10 settembre 2007

Promesse disattese e pubblicità ingannevole


Le marche non tagliano il Co2: appena -0,2% in tutto il 2006

Difficile arrivare a 140 g/km in 2008. E l'analisi dell'autorevole Transport andEnvironment.
Fra l'altro cresce anche in peso: in media 17 Kg l'anno

"I produttori europei di automobili non si stanno dando da fare abbastanza per tagliare le emissioni di co2 dei loro prodotti, restando quindi lontani dall'obiettivo di 140 grammi di anidride carbonica per chilometro percorso da raggiungere a fine 2008". La denuncia è pesante, e arriva dall'autorevole Transport and Environment, gigantesca associazione fondata nel 1989 e con sede a Bruxelles.
"Nel 2006 - spiegano alla T&E - le emissioni delle nuove auto europee sono calate in media solo dello 0,2%, la minor diminuzione annuale mai registrata". Per capirci, questo significa che proprio nell'anno della - teorica - svolta - le emissioni sono diminuite di meno di mezzo grammo di co2 per chilometro, attestandosi a circa 160 g/km. Per non parlare poi di Spagna e Austria dove le emissioni sono addirittura aumentate (dal computo, che comprende tutta l'Ue, sono escluse Romania, Bulgaria e Malta).
La cosa è effettivamente sorprendente perché invece a sentir parlare le case automobilistiche la riduzione sarebbe stata importante e non è un caso che tutti i prototipi presentati da un paio di anni a questa parte puntino molto sulla riduzione di Co2. A questo punto di una cosa si può star certi: dando per scontato che nessuno delle due parti in causa stia mentendo, è evidente che il problema riguarda i prodotti attualmente in vendita. Detto questo c'è da sperare che le cose cambieranno? Almeno a giudicare dai tanti prototipi presentati? Anche qui alla T&E gettano altra benzina sul fuoco: "Con queste premesse - spiegano da Bruxelles - l'associazione europea dei costruttori di automobili, Acea, che riunisce i 13 principali produttori, quasi certamente non risucirà a raggiungere l'obiettivo volontario di risuzione indicato dalla commissione nel 1998. L'obiettivo vincolante annunciato dall'Ue è di arrivare a 120 g/km di Co2 emessa dalle marmitte per il 2012".
Ma non è tutto: "Nei primi 8 anni del loro impegno volontario i produttori auto hanno prodotto auto più grandi, pesanti e succhia-benzina, e i risultati parlano da soli -commenta Aat Peterse, di T&e - negli ultimi mesi, invece, hanno tirato fuori tante denominazioni 'verdi' da poterci riempire un dizionario".
L'atto di accusa non è finito. E già perché per il Transport and Environment "la tendenza dei produttori di auto europei rimane quella di costruire auto sempre più pesanti che tendono a emettere di più e uccidono più pedoni". E fornisce anche dei dati: "il peso medio delle nuove auto realizzate in Europa è cresciuto di 17 chilogrammi nel 2006, arrivando a 1,38 tonnellate".
La notizia, rilanciata anche dal Financial Times, sta ovviamente facendo il giro del mondo, ma per capire chi avrà ragione, purtoppo, occorrerà aspettare almeno un paio di anni. Allora, però, sarà tardi per prendere eventuali provvedimenti.


Articolo tratto da Repubblica.it

07 settembre 2007

"Buongusto"


La "limo" più veloce del mondo è, in realtà, una Ferrari 360 Modena allungata: raggiunge una velocità di 270 km/h, è lunga poco più di 6 metri e ha 8 posti. Noleggiarla costa 700 sterline all'ora (circa 1000 euro), mentre il costo complessivo per realizzarla è di 200.000 sterline (quasi 300.000 euro).


Articolo tratto da Corriere.it

A me sembra proprio una stronzata, della serie "Come ti rovino una macchina/mito"

05 settembre 2007

Il ritorno di Okocha!


Okocha va all'Hull City
"Mi ha guidato Dio"
Dopo aver lasciato il Bolton per il Qatar, il 34enne nigeriano torna in Inghilterra. Tenterà di portare in alto la squadra dello Yorkshire, che detiene un poco invidiabile record: Hull è il centro con più abitanti in Europa (250mila) a non aver mai disputato un campionato di prima divisione

La vicenda serve anche a smentire quelli che pensano che andare a giocare in Qatar significhi fine della carriera. Jay Jay Okocha avrebbe qualcosa da rispondere in merito. Il funambolo nigeriano, che fino all’anno scorso giocava appunto per deliziare gli sceicchi, torna in Inghilterra. Non più al Bolton, dove ha furoreggiato per quattro stagioni, ma all’Hull City, diciottesimo nella League Championship (l’equivalente della nostra B). Il motivo di questa scelta? Semplice. "E’ stato Dio a guidarmi", ha rivelato Jay Jay.
Okocha, cattolico, vestirà la maglia numero 44. "In Qatar mi annoiavo parecchio – ha spiegato il 34enne nigeriano -. Non c’è quasi nessuno a vedere le partite, l’atmosfera non mi piaceva. Anche in Nigeria mi spingevano a cambiare squadra. Così ho fatto. Dio mi ha indicato la strada giusta, e la fede per me viene prima di ogni altra cosa".
Il contratto che legherà Jay Jay alla squadra dello Yorkshire sarà di 10 mesi, con possibilità di proroga per un altro anno. Okocha, tuttavia, dovrà subito affrontare una situazione difficile. L’Hull attualmente è diciottesimo in classifica dopo 4 giornate, staccato di 6 punti dalla vetta. Nonostante un mercato piuttosto dispendioso (l’ultimo acquisto, Caleb Folan dal Wigan, peraltro già infortunato, è costato un milione di sterline), la promozione in Premiership sembra un miraggio. Hull, intesa come città, detiene un poco invidiabile record. E’ infatti il centro con più abitanti in Europa (250mila) a non aver mai raggiunto un campionato di Serie A. Ci proverà dunque Jay Jay Okocha a rompere il tabù. "Io sto bene, e voglio aiutare il club, che ha grandi ambizioni". Se persino il Signore si è scomodato, sarebbe strano il contrario.

Articolo tratto da Gazzetta.it

04 settembre 2007

Simulatore di volo targato Google


Ecco l'uovo di Pasqua di Google Earth: al suo interno un simulatore di volo

Uno studente sudafricano scopre un gioco nascosto e lo racconta sul suo blog.
In pochi giorni la notizia fa il giro del mondo. E su YouTube appare la guida per principianti.

La velocità aumenta e l'aereo corre sulla pista. Un clic sulla tastiera e punta verso l'alto, staccandosi da terra e lasciando l'aeroporto di Sydney, uno dei tanti dai quali si può scegliere di decollare. In basso, ad altissima definizione, si vedono l'oceano e le vie della città.
Se si trattasse di un semplice simulatore di volo, non ci sarebbe nulla di particolarmente innovativo. La novità, invece, c'è eccome: il programma è dentro Google Earth, il software di Google che
permette di visualizzare le immagini della superficie terrestre scattate dal satellite, e soprattutto si tratta di un "uovo di Pasqua", cioè di una sorpresa nascosta dai programmatori.
E da quando un giovane studente sudafricano l'ha scoperto, i blogger stanno impazzendo. La scoperta, a quanto pare, è avvenuta pochi giorni fa. Marco Gallotta, uno studente di origini italiane di Città del Capo, ha digitato una semplice combinazione di tasti mentre utilizzava Google Earth e si è trovato davanti al simulatore di volo.
Il 31 agosto ha raccontato tutto sul suo blog, avviando un tam tam sul web che sta facendo il giro del mondo. La novità è stata inserita nell'ultima versione del software, la 4.2 rilasciata un paio di settimane fa. Per attivarla basta digitare Ctrl Alt A su Windows e Command Option A su Mac.
A questo punto si apre una finestra che consente di scegliere tra due aerei, un caccia F-16 e un aereo ad elica SR22, e tra 27 aeroporti di tutto il mondo.

Per imparare a pilotare serve un po' di pratica, perché i comandi sono piuttosto sensibili. Alla fine però l'esperienza di volo non è male e la qualità delle immagini della superficie terrestre è ottima grazie alle mappe satellitari di cui dispone Google Earth.
Dopo il primo utilizzo, nel menù strumenti compaiono l'opzione per aprire il simulatore di volo e il link a una pagina web con tutti i comandi.
Per chi fosse comunque in difficoltà, un blogger americano ha già pubblicato su YouTube un
minicorso in inglese, che in soli due giorni è stato visualizzato più di 98mila volte.
La nuova versione di Google Earth è stata messa a disposizione degli utenti un paio di settimane fa.
Sin dal lancio, aveva fatto parlare di sé per un'altra trovata innovativa: la modalità Sky, un
ampliamento del programma che consente di esplorare lo spazio profondo grazie a un archivio di più di un milione di foto di stelle e galassie.

Articolo tratto da Repubblica.it

31 agosto 2007

L'unione fa la forza


In Texas una ragnatela gigante



Una ragnatela che si estende per quasi 180 metri è diventata a Wills Point, in Texas, la vera attrazione del locale parco
naturale sul Lago Tawakoni. Gli stessi entomologi sono rimasti stupefatti dalla sua estensione, che è il prodotto di una comunità di ragni che si sono coordinati per realizzarla.

Articolo tratto da Repubblica.it

Ogni tanto...


Texas, graziato Foster: per lui si era mobilitato il mondo


Kenneth Foster non sarà giustiziato. Il gvernatore del Texas Rick Perry ha deciso di commutare la sua pena in ergastolo. La grazia arriva a meno di 6 ore dalla prevista iniezione letale. Il governatore del Texas ha così accolto la raccomandazione del “Board of pardons and paroles”, la commissione incaricata di valutare le richieste di grazia. Il parere del Board, i cui componenti sono nominati dal governatore, non era vincolante per Rick Perry.
Ma la raccomandazione, del tutto inconsueta, arriva con un voto a grande maggioranza: 6 membri della commissione su 7 avevano chiesto di bloccare l’esecuzione.

Foster, attualmente nel braccio della morte di Huntsville, in Texas, condannato nel 1997, era accusato senza nessuna prova e contro ogni verosimiglianza, di un delitto di cui è stato soltanto spettatore, senza esserne complice, mandante, e tanto meno esecutore materiale. Foster era stato condannato in base a una controversa legge del Texas, la Law of Parties, che estende ai casi di pena capitale la responsabilità penale dei complici.


Articolo tratto da L'Unità.it

30 agosto 2007

Posto sbagliato al momento sbagliato...


Texas, fece fuggire un amico: condannato a morte

Il Texas di Bush continua la corsa al cappio. Il boia di Huntsville fa gli straordinari questa settimana con tre esecuzioni in tre giorni. Martedì DaRoyce Mosley, un detenuto di 32 anni condannato per l'assassinio di una donna ha ricevuto l'iniezione letale dopo avere atteso per cinque ore l'esito del suo ultimo appello. Poi è stata la volta di John Joe Amador, condannato per l'assassinio nel 1994 di un tassista di San Antonio. Giovedì dovrebbe toccare a Kenneth Foster, il detenuto al centro di una mobilitazione internazionale in quanto è finito nel braccio della morte per aver aiutato a scappare un amico che aveva appena commesso un assassinio.
Anche l´Italia fa la sua parte. «La giustizia non deve mai equivalere a vendetta, ma salvaguardare sempre la dignità e la sacralità della vita umana», dice in una nota il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ricevuto una lettera aperta dal comitato per "Kenneth Foster". Nel sottolineare che «l'Italia è da anni in prima fila nell'azione internazionale contro la pena capitale, coerentemente con la più alta tradizione giuridica del nostro Paese», il Capo dello Stato ricorda che «l´Italia si accinge, insieme all'Unione Europea, a presentare una risoluzione per la moratoria delle esecuzioni e l'abolizione della pena di morte alla 62esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite».
Il Colosseo a Roma sarà illuminato in serata per ribadire l´impegno della città per la moratoria internazionale delle esecuzioni capitali nel mondo. Lo ha annunciato il sindaco Walter Veltroni in un messaggio inviato all'associazione "Nessuno Tocchi Caino", in occasione del conferimento del premio "Abolizionista dell'Anno" al Presidente del Ruanda, Paul Kagame. «Un gesto - scrive Veltroni- che vogliamo dedicare anche alla richiesta di sospendere l'esecuzione della pena a Kenneth Foster Jr, attualmente nel braccio della morte in Texas, condannato nel 1997, e accusato senza nessuna prova e contro ogni verosimiglianza, di un delitto di cui è stato soltanto spettatore, senza esserne complice, mandante, e tanto meno esecutore materiale».
«Sono fermamente contrario alla pena di morte ed invoco un atto di clemenza per Kenneth Foster», fa sapere il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. «Togliere la vita ad un condannato -prosegue il ministro - è una forma estrema che non condivido e che reputo come una barbarie che non si addice ad uno stato di diritto».
A Huntsville intanto una folla si sta radunando per l´ultimo tentativo di protesta contro l´esecuzione. Appena una settimana fa, però, è stato superato il traguardo delle 400 iniezioni letali da quando lo stato della stella solitaria ha ripristinato nel 1982 la pena capitale.

Articolo tratto da L'Unità.it

29 agosto 2007

Pubblica Gogna


Spacciatore legato e cosparso di piume

Nell'Irlanda del Nord torna l'incubo delle violenze fra cattolici e protestanti.
Due ignoti "giustizieri" umiliano un 30enne (appendendogli al collo «Sono un vile spacciatore») e inviano la foto al Daily Mail.

Legato a un lampione, cosparso di catrame e piume ed esposto alla pubblica gogna, con un cartello appeso al collo con su scritta la ragione di un simile trattamento. Questa l’umiliazione in stile medievale inflitta domenica a un uomo di circa trent’anni, sospettato di essere uno spacciatore, da due sconosciuti «giustizieri» mascherati in una strada di Taughmonagh, a sud di Belfast, dopo che la Polizia si era rifiutata di intervenire contro di lui. Era dai tempi dei «Northern Ireland’s Troubles» (i trent’anni di ripetute violenze fra cattolici e protestanti che hanno causato migliaia di morti nel Nord Irlanda, ndr) che non si assisteva ad azioni tanto brutali. I due uomini incappucciati hanno preso la vittima e l’hanno legata a un lampione, poi hanno cosparso il suo capo di catrame e vi hanno sparso sopra delle piume, prese da un cuscino, mentre una piccola folla (che comprendeva anche donne e bambini) assisteva alla terribile scena. Infine, hanno infilato al collo del ragazzo un cartello con la scritta «I’m a drug dealing scumbag» (che si può tradurre come «sono uno spregevole spacciatore») e hanno poi mandato le foto della pubblica punizione (prese con un telefonino) ai giornali, fra cui il Daily Mail.
La polizia e le forze politiche hanno definito l’episodio «un atto di barbarie», ma l’UDA (Ulster Defence Association) ha negato qualunque coinvolgimento, sebbene il gruppo armato nato nel novembre del 1971 sia particolarmente influente in quella zona della città. Ma Alban Maginness, un membro del SDLP (partito socialdemocratico e laburista), non crede all’estraneità dell’UDA: «E’ chiaro che ci sono loro dietro a tutto questo – ha spiegato al Times - perché questo genere di fatti non capitano spontaneamente. È stata una provocazione». Non la pensa così, invece, Frankie Gallagher dell’UPRG (Ulster Political Research Group), ovvero la faccia politica dell’UDA: «Abbiamo detto alla gente di Taughmonagh di andare dalla polizia, ma la comunità ha risposto in questo modo perché non ha fiducia nelle forze dell’Ordine. E l’inattività che causa frustrazione e rabbia fra i cittadini».
L’UDA è sotto la pressione del governo dell’Irlanda del Nord, che ha dato al gruppo paramilitare un ultimatum di 60 giorni per seguire gli esempi dell’IRA e dell’Ulster Volunteer Force e porre così fine alle attività criminali. «Un simile comportamento non è ammissibile in una società civilizzata», ha commentato il ministro dello Sviluppo Sociale, Margaret Ritchie. Gallagher ha chiesto un incontro urgente con il ministro, nel tentativo di evitare altri episodi di ingiustificata violenza.
Stando al rapporto della Polizia locale, una pattuglia sarebbe intervenuta a Finwood Park domenica notte, ma non avrebbe trovato alcuna vittima né qualcuno si sarebbe ancora fatto avanti per denunciare alcunché. Il ricorso al catrame e alle piume sarebbe una punizione vecchia di almeno 1000 anni e risalirebbe addirittura alla terza crociata, sebbene sia diventata famosa durante la Guerra d’Indipendenza americana, quando veniva usata per punire chi era accusato di fedeltà all’Inghilterra.

Articolo tratto da Corriere.it

Mah...per fortuna che tengono alla privacy e ai diritti individuali...

28 agosto 2007

Sindrome da accerchiamento


Il "trova-cattivi": negli Usa è già on line


«Siamo americani. Lavoriamo duro, ci piacciono gli sport, amiamo i barbecue familiari, e ci meritiamo di rimanere in pace». Con queste parole si apre il sito «Peace of mind offender locator » (www.thevision2020.com ).Il "trova-cattivi" americano: il portale che permette di localizzare i potenziali aggressori della «pace dello spirito», in pericolo soprattutto se in giro ci sono «sex offender», molestatori sessuali. Chi infatti meglio di loro può incarnare una minaccia concreta per la tranquillità delle famiglie a stelle e strisce. Ed ecco che i nomi, le foto e la residenza dei 650mila cittadini condannati per reati sessuali vengono resi noti e inseriti all'interno di una mappa virtuale degli Stati Uniti. Digitando il proprio indirizzo, l'utente che vuole collegarsi al servizio scoprirà i "cattivi" che abitano nei dintorni, svelerà i ceffi poco raccomandabili del vicinato. Così il gioco è fatto, e la sicurezza della «pace dello spirito» garantita: se conosci il potenziale aggressore, e soprattutto sai dove abita, lo eviti.
L'accesso al portale è gratuito: non occorre nemmeno registrarsi. Del «sex offender» che abita nei paraggi, oltre all'eloquente primo piano, è indicato insieme alle generalità anche il tipo di reato per cui è stato condannato. Nella lista sono presenti cittadini che hanno già scontato la propria pena: tuttavia non è previsto per loro alcun oblio della colpa. Non per questo tipo di reati. Certo il sito non ha la presunzione di condannare nessuno, cerca solo di essere, secondo le intenzioni, uno strumento utile per tutti coloro che vogliono difendersi da chi in passato ha già aggredito, sequestrato, molestato.
Collegati alla mappa on line ci sono anche opzioni aggiuntive: un servizio di allerta che comunica all'utente registrato se qualche nuovo pregiudicato si è trasferito nei dintorni e un sistema Gps mobile che permette la localizzazione degli spostamenti di una persona nel momento in cui questa porta con sé un particolare strumento elettronico. È inoltre possibile creare una sorta di «confine elettronico», e ogni qual volta il soggetto in osservazione lo viola, si viene tempestivamente avvertiti. Per genitori apprensivi che vogliono avere gli spostamenti dei figli sotto controllo.

Articolo tratto da IlSole24Ore.com

I paladini dell'ordine mondiale si sentono sempre sotto assedio...

27 agosto 2007

Il paese dei balocchi...


Nella "Disneyland lombarda" festini horror e molti rave clandestini


Il Grande Ufficiale Conte Mario Bagno nacque a Vercelli il 24 febbraio 1901. Dopo il matrimonio con Edmea Beretta, si affermò come impresario edile, specializzandosi nelle realizzazione di strade e infrastrutture. Acquistò il borgo di Consonno negli Anni 60, a 22.500 lire. Nel 1961 il consiglio comunale di Olginate approvò il primo progetto: la costruzione di una strada. Bagno lasciò l'area in eredità alla società di famiglia, all'epoca controllata dai due figli, Maria Teresa e Osvaldo. Da città del divertimento a ghost town. Dalla stradina tutta tornanti, che si arrampica da Santa Maria Hoè al borgo di Consonno, passa al massimo una macchina per volta. Quindici chilometri di prati e boschi di castagno. Poi, svoltata l’ennesima curva, il panorama si apre all’improvviso: un portone decadente in stile medievale conduce a quel che resta della «Città dei balocchi».
Paese fantasma, sospeso sui pendii verde smeraldo che scendono verso «quel ramo del lago di Como». Che non è quello di villa D’Este e di George Clooney, ma il cugino lecchese. All’orizzonte la cresta frastagliata del Resegone. Per gli occhi pagode in stile cinese, minareti arabeggianti, fontane rinascimentali. Per le orecchie un silenzio quasi spettrale. Con le colonne doriche che si sgretolano sotto il sole, l’asfalto aggredito dalle erbacce e i vetri delle finestre distrutti. E’ quel che resta di Consonno, frazione di Olginate, la Las Vegas della Brianza, cittadella del divertimento costruita mattone dopo mattone, e stravaganza dopo stravaganza, negli Anni 60. Creatura, ma forse sarebbe meglio mostruosità, partorita dalla fervida immaginazione del commendator Carlo Bagno, imprenditore biellese trapiantato a Milano. Fino ad allora magnate delle betoniere, del cemento e delle strade provinciali.
Bagno aveva capito che il boom economico avrebbe portato ricchezza. E che la vera svolta non sarebbe stata rispondere alle esigenze dei consumatori, ma crearle. Sognava un parco dei divertimenti per la Milano del dopoguerra: spettacoli notturni, feste danzanti, giochi d’acqua, fuochi artificiali. A metà fra un tempio votato allo shopping e un casinò, con un retrogusto di decorazioni kitsch e pacchianità. Arte e spettacolo, un po’ Walt Disney un po’ Silvio Berlusconi, quando ancora bazzicava le navi da crociera. Il sogno è durato il tempo di due album dei Dik Dik, uno dei tanti gruppi che si contendevano il palcoscenico della sala da ballo. Oggi della gloriosa balera rimane solo un’insegna al neon blu, barcollante fra una colonna del porticato e l’altra. Come tutto il resto.
«Il conte Carlo Bagno era un uomo particolare - racconta Roberto Milani, ultima sentinella del borgo con la sua famiglia -. Si svegliava la mattina e faceva costruire un arco sormontato da un cannone napoleonico. Il giorno dopo non lo convinceva più. E lo faceva abbattere. Nei suoi progetti la cittadella sarebbe dovuta crescere anno dopo anno». Campi da calcio, piscine, campi da tennis e poi un minigolf, un piccolo circuito automobilistico, una pista da pattinaggio e uno zoo. Probabilmente Bagno stava esagerando. Una frana, causata proprio dai lavori di costruzione, che avevano deturpato la collina, bloccò l’accesso al «Paese dei balocchi». L’inizio della fine. La burocrazia esigeva i suoi tempi, il compromesso con il Comune per costruire una nuova strada non arrivava e gli Anni 70 avanzavano al ritmo della Premiata Forneria Marconi. La Milano da bere era alle porte: la musica, e il via vai di Alfette e di 128 Rally, abbandonarono il piccolo borgo a se stesso. I cartelli di benvenuto - «A Consonno il cielo è più azzurro», «A Consonno è sempre festa», «Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo» - rimasero ad arrugginirsi sul bordo della strada.
La «ghost town» diventò meta di qualche affezionato del genere horror, di coppiette in cerca di intimità e di ragazzi a caccia di un po’ di adrenalina a buon mercato, sulle orme dei Goonies. Nel frattempo gli avvocati della «Immobiliare Consonno Brianza» e i consiglieri comunali di Olginate cercano di trovare il bandolo della matassa, di riqualificare il belvedere sul lago di Como. Anche le associazioni ambientaliste cominciano ad alzare la voce. Nulla da fare: tutto rimane così com’è. Nel 1981 decidono di ristrutturare una parte del Grand Hotel Plaza per costruirci una casa di riposo per anziani: la «Associazione servizio anziani di Consonno». Infermieri e degenti dell’ospizio rimarranno nel paese per oltre 20 anni, ultimi custodi di questo microcosmo spettrale.
Nel maggio 2007 la decisione di trasferire anche la casa di cura a Introbio, nella vicina Valsassina. Tutto finito? No. La «ghost town» torna ad essere un’attrazione, ma per un pubblico diverso. Negli ultimi mesi Consonno è diventata una delle mete per organizzare «rave» e festini «after hour». «Non è rimasto più nessuno e non vediamo niente di buono - continua Roberto Milani -. Anzi, c’è sempre più spesso gente che viene qui la notte a fare un casino bestiale. Rave, o come li chiamano: droga, alcool e musica a tutto volume». La voce si sparge su Internet, tramite i blog e gli sms: arrivano a centinaia da tutto il Nord Italia. Due mesi fa, esasperati, i Milani hanno chiamato i carabinieri. E’ arrivata una gazzella, ma i ragazzi erano quasi 2 mila. Ogni weekend le stesse scene. «Mi tocca stare sveglio a fare la guardia perché vogliono distruggere quel poco che è rimasto. Ho parlato con gli avvocati dei proprietari, ma loro se ne lavano le mani». Poche settimane, e anche l’ospizio è stato sventrato e ricoperto di graffiti.
Pinocchio l’aveva pagata cara: raggiunto il paese dei balocchi, si era trasformato in un asino. Per sua fortuna, a toglierlo dai guai, c’era sempre la fata turchina. A Consonno la fata non si è mai fatta vedere. E il paese dei balocchi è rimasto dov’è. Pericolosamente in bilico fra realtà e immaginazione, come un’Atlantide di provincia condannata per l’eternità.

Articolo tratto da LaStampa.it