la Nasa, colpevole di aver distrutto "l'equilibrio dell'Universo" con l'operazione spaziale "Deep Impact" alla recente controversia presentata ad una corte indiana che ha dovuto stabilire se un condom che vibra, chiamato "Crezendo" sia un contraccettivo o un giocattolo sessuale (in India è proibito ogni sex-toy). Nella lunga top 20 presentata dal Times si distinguono anche la storia di un uomo cinese di Shanghai che dopo aver messo in vendita la sua anima online si trovò a discutere in tribunale sulla legittima proprietà del suo spirito, quella del cittadino americano Frank D'Alessandro che intentò nel 2004 una causa da circa 5 milioni di dollari contro la città di New York perché mentre stava effettuando i suoi bisogni in un bagno pubblico il water esplose procurandogli "fastidiose" disfunzioni e dolorose ferite e quella di un genitore cinese, originario di Zhengzhou a cui una corte dell'ex celeste impero proibì di aggiungere al nome del proprio figlio il segno "@". Secondo la corte cinese infatti ciò non era possibile perché tutti i nomi devono avere la possibilità di essere tradotti in mandarino.

Articolo tratto da Corriere.it

06 novembre 2007

Spoglie comuniste...


«Portiamo a Roma la mummia di Lenin»

Diliberto: se il Cremlino decidesse di rimuoverla da Mosca potremmo portarla a casa.

La mummia di Lenin «potremmo portarla a Roma» se, nella Russia postsovietica di Vladimir Putin, il Cremlino decidesse di rimuoverla. Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, lancia l’idea mentre passeggia sulla piazza Rossa, dopo aver depositato tre garofani al mausoleo che conserva intatta la salma di Vladimir Ilyich Ulyanov. Un po’ infreddolito dal vento gelido di Mosca, ma soddisfatto ospite di Gennady Ziuganov, leader del partito Comunista russo.
Ma mentre parla il segretario del Pdci non sa di stare per scatenare nel suo Paese una piccola polemica. «Se Diliberto vuole portare a casa sua o nella sede del suo partito la mummia di Lenin, faccia pure. L’Italia non può certo permettersi di diventare un ricettacolo di emuli dei genocidi comunisti d’Europa»: replica da Roma il deputato Udc Luca Volontè. «Forse quella di Diliberto è stata solo una battuta, magari dovuta al freddo polare e corroborata con qualche bicchierino di vodka locale...», conclude Volontè in un comunicato.

Articolo tratto da Corriere.it

05 novembre 2007

Che strani questi Inglesi!


Miss maglietta bagnata al bando «L'acqua fredda fa male alla salute»

Non sarà più possibile rovesciare caraffe sul petto di procaci fanciulle: il veto arriva dal ministero della Salute

L’Inghilterra mette al bando i concorsi di «maglietta bagnata». Il grido d’allarme arriva dal News of the World. D’ora in avanti, nei pub del Regno Unito non sarà più possibile tirare secchi di acqua gelata sul petto di procaci fanciulle per vedere l’effetto che fa (generalmente, positivissimo, almeno per gli avventori). Lo hanno stabilito i capi dell’Health and Safety Executive (paragonabile al nostro Ministero della Salute), sottolineando come una delle più radicate tradizioni inglesi metta, in realtà, in serio pericolo la salute delle ragazze che vi partecipano, inzuppandole fino alle ossa ed esponendole a influenze o altre malattie ancora più gravi.
Non solo. Anche gli stessi clienti dei pub potrebbero correre dei rischi, non tanto per le coronarie messe a dura prova dalle splendide visioni «bagnate», quanto, piuttosto, dal pavimento reso viscido dall’acqua. Se qualcuno scivolasse, sostengono, infatti, gli esperti del governo, questi potrebbe denunciare il proprietario del pub e i locali si troverebbero così a dover fronteggiare l’eventualità di massicce richieste di risarcimento danni.
Ma mentre alcuni si sono già adeguati, abolendo (non senza rammarico) le competizioni, altri hanno deciso di provare ad aggirare il divieto facendo firmare a ogni partecipante, come pure ad ogni avventore e membro dello staff, una liberatoria, nella quale si impegnano a non denunciare il proprietario del pub nel caso si verifichino incidenti durante la competizione. Ma l’Health & Safety Executive non sembra disposto a tornare sui propri passi. «So che questa decisione potrebbe deludere molte persone – ha spiegato un portavoce dell’organismo governativo – ma, in realtà, è assolutamente ragionevole, perché si corrono davvero troppi rischi con tutta quell’acqua in giro».
La nuova disposizione ha fatto andare su tutte le furie aziende come la Yesteryear Pub Company, che possiede diversi locali nel Nord Ovest dell’Inghilterra e che si è vista costretta a cancellare le gare tanto amate dai clienti per problemi di sicurezza. «Una condizione fondamentale ed inevitabile in una gara di “maglietta bagnata” è che la gente si bagni – ha commentato ironicamente Tony Callaghan, consigliere delegato della Yesteryear – ma di questi tempi, la legge e la minaccia di azioni legali sono diventate delle vere e proprie guastafeste. Sappiamo che la gente che si bagna potrebbe denunciarci se si ammala di polmonite, che qualcuno potrebbe farsi male scivolando o che le concorrenti meglio dotate potrebbero spingere qualche avventore a far cadere il drink che sta bevendo! Ma fa parte del gioco». Contrari all’impopolare divieto anche alcuni esponenti politici, come il tory David Davies, che lo definisce una pazzia: «Questo è un autentico passo falso. Come osano? Vogliono solo impedire alle persone di divertirsi». Quanto alle partecipanti, nemmeno loro hanno preso troppo bene la soppressione delle competizioni. Un commento su tutti, quello della 19enne Paige May di Brighton, nel Sussex, finora presenza fissa in ogni gara di “maglietta bagnata”: «Questa decisione è così stupida. E’ incredibile. A questo punto, potrebbero pure vietarci di andare in giro quando piove…».

Articolo tratto da Corriere.it

02 novembre 2007

Il prete degli emarginati


È morto don Benzi, oggi la camera ardente

Il presidente e fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, 82 anni, ha avuto un attacco cardiaco nella notte

Don
Oreste Benzi, presidente e fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, è morto la scorsa notte, nella sua casa a Rimini per un attacco cardiaco. Lo ha reso noto la segreteria generale della sua comunità. Aveva 82 anni. La camera ardente verrà allestita oggi a partire da mezzogiorno nella parrocchia La Resurrezione, in via della Gazzella. Il funerale si svolgerà lunedì alle 10.30 nel Duomo di Rimini.
Il sacerdote si è sentito male intorno all'1.30 nel suo alloggio nella parrocchia della Resurrezione. Il sacerdote che abitava con lui, don Elio Piccari, ha subito chiamato il 118 e ha avvisato alcuni collaboratori dell'associazione. L'intervento dei sanitari è stato tempestivo e sono stati praticati tutti i tentativi di rianimazione, ma non c'è stato nulla da fare: il cuore del religioso, secondo il referto, si è fermato alle 2.22. «Don Oreste aveva già accusato un malore due giorni fa - ha raccontato Stefano Paradisi, uno dei responsabili della segreteria generale della comunità -. Era a Roma, per partecipare ai lavori dell'Osservatorio sull'infanzia; a Fium
icino, sulla via del rientro, si è sentito male ma è voluto rientrare ugualmente a Rimini, perché in serata aveva un incontro con i giovani. Giovedì mattina è stato visitato da un medico, che gli ha consigliato di non affaticarsi e di riposare. Proprio oggi si sarebbe dovuto sottoporre a dei controlli cardiologici».
«È stato sorridente fino alle fine, ci ha lasciato col sorriso - ha aggiunto Giampiero Cofano, un altro esponente dell'associazione -. Due giorni fa dopo il malore a Fiumicino, è andato in discoteca con il vescovo di San Marino per parlare ai giovani». Questa notte il crollo. «Era consapevole, ha detto "muoio, muoio"» spiega Cofano. Secondo i medici da tempo doveva sopportare dolori fortissimi, ma non si lamentava mai e continuava la sua vita di viaggi in tutto il mondo, nelle 500 case famiglia dell'associazione presenti in 27 paesi (di cui 200 in Italia). Da pochi giorni era tornato dal Cile e a breve doveva recarsi in Croazia e in Bolivia. «Faceva 25-30 viaggi intercontinentali l'anno. Non si è mai voluto fermare. Diceva di sé: "Sono una dinamo, se mi spengo mi fermo"».
Da
qualche settimana don Benzi andava a dormire alla Capanna di Betlemme, sulle vicine colline di Covignano, dove l'associazione Papa Giovanni XXIII gestisce una struttura di accoglienza per persone senza fissa dimora. Ma ieri sera, per questi problemi di salute, gli era stato consigliato di riposare in parrocchia. Proprio a causa di questo malessere, ieri don Oreste non aveva potuto partecipare alla «preghiera per i bambini mai nati» che la comunità propone da nove anni per la ricorrenza di Ognissanti; sono stati i suoi ragazzi ad andare all'ingresso del cimitero di Rimini per la recita del Rosario e per deporre una corona di fiori.
N
umerosi i messaggi di cordoglio di personalità religiose e istituzionali. Anche Romano Prodi ha voluto ricordare il sacredote scomparso, «una persona - ha detto il premier - che ha lavorato molto per il prossimo, veramente molto».

Articolo tratto da Corriere.it

Fossero tutti così i preti...