20 dicembre 2007

Lo stato dei Lakota


Usa, la rivolta degli indiani Lakota: "Stracciamo i trattati con il governo"

Firmati 150 anni fa, sono "parole senza senso su carta prova di valore". Pronti nuovi passaporti, patenti di guida e niente tasse.

Vennero firmati più di 150 anni fa. Adesso non sono altro "che parole senza senso su carta priva di valore". Così gli indiani Lakota hanno deciso di stracciare i trattati firmati dai loro antenati con il governo Usa. E' netta la presa di posizione di una delle tribù Sioux più leggendarie, che ha dato alla storia figure come Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Destinatario il dipartimento Usa. Troppe violazioni, denunciano gli indiani. Continui abusi "per rubare la nostra cultura, le nostre terre e la nostra capacità di mantenere il nostro stile di vita". Per questo, dicono, quei trattati sono ormai carta straccia. Una lotta che cerca di salvare quel che resta di un'identità seriamente in pericolo. Con alcune tribù diventate "facsmili dei bianchi".
"Non siamo più cittadini statunitensi e tutti coloro che vivono nell'area dei cinque Stati del nostro territorio sono liberi di unirsi a noi" attacca Russell Means, uno degli attivisti più famosi, annunciando tra l'altro che, a coloro che rinunceranno alla nazionalità statunitense, saranno consegnati nuovi passaporti e patenti di guida e, nella nuova entità statale, non si dovranno più pagare le tasse. "Abbiamo 33 trattati con gli Stati Uniti che non sono stati rispettati" rincara la dose Phyllis Young, colui che aiutò a organizzare la prima conferenza sugli indigeni, a Ginevra nel 1977.
E' lunga e gloriosa la storia dei Lakota Sioux. Formidabili combattenti, guidati da Toro Seduto sconfissero il generale Custer nella battaglia di Little Big Horn, del 1876. Ma da allora molto tempo è passato. Oggi la loro storia parla di una media dei suicidi tra gli adolescenti di 150 volte superiore a quella statunitense, una mortalità infantile è cinque volte più alta e una la disoccupazione che tocca cifre altissime.

Articolo tratto da Repubblica.it

Gli Stai Uniti che non rispettano i "patti" e fanno quello che vogliono?! Strano...!

18 dicembre 2007

"Imamobile"


L'Iran prepara l'auto islamica

La nuova vettura avrà di serie i simboli religiosi e optional come le bussola che indica la Mecca.

Il crocifisso o il santino appaiono sul cruscotto di molte automobili nostrane, ma non sono optional forniti dalla casa di produzione. «Vai piano, Dio ti protegge» dice San Cristoforo, protettore degli autisti, e il guidatore credente si mette sulla strada più tranquillo. In Iran qualcuno però ha pensato di includere i simboli religiosi in quella che sarà la prima auto islamica ufficiale mai prodotta, e forse la prima vettura religiosa mai realizzata al mondo, se si eccettua la Papa-mobile. «Questa auto sarà prodotta con le tecnologie più recenti, e si confronterà con gli standard planetari quando debutterà su vari mercati nel 2011» ha annunciato Manouchehr Manteghi, presidente della casa automobilistica Iran Khodro.
Oltre a vari optional, l’acquirente potrà richiedere l’installazione di una bussola che indica sempre la direzione della Mecca e di uno scomparto fatto apposta per contenere il Corano.
L’azienda iraniana, che lo scorso anno ha prodotto più di 500mila tra auto e furgoni e ha già partnership importanti come quella con la Renault (per cui produce l’auto low-cost Logan), è stata scelta per guidare il progetto insieme alla Turchia e all’azienda malese Proton, dall’Organizzazione della Conferenza Islamica, la più grande organizzazione internazionale dopo l’Onu, che raccoglie 57 Paesi dislocati in Medio Oriente, Africa, Europa, Asia e Sud America e ha come scopo principale la promozione della solidarietà tra i suoi membri. Ed è proprio nelle nazioni islamiche che si concentrerà il business, anche se Manteghi ci tiene a precisare che “l’auto è in grado di competere non soltanto nei Paesi dell’Islam”, probabilmente anche per il suo prezzo piuttosto appetibile, già fissato tra il 6.000 e gli 8.000 euro.

Articolo tratto da Corriere.it

Esagerazioni o mosse di marketing?!

14 dicembre 2007

Fürher illegittimo


Il mistero del figlio britannico di Hitler

Secondo lo «New Statesman» e il «Times», il Fürher potrebbe aver avuto un figlio da una nobildonna inglese.

Finora ci aveva pensato solo il cinema. Con pellicole come «I ragazzi venuti dal Brasile» (1978) in cui uno spietato dottor Mengele creava dei cloni di Hitler e pianificava la loro storia personale affinchè facessero rivivere anche l'anima del Fürher. Ma stavolta c'è chi azzarda di più. Un articolo apparso sul settimanale «New Statesman» e rilanciato poi dal quotidiano «Times» racconta infatti il mistero del presunto figlio britannico di Hitler. Per i due giornali britannici Unity Mitford, l'aristocratica inglese adorata da Adolf Hitler che la riteneva «un magnifico esemplare di femminilità ariana», potrebbe aver avuto un figlio dal Führer, un figlio che - se l'ipotesi fosse confermata- adesso vivrebbe in Gran Bretagna.
Unity Mitford era una delle sei figlie di Lord Redesdale, (le altre si chiamavano Nancy, Pamela, Diana, Unity, Jessica e Deborah) le aristocratiche sorelle dai destini e le passioni politiche contrastanti (Diana sposò Sir Oswald Mosley, capo dei fascisti inglesi, avendo i coniugi Gobbels come testimoni; Jessica era socialista e pacifista). Ossessionata da Hitler, che apprezzava senza riserve, Unity (che di secondo nome si chiamava Valkyrie) si recò in Germania agli inizi degli anni '30, riuscendo ben presto a incontrare il suo idolo; e divenne così intima del ristretto circolo attorno al Fürher, da essere considerata dai servizi segreti britannici «la più nazista di nazisti». Ma quando la Gran Bretagna dichiarò guerra al Terzo Reich, la Mitford - che aveva tentato in tutti i modi di prevenire la guerra - oppressa dalle visioni sulla catastrofe della civiltà occidentale, si tolse la vita: scelto un luogo simbolico - il «Giardino inglese», a Monaco di Baviera - si sparò un colpo alla testa con una pistola dal manico in madreperla. Era poco più che ventenne e la giovne non morì, ma il suo cervello risultò gravemente danneggiato. Ormai invalida, Unity fu riportata in Gran Bretagna, dove - secondo i libri di storia - fu accudita dalla madre e morì, all'eta di 33 anni, nel 1948.
Ma la storia, secondo il direttore del «New Statesman», Martin Bright, potrebbe aver avuto un epilogo differente. Ad innescare la ricostruzione, una telefonata fatta da una certa Val Hann. «La donna mi raccontò che sua zia Betty Norton durante la guerra gestiva una clinica ostetrica, nell'Oxfordshire, frequentata dalla nobiltà, e che Unity Mitford era stata una delle pazienti. La clinica era tenuta con molta discrezione e lei aveva rivelato solo alla sorella, la madre di Val, che Unity aveva avuto un figlio. E Val, alla domanda su chi fosse il padre del bambino, mi rispose: "Unity raccontava sempre che era di Hitler"». Scettico, ma incuriosito, Bright ha allora deciso di recarsi a Wigginton, in cerca della clinica ostetrica, lo Hill View Cottage: nel villaggio ha incontrato Audrey Smith, all'epoca dei fatti una bimbetta, ma con una sorella (purtroppo deceduta) che lavorava proprio nella clinica e che le aveva parlato di Unity. Audrey raccontò di aver visto Unity, avvolta nelle lenzuola, all'apparenza molto malata, ricoverata nella clinica - raccontò - non per avere un bimbo, ma per un tracollo psicologico. L'ipotesi che Unity avesse avuto un figlio da Hitler non è stata confermata nè dalla sorella, la duchessa del Devonshire, che ha detto di poter mostrare i diari della madre che smentirebbero la tesi, nè dagli autori di un documentario che andrà in onda su Channel 4, «Hitler British Girl» (La ragazza britannica di Hitler), che non è riuscito a trovare prove che la giovane fosse incinta o che avesse avuto una relazione sessuale con Hitler. Scettico anche Richard Evans, docente di storia moderna all'università di Cambridge: «La relazione di Unity Mitford con Hitler era essenzialmente politica», ha confermato. «Lei era una nazista convinta, antisemita e fanatica razzista. E mi preoccupa che un gossip sulla sua vita personale possa distrarre da questi dati».

Articolo tratto da Corriere.it

12 dicembre 2007

Scherzetto


Scherzo via sms: «Presentati nudo»

31enne denunciato in Nuova Zelanda. Una 17enne invia a un amico 31enne un messaggino con la "proposta" indecente e un indirizzo sbagliato.

Uno scherzo sfociato in due denunce. Complice un cellulare, un indirizzo sbagliato e due padroni di casa non proprio favorevoli al nudismo. Tutto è cominciato quando una ragazza di 17 anni, di Almerston North, nell'Isola del Nord della Nuova Zelanda, ha inviato a un suo amico di 31 anni un messaggino sul cellulare: «Regalo di Natale: ti aspetto con un'amica, entra in casa nudo». L'sms non lasciava dubbi. Ma si trattava di uno scherzo. E per di più con, annesso, indirizzo sbagliato.
Secondo il quotidiano locale Manawatu Standard, la ragazza aveva mandato il messaggio promettendo una fantastica serata a tre. L'uomo avrebbe però dovuto presentarsi nudo. Arrivato all'indirizzo, l'ignaro amante si è prontamente tolto tutti i vestiti, li ha appallottolati e gettati dentro la finestra di casa, come richiesto dall'amica, e ha suonato alla porta. Gelida l'accoglienza e impossibile la fuga, visto che i vestiti erano dentro casa. La vicenda si è conclusa con una denuncia per violazione di proprietà privata per il caloroso 31enne, e un'altra per uso improprio del telefono per la ragazzina.

Articolo tratto da Corriere.it

11 dicembre 2007

Allevatore pazzo


Canada, condannato l'allevatore "Willie": dava le prostitute in pasto ai maiali

Ergastolo a Robert "Willie" Pickton ritenuto colpevole per i primi sei dei 26 omicidi di cui è accusato.

Considerato come il peggior serial killer del Canada, l'allevatore di maiali di 58 anni Robert "Willie" Pickton è stato stato riconosciuto colpevole per i primi sei di 26 omicidi di prostitute di cui è accusato. processo per gli altri 20 casi lo attende entro breve tempo.
Il verdetto per Pickton è stato pronunciato da una giuria popolare a New Westminster, nella British Columbia. Il giudizio di colpevolezza è stato però per E unomicidio di secondo grado, e non di primo grado, reato inizialmente contestato all'allevatore. La pena prevista è comunque l'ergastolo, ma con la possibilità in futuro della libertà condizionale.
Pickton è ritenuto l'autore degli omicidi di prostitute e tossicodipendenti di Vancouver, che attirava nella sua fattoria con la promessa di soldi e poi massacrava. Secondo l'accusa, i corpi sono stati macellati e dati in pasto ai maiali o fatti sparire in un impianto di smaltimento di rifiuti. Gli investigatori hanno incastrato Pickton trovando il Dna delle vittime e resti di ossa nella sua fattoria. Ma i difensori dell'uomo hanno sostenuto che l'accusa non ha provato la sua diretta responsabilità negli omicidi e non ha perseguito ipotesi alternative.

Articolo tratto da Corriere.it

06 dicembre 2007

Lavaggio naturale


La lavatrice ecologica che usa le noci ha vinto la quinta edizione dell'Electrolux Design Lab 07
Al posto dei detersivi in polvere inquinanti utilizza il guscio dei semi dell’albero Sapindus mukorossi.

Una lavatrice che lava senza detersivi chimici e usando solo del normale sapone. Un sogno ecologico che potrebbe tradursi in realtà entro pochi anni, ovvero non appena verrà messa in commercio la E-wash, vincitrice della quinta edizione dell’Electrolux Design Lab 07, che come ogni anno premiava la miglior invenzione eco-compatibile ed eco-sostenibile per la casa svedese. Creata dall’ungherese Levente Szabo, che ha incassato anche i 5 mila euro del premio, questa nuova lavatrice «verde» ha una capacità di carico uguale a quelle tradizionali e pari giri di centrifuga, malgrado sia più piccola e compatta, ma anziché le classiche polveri inquinanti che si trovano al supermercato utilizza le «noci lavanti» dell’albero Sapindus mukorossi, il cui potere detergente è noto da millenni in India e Nepal. La loro azione è semplice: il guscio contiene, infatti, una sostanza chiamata saponina che, a contatto con l’acqua, si scioglie e sviluppa un elevato potere detergente, disinfettante e antibatterico. La saponina è contenuta anche nei detersivi industriali, dove però viene mischiata con sostanze chimiche, nocive tanto per l’uomo quanto per l’ambiente. In questo caso, invece, viene usata pura e le noci di sapone vengono inserite in un sacchetto di stoffa posizionato direttamente nel cestello della lavatrice.
Per la verità, le »lavanoci» sono in vendita da tempo anche in Italia e sul web sono numerosi i siti che ne reclamizzano le eccezionali virtù lavanti (un chilo costa circa 20 euro), ma la vera novità sta nel fatto che la E-wash le aggiunge al lavaggio al momento giusto e che ogni pezzo di sapone viene lavato via prima che il ciclo abbia fine. «La E-wash è un brillante mix di antiche credenze e tecnologia», ha sottolineato Henrik Otton di Electrolux, «ed è opera di una persona dalla mente aperta, capace di adattare le soluzioni di una cultura alle conoscenze di un’altra». Come lui stesso ha raccontato, l’inventore della lavatrice verde stava pensando a un modo per tagliare i costi di confezionamento, produzione e trasporto delle tradizionali polveri, quando è stato folgorato dall’idea delle lavanoci. «Un chilo di queste noci di sapone basta per un anno», ha spiegato Levente Szabo, «e poi sono assolutamente innocue e, quindi, ideali per chi è affetto da allergie o problemi alla pelle». Non solo. Le lavanoci eliminano anche l’uso dell’ammorbidente, perché garantiscono panni morbidi e profumati, con un risparmio del 50% rispetto ai tradizionali sistemi di lavaggio usati finora. In attesa che la E-wash arrivi sul mercato, si possono sperimentare le lavanoci con le solite lavatrici: chi lo ha fatto, ne dice meraviglie. Provare per credere.

Articolo tratto da Corriere.it

30 novembre 2007

Una telefonata ti allunga la vita...ma non sempre!


Sospetta morte di un uomo in Corea con il cellulare in fiamme al suo fianco

Un minatore di 33 anni è stato portato in ospedale con ustioni sul petto, costole rotte ed emorragie interne.

Un minatore di 33 anni della Corea del Sud è stato trovato morto con un telefonino in fiamme sul torace. La sua morte potrebbe essere stata causata dall'esplosione del suo cellulare. Ne hanno dato notizia la polizia e il dottore che ha esaminato il cadavere. L'uomo, che è stato dichiarato morto al suo arrivo in ospedale, aveva ustioni sul petto, costole rotte ed emorragie interne, ha dichiarato il medico. «Quando è stato portato al pronto soccorso, aveva il cellulare fuso attaccato alla parte sinistra della sua camicia», ha detto Kim Hoon, medico presso il dipartimento di medicina d'urgenza dell'ospedale universitario Chungbuk.
La polizia sta conducendo le indagini sulla possibile causa della morte dell'uomo, se l'esplosione sia stata innescata da una batteria difettosa, ha riportato l'agenzia Yonhap. Saranno necessari almeno dieci giorni per completare l'inchiesta sulle cause della morte del minatore. «È stato trovato steso vicino ad una scavatrice mentre lavorava in una cava di pietre», ha dichiarato un agente della stazione di polizia di Cheongju Heungdeok, circa 100 chilometri a sud est di Seul. «Era sdraiato al suolo e il suo cellulare stava ancora bruciando così ho dovuto spegnere il fuoco», ha detto alla televisione nazionale Ytn Kwon Young-sup, un testimone della scena.

Articolo tratto da Corriere.it

Sembra abbastanza incredibile come spiegazione...

29 novembre 2007

A volte ritornano


Che fine ha fatto Monica

Siamo andati a ritrovare la ex stagista e gli altri protagonisti dello scandalo che divise l'America.

A dieci anni dal Sexgate, che a Bill Clinton quasi costò la carica di presidente degli Stati Uniti, Monica Lewinsky è rimasta un’ossessione nazionale che aleggia sulla campagna elettorale della ex first lady Hillary. La sua storia ritorna su giornali, radio e tv. Su internet proliferano blog a lei intitolati. I collezionisti danno la caccia agli accessori da lei disegnati tempo fa. E il suo nemico di allora, l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, che incriminò Clinton per falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia, ammette: «Neppure la figura di Marilyn Monroe si è impressa così nella psiche popolare».
In un decennio Monica e l’America sono cambiate. Lei non cerca più le luci della ribalta dal 2004, quando pubblicò l’autobiografia La mia vita. E Barbara Hutson, il suo press agent, non cerca più i media per reclamizzarne le iniziative (fallite in maggioranza), ma protegge la sua riservatezza. Gli americani, sebbene sempre spaccati sullo scandalo, non la considerano più una peccatrice, ma incominciano a vedere in lei una vittima. Mentre i Clinton haters, gli odiatori di Clinton, continuano a farla oggetto di barzellette oscene, personalità come la giornalista Barbara Walters e l’attrice Whoopy Goldberg la difendono pubblicamente. Quando possono, glissano pure gli stessi repubblicani, bruciati dai recenti Sexgate dei loro parlamentari.
Lo scandalo fu epocale. A cavallo del 1998, Monica, una stagista di 24 anni della Casa Bianca, iniziò una boccaccesca love story con il presidente Clinton. Il Drudgereport, un giornale on-line, la denunciò e il procuratore speciale Kenneth Starr, un repubblicano che indagava su presunti scandali della first lady Hillary, aprì un’inchiesta. Monica ingenuamente si confidò con la falsa amica, Linda Tripp, che consegnò al procuratore oltre 20 ore di conversazioni telefoniche. Interrogato, Clinton negò di aver fatto sesso con la stagista, ma Monica confessò per evitare il carcere. In un rapporto di 445 pagine al Congresso, Starr disse che il presidente aveva mentito e andava incriminato. La Camera obbedì, ma Clinton fu salvato dal Senato di misura.
Senza rendersene conto, Monica Lewinsky aveva provocato una crisi costituzionale, 25 anni dopo le dimissioni del presidente repubblicano Richard Nixon per il Watergate. Il Paese, traumatizzato, non perdonò Clinton (il suo vicepresidente Al Gore pagò per lui due anni dopo perdendo le elezioni) ma formò quadrato attorno a Hillary, la «leonessa» tradita che sfoderò gli artigli in difesa del marito. La stagista divenne il simbolo del male.
Senonché oggi, l’America sembra riabilitarla. Ha scritto Richard Cohen, columinist del Washington Post: «Il suo fu un errore di gioventù. Lo ha scontato. Merita di rifarsi una vita e di essere lasciata in pace».
Il mutamento di umore del Paese è dovuto all’esemplare condotta di Monica Lewinsky negli ultimi tre anni. tesi, “Alla ricerca della giuria imparziale: riflessioni sulle conseguenze della pubblicità prima del processo”, è stata un grido di dolore. «L’abbiamo sacrificata sull’altare del maschilismo», ha protestato Cohen. «Un uomo non passa alla storia per una trasgressione sessuale». E ha aggiunto: «Il principale colpevole del Sexgate fu Clinton, ma fu Monica a soffrirne, perché si illuse che il preNel 2005, l’ex dama bianca di Clinton si è trasferita in Inghilterra. Lo scorso gennaio ha preso una seconda laurea in psicologia sociale alla London School of Economics. La suasidente avrebbe lasciato Hillary per lei». L’America deve rispettarla, concude Cohen: «Dove si trova l’uomo coraggioso capace di sposarla?».
Per qualche mese Monica ha cercato un impiego a Londra, poi è ritornata in America. La scorsa estate, era residente a Portland nell’Oregon, alla cui università si era laureata la prima volta nel ’95, l’anno che entrò alla Casa Bianca. Marjorie Skinner, una disegnatrice, l’ha avvistata a Genes, un noto ristorante, e allo Urban grind bar. «Era con un gruppo di vecchi amici dell’università, l’ho trovata simpatica, disinvolta e in forma, una bella donna». Secondo il quotidiano locale, Monica, che a luglio ha compiuto 34 anni, abita in un condominio del Pearl district, il migliore rione cittadino, e lavora al marketing della rivista Mercury Monthly. Barbara Hutson, la sua press agent, rifiuta di svelare se abbia un compagno o un fidanzato.
Nell’autobiografia La mia vita, l’ex stagista ebbe parole amare per il presidente Clinton: «Quante menzogne, quante ferite», le sue ultime dichiarazioni pubbliche. Monica voleva lasciarsi il Sexgate alle spalle assieme ai fiaschi successivi: le parentesi da stilista, quella di conduttrice alla Fox e il suo infelice monologo a teatro. C’è riuscita. I suoi genitori sono divorziati dall’88, ogni tanto li va a trovare a Los Angeles dove la madre si è risposata. Evita Washington e si astiene dal commentare le elezioni. Con malizia, lo Hill Chronicle, il quotidiano del Congresso, ha scritto che «voterà repubblicano». Whoopy Goldberg è scattata: «Basta strumentalizzarla, non desidera altro che un’esistenza anonima». Esattamente come Linda Tripp, la nemica che non ha mai più visto. Si è nascosta in Virginia ed è rinata. L’italo americana Rose Carotenuto, il suo nome da nubile, era un’alta funzionario del Pentagono, da cui ha ricevuto un risarcimento danni di 600 mila dollari per essere stata licenziata in seguito allo scandalo. A 58 anni, con un divorzio alle spalle e con un figlio adulto, si è risposata con l’amore della sua adolescenza, l’architetto tedesco Dieter Rausch, e ha aperto con lui un negozio di oggetti natalizi a Middleburg. La chirurgia plastica e i consigli della stilista Yuki Sharoni l’hanno trasformata in una signora attraente. Linda non ha mai spiegato perché abbia tradito Monica. Prima ha addotto ragioni morali, poi l’appartenenza al partito repubblicano, quindi la necessità di proteggersi dalle rappresaglie di Clinton, ma è stata assolta dall’accusa di spionaggio a danno della Casa Bianca.
Al contrario, Kenneth Starr imperversa sulla scena nazionale. Avvocato del grande studio legale Kirkland and Ellis e preside della facoltà di giurisprudenza dell’università Pepperdine, in California. Ormai sessantunenne, l’ex procuratore è la punta di lancia dei repubblicani nelle dispute politiche. Starr, ironia della storia, si è specializzato nella difesa dei molestatori sessuali: il suo protetto più discusso è il miliardario Jeffrey Epstein, sospettato di abuso di divette minorenni. Ed è molto richiesto come conferenziere: il Sexgate, lamentano i clintoniani, è stata la sua fortuna.
Come per Matt Drudge, padre del Drudgereport, nel ‘98 un foglio elettronico semisconosciuto della destra, oggi un punto di riferimento indispensabile per tutti i media. Vive di «soffiate» dei repubblicani, e nel tentativo di neutralizzarlo i democratici gli hanno contrapposto lo Huffington Report di Arianna Huffington, l’ex vestale greca dei conservatori, oggi una liberal estremamente combattiva. Drudge lo ha preso come la conferma che a soli 45 anni è un gran sacerdote della politica statunitense. Dopo aver quasi distrutto Bill Clinton, adesso Matt sembra propenso a risparmiare Hillary: tra il cronista d’assalto e la ex first lady, anzi, ci sarebbe un certo feeling. Forse l’indiscreto Matt crede che Hillary sarà eletta presidente e lei pensa che avrà bisogno di lui.

Articolo tratto da Corriere.it

28 novembre 2007

Terroristi camaleontici...


Terrorista si finge sposa: preso

Soldati iracheni svelano il camuffamento del super-ricercato Haidar Mahdi, in abito da nozze.

Per eludere e confondere le forze di sicurezza in Iraq un gruppo di terroristi si è cammuffato da invitati ad una festa di matrimonio. Soldati iracheni hanno tuttavia scoperto in tempo la messa in scena e fermato gli estremisti.
Tra di loro anche il super-ricercato Haidar Mahdi, in abito da sposa. Come riporta il quotidiano di Baghdad «Al-Sabah», a un posto di blocco sulla strada nei pressi della città di Taji è stato fermato nei giorni scorsi un camioncino, addobbato a festa, con tanto di fiori e strascico.
A prima vista, riferisce il giornale, i soldati di pattuglia hanno pensato ad una comitiva di sposi con gli ospiti al seguito. Osservando però attentamente la coppia e i due uomini vestiti a festa all'interno del piccolo furgone, si sono accorti che la «sposa», con tanto di velo in testa e in abito bianco, era in realtà il terrorista Haidar Mahdi mentre gli altri tre occupanti del veicolo erano anch'essi sulla lista dei maggiori ricercati. Tutti e quattro sarebbero stati arrestati, scrive «Al-Sabah».

Articolo tratto da Corriere.it

27 novembre 2007

Attacchi chimici


3000 anni fa gli Ittiti pionieri del bioterrorismo


La storia delle guerre batteriologiche e' costellata di sforzi per introdurre gli agenti patogeni nel campo nemico nei modi piu' diversi: si va dalle coperte infettate con il vaiolo che i cowboys distribuivano ai pellerossa ai cadaveri di appestati lanciati all'interno delle mura nemiche nel Medioevo. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Medical Hypoteses, i primi vettori di batteri usati intenzionalmente sono state delle pecore, che gli Ittiti, che abitavano l'odierna Turchia, usarono tremila anni fa contro un popolo nemico. Secondo lo studio del microbiologo italiano Siro Trevisanato, il batterio scelto come prima arma di distruzione di massa della storia e' stato il Francisella Tularensis, responsabile della Tularemia, o 'febbre dei conigli', un'infezione ancora oggi presente che se non curata porta alla morte nel 15% dei casi.
Studiando documenti antichi, lo scienziato ha verificato che la prima comparsa della Tularemia in Medio Oriente risale al quattordicesimo secolo avanti Cristo nella citta' fenicia di Symra, ai confini fra Libano e Siria. Gli Ittiti saccheggiarono questa citta' nel 1325 a.C., portando con se' anche animali infetti, che potrebbero aver trasmesso la malattia in tutto il loro territorio:''Potrebbe essere proprio la Francisella la responsabile di quella che viene riportata come 'piaga Ittita' - spiega il ricercatore - un'epidemia di cui ci sono diversi documenti''. Proprio nel momento di massima virulenza della Tularemia, secondo Trevisanato, gli Ittiti sono divenuti oggetto delle 'attenzioni' di una popolazione confinante, che abitava la citta' di Arzawa nell'Anatolia occidentale, decisa ad approfittare della debolezza degli Ittiti per invadere il loro territorio. ''E' proprio in questo periodo, pero', fra il 1320 e il 1318 a.C., che per le strade intorno ad Arzawa incominciarono ad apparire misteriosamente dei montoni - spiega l'esperto - gli abitanti della citta' li catturarono e li mangiarono. Proprio in quegli anni la Tularemia ha iniziato a fare vittime nella citta', tanto che alla fine la popolazione era cosi' debole che la conquista degli Ittiti e' fallita''.
La teoria del microbiologo e' confermata, oltre che dai documenti, dal modo in cui l'infezione si propaga: l'infezione spontanea del batterio si manifesta in 150 mammiferi diversi, dai topi ai conigli alle pecore, e l'agente patogeno puo' essere trasmesso all'uomo facilmente dagli insetti come le zecche e le zanzare. ''Ci sono documenti in cui gli abitanti di Arzawa iniziano a chiedersi se c'e' un collegamento fra i montoni e l'epidemia - conferma Trevisanato - secondo me c'e', e a qualcuno degli Ittiti deve essere venuta l'idea di utilizzare gli animali''.

Articolo tratto da Ansa.it